La linea dura di Washington. Donald Trump torna a parlare agli americani e lo fa con toni durissimi. Nel suo primo discorso alla nazione dall’inizio della guerra con l’Iran, il presidente ha annunciato che gli Stati Uniti sono pronti a colpire ancora per “due o tre settimane”, con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare definitivamente la minaccia di Teheran. Dal podio della Casa Bianca, Trump ha rivendicato i risultati militari ottenuti finora, parlando di operazioni “rapide e decisive”. Ha definito il conflitto un investimento per il futuro e ha ribadito che, senza un accordo diplomatico, gli Stati Uniti colpiranno direttamente le infrastrutture energetiche iraniane.
Pressione sull’energia e su Hormuz
Nel suo intervento, Trump ha toccato anche il tema cruciale dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio globale di petrolio. Il presidente ha sottolineato che gli Stati Uniti non dipendono più da quel passaggio e ha invitato apertamente gli altri Paesi a “andare a prendersi il petrolio”. Una dichiarazione che aumenta la pressione internazionale e apre scenari complessi sul piano economico, mentre i prezzi dell’energia restano sotto osservazione. Secondo Trump, tuttavia, gli effetti sui carburanti saranno solo temporanei.
Diplomazia o escalation
Il presidente ha lasciato uno spiraglio alla diplomazia, ma il messaggio resta netto: senza un’intesa, l’escalation è inevitabile. Trump ha inoltre criticato duramente il precedente accordo nucleare voluto da Barack Obama, definendolo un errore che la sua amministrazione starebbe correggendo. Sul piano politico, ha escluso ufficialmente l’obiettivo del cambio di regime, pur ammettendo che i vertici iraniani sono stati “di fatto sostituiti” dagli sviluppi militari. Il conflitto entra così in una fase decisiva, tra negoziati ancora aperti e una possibile intensificazione delle operazioni militari.
