La pace resta l’obiettivo dell’Europa, ma non può essere difesa soltanto con le dichiarazioni diplomatiche. Alla vigilia della Festa nazionale francese del 14 luglio, Emmanuel Macron ha pronunciato uno dei discorsi più solenni del suo mandato, assicurando che la Francia e gli europei sono pronti a combattere per proteggere la libertà e il diritto, «anche al costo del sangue se dovesse servire».
Il presidente francese si è rivolto alle forze armate durante il tradizionale appuntamento che precede le celebrazioni della presa della Bastiglia. Un intervento dal forte valore politico e simbolico, l’ultimo di questo genere prima della conclusione del suo secondo mandato all’Eliseo, nel quale ha presentato il rafforzamento militare europeo come una necessità ormai inevitabile.
L’Europa deve diventare una potenza
«L’Europa sta diventando una potenza», ha dichiarato Macron, sostenendo che il continente ha iniziato ad assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. La pace, ha precisato, continua a essere il fine dell’azione europea, ma deve poggiare su capacità militari credibili e sulla disponibilità a difendere concretamente i principi democratici.
Il messaggio rivolto al mondo è netto: gli europei amano la libertà e il diritto, ma non intendono considerarli conquiste irreversibili. Nelle parole del presidente, la difesa dei valori occidentali richiede preparazione, deterrenza e, nelle circostanze più estreme, la disponibilità al sacrificio.
Il riferimento riguarda soprattutto la guerra in Ucraina, la pressione esercitata dalla Russia sul continente e l’instabilità che attraversa il Medio Oriente e altre aree strategiche. Il capo dello Stato francese ha descritto uno scenario nel quale il ricorso alla forza è tornato a essere uno strumento ordinario delle relazioni internazionali.
No alle difese nazionali isolate
Una parte centrale dell’intervento è stata dedicata alla cooperazione militare europea. Macron ha definito assurda l’idea che ogni Paese possa costruire da solo un sistema di difesa completo, duplicando armamenti, strutture industriali e programmi tecnologici già sviluppati dai propri alleati.
Il presidente ha invitato i governi dell’Unione europea a coordinare gli investimenti, condividere le capacità operative e sostenere grandi progetti comuni. Il richiamo arriva dopo le difficoltà incontrate dal programma franco-tedesco per il futuro aereo da combattimento, frenato dalle rivalità industriali tra la francese Dassault Aviation e la componente tedesca di Airbus.
Secondo Macron, la frammentazione rischia di indebolire il continente proprio mentre tutti gli Stati stanno aumentando la spesa militare. Il patriottismo, ha affermato, non deve trasformarsi in nazionalismo economico o nella difesa esclusiva delle aziende del proprio Paese.
Più armi e una produzione più rapida
Il presidente ha chiesto all’industria francese della difesa di produrre in quantità maggiori e in tempi più brevi. Le guerre contemporanee hanno mostrato quanto siano importanti le scorte di munizioni, i sistemi di difesa aerea, i droni, la guerra elettronica, le capacità spaziali e le tecnologie per il comando delle operazioni.
Durante gli anni della presidenza Macron, la Francia ha quasi raddoppiato il bilancio destinato alle forze armate. L’obiettivo dichiarato è accompagnare l’aumento della spesa con una trasformazione strutturale dell’apparato industriale, evitando ritardi e dipendenze eccessive da fornitori esterni.
La competizione con la Germania, che sta ampliando rapidamente i propri investimenti militari, rende ancora più urgente la definizione di una strategia comune. Parigi teme che la corsa nazionale agli armamenti possa produrre nuove rivalità invece di rafforzare l’autonomia strategica europea.
Il legame con l’Ucraina
Il discorso ha preceduto nuovi incontri con gli alleati di Kiev riuniti nella coalizione dei Paesi disponibili a sostenere l’Ucraina. Nella stessa giornata il presidente Volodymyr Zelensky ha presentato a Parigi un programma per rafforzare la difesa contro i missili balistici e ampliare la cooperazione nella produzione di armamenti.
La Francia vuole mantenere un ruolo centrale nell’organizzazione delle garanzie di sicurezza per Kiev e nella costruzione di una capacità europea autonoma. Per Macron, la sorte dell’Ucraina non riguarda soltanto i confini di uno Stato aggredito, ma la sicurezza futura dell’intero continente.
Il presidente ha rivendicato i progressi compiuti dagli alleati europei anche all’interno della Nato, sostenendo che il continente contribuisce oggi in misura maggiore alla difesa comune. Resta però la necessità di prepararsi a uno scenario nel quale gli Stati Uniti possano ridurre il proprio impegno diretto.
L’ultima vigilia del 14 luglio all’Eliseo
Il tono del discorso è stato anche quello di un bilancio personale. Macron ha indicato nell’incarico di capo delle forze armate uno dei motivi di maggiore orgoglio dei suoi anni all’Eliseo. Alla prossima Festa nazionale, la Francia sarà entrata nella fase conclusiva della successione presidenziale.
L’appello al sacrificio non rappresenta l’annuncio di un intervento militare immediato, ma una dichiarazione di dottrina. Per il presidente francese, un’Europa che vuole essere rispettata deve dimostrare di avere non soltanto risorse economiche e strumenti militari, ma anche la volontà politica di impiegarli quando la libertà e il diritto vengono minacciati.
