Francia, social vietati ai minori di 15 anni da settembre

Il Parlamento approva la stretta voluta da Macron. Verifica dell’età affidata alle piattaforme

francia social vietati ai minori di 15 anni da settembre

Parigi introduce il primo divieto generale nell’Unione europea. Stop ai nuovi account dal 1° settembre, quattro mesi per chiudere quelli esistenti. La legge limita anche gli smartphone nelle scuole superiori

La Francia sceglie la linea più dura nella tutela dei minori online. L’Assemblea nazionale e il Senato hanno approvato definitivamente la legge che vieta l’accesso ai social network ai ragazzi con meno di 15 anni, portando a compimento una delle iniziative più sostenute dal presidente Emmanuel Macron.

Il provvedimento entrerà in vigore il 1° settembre 2026 per le nuove iscrizioni. Le piattaforme avranno invece quattro mesi per individuare e chiudere gli account già esistenti riconducibili a utenti che non hanno ancora compiuto 15 anni. La seconda fase dovrebbe quindi completarsi entro l’inizio del 2027.

Con questa decisione, la Francia diventa il primo Paese dell’Unione europea ad adottare un divieto generale di questa portata. A livello mondiale il precedente è rappresentato dall’Australia, che ha introdotto un limite analogo per gli under 16.

Il divieto e le piattaforme interessate

La norma riguarda i servizi che rientrano nella definizione europea di rete sociale. Nel perimetro ricadono piattaforme come TikTok, Instagram, Snapchat e X, mentre per servizi ibridi come YouTube e WhatsApp l’applicazione potrà variare in base alle funzioni utilizzate.

Le attività educative, scientifiche e informative prive delle caratteristiche tipiche dei social network restano escluse. Non è stata adottata una lista rigida di piattaforme vietate, soluzione inizialmente discussa dal Senato, ma un criterio generale destinato ad adattarsi all’evoluzione dei servizi digitali.

Il divieto non prevede sanzioni a carico dei ragazzi o delle famiglie che riescano ad aggirarlo. La responsabilità principale ricade sulle società tecnologiche, chiamate a impedire l’apertura degli account e a intervenire su quelli già attivi.

La verifica dell’età

Il punto più delicato riguarda il controllo dell’età degli utenti. Le piattaforme dovranno predisporre sistemi di verifica conformi alle indicazioni dell’autorità francese per la protezione dei dati personali e compatibili con le regole europee sulla privacy.

Tra gli strumenti utilizzabili figura France Identité, il servizio pubblico collegato ai documenti digitali, ma le aziende dovranno offrire almeno due procedure differenti. L’obiettivo è certificare che l’utente abbia superato la soglia prevista senza consegnare direttamente alle piattaforme tutti i dati contenuti nei documenti personali.

Resta aperto il problema dell’efficacia concreta. Sistemi basati sui documenti, sulla stima biometrica o sull’intervento di soggetti terzi possono essere aggirati e sollevano interrogativi sulla conservazione dei dati, sull’anonimato online e sull’accesso ai servizi da parte degli adulti.

La stretta nelle scuole superiori

La legge interviene anche sull’uso degli smartphone negli istituti scolastici. Il divieto, già applicato nelle scuole medie, viene esteso alle superiori dall’inizio del nuovo anno scolastico.

Gli istituti dovranno definire modalità di deposito o custodia dei dispositivi e disciplinare le eccezioni legate alle esigenze mediche, alla disabilità e alle attività didattiche autorizzate. La misura punta a ridurre le distrazioni, il cyberbullismo e la presenza continua delle piattaforme durante la giornata scolastica.

La stretta si inserisce in una strategia più ampia promossa dall’Eliseo contro l’esposizione precoce agli schermi. Macron aveva indicato da mesi l’inizio dell’anno scolastico come termine politico per completare l’iter parlamentare.

I rischi per la salute dei più giovani

Alla base del provvedimento vi sono gli studi sugli effetti di un uso prolungato e non controllato dei social network. Il dibattito francese è stato alimentato anche da un rapporto dell’agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria, dedicato alle conseguenze sulle condizioni psicologiche e cognitive degli adolescenti.

Tra i fenomeni presi in considerazione figurano la frammentazione dell’attenzione, i disturbi del sonno, la riduzione dell’autostima, il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti autolesionistici e l’aggravamento di alcuni disturbi alimentari.

La discussione ha assunto una particolare intensità dopo le denunce presentate da famiglie che collegano il peggioramento delle condizioni dei propri figli ai sistemi di raccomandazione delle piattaforme. La legge attribuisce quindi agli algoritmi e alla struttura dei social una responsabilità diversa da quella dei semplici servizi di comunicazione privata.

Le critiche sulla libertà e sull’efficacia

La norma è stata contestata soprattutto dalla France insoumise, che considera il divieto eccessivamente esteso e potenzialmente lesivo delle libertà individuali. Le opposizioni hanno sollevato dubbi anche sulla possibilità che i ragazzi ricorrano a identità false, reti private virtuali o account intestati agli adulti.

Critiche sono arrivate inoltre da esponenti del settore tecnologico, secondo i quali una misura generale rischia di essere facilmente aggirata senza affrontare il funzionamento degli algoritmi, la moderazione dei contenuti e la progettazione delle applicazioni.

Il testo potrebbe ancora essere sottoposto al controllo del Consiglio costituzionale. Un eventuale esame non annullerebbe automaticamente la legge, ma potrebbe incidere sulle scadenze o su alcune modalità applicative. Anche la Commissione europea dovrà verificare la compatibilità della disciplina nazionale con il Digital Services Act e con le competenze attribuite all’Unione nella vigilanza sulle grandi piattaforme.

La Francia apre il confronto europeo

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato per il periodo successivo all’estate nuove proposte sulla protezione dei minori online. Altri Paesi, tra cui Spagna, Danimarca e Grecia, stanno valutando soglie di età, sistemi comuni di verifica e maggiori responsabilità per le aziende tecnologiche.

La scelta francese potrebbe quindi anticipare una disciplina europea più omogenea. Senza regole condivise, infatti, i divieti nazionali rischiano di scontrarsi con piattaforme che operano su scala globale e con sistemi di controllo diversi da uno Stato all’altro.

La prima prova arriverà a settembre, quando i social dovranno bloccare le registrazioni dei minori. L’effettiva capacità di riconoscere l’età, proteggere i dati degli utenti e impedire gli aggiramenti determinerà se la legge francese diventerà un modello europeo o resterà soprattutto un forte segnale politico.