Cisgiordania, cinque italiani allontanati dalle case assediate di Qusra

La polizia israeliana dichiara l’area zona militare. Le restrizioni indicate fino a marzo 2027

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Cinque italiani arrivati a Qusra per sostenere famiglie palestinesi assediate dai coloni sono stati allontanati. L’area è stata dichiarata zona militare, mentre cresce la pressione internazionale su Israele

I cinque cittadini italiani che da alcuni giorni si trovavano nelle abitazioni palestinesi assediate dai coloni a Qusra, nella Cisgiordania occupata, sono stati costretti a lasciare la zona. A intervenire è stata la Border Police israeliana, che ha mostrato un ordine con cui l'area viene dichiarata zona militare chiusa. Una misura che, secondo quanto riferito dagli attivisti, impedirebbe l'accesso alle case a chiunque non sia residente.

I cinque, quattro donne e un uomo, erano arrivati nel villaggio per portare solidarietà e garantire una presenza internazionale accanto alle famiglie palestinesi rimaste isolate. La Farnesina segue la vicenda attraverso i propri canali diplomatici e il consolato italiano a Gerusalemme.

L'ordine e l'allontanamento degli italiani

Secondo il racconto di Nancy, italiana di 28 anni che fa parte del gruppo, inizialmente gli agenti avrebbero spiegato che il provvedimento sarebbe rimasto valido soltanto per una giornata. Una circostanza che avrebbe consentito agli attivisti di rientrare nelle abitazioni già dal giorno successivo.

La situazione sarebbe però cambiata poco dopo. Una volta usciti dall'area, agli italiani sarebbe stato mostrato un secondo ordine, indicato dagli agenti come appena ricevuto, che estenderebbe la dichiarazione di zona militare fino a marzo 2027.

Una durata che, se confermata nelle modalità riferite dagli attivisti, renderebbe di fatto impossibile per mesi l'accesso di volontari e visitatori alle famiglie palestinesi coinvolte. Gli italiani hanno trovato ospitalità in un'altra abitazione della zona, a poca distanza dalle case al centro della contesa.

Le famiglie isolate e la pressione dei coloni

La crisi di Qusra, villaggio palestinese a sud di Nablus, è esplosa dopo che un gruppo di coloni ha installato tende davanti ad alcune abitazioni palestinesi. Secondo testimonianze raccolte sul posto e ricostruzioni della stampa internazionale, tre famiglie sono rimaste isolate per giorni, con problemi nell'accesso all'acqua e all'elettricità e forti limitazioni agli spostamenti.

La vicenda è diventata uno dei nuovi simboli delle tensioni provocate dalla violenza dei coloni in Cisgiordania. Le forze israeliane sono state dispiegate nell'area e hanno rimosso alcuni accampamenti, ma la situazione resta estremamente tesa.

Secondo le informazioni diffuse dalle Nazioni Unite e riprese dalla stampa internazionale, nelle abitazioni coinvolte sono rimasti bloccati anche bambini. Gli episodi di Qusra si inseriscono inoltre in un quadro più ampio di attacchi e intimidazioni contro comunità palestinesi registrati negli ultimi mesi in diverse zone della Cisgiordania.

La condanna americana e la pressione su Netanyahu

Il caso ha assunto anche una dimensione diplomatica. Gli Stati Uniti hanno chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di prendere pubblicamente posizione contro gli estremisti responsabili dell'assedio delle abitazioni palestinesi.

Particolarmente dura è stata la reazione dell'ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, che ha definito gli autori delle azioni a Qusra «terroristi israeliani». Una presa di posizione significativa considerando il tradizionale sostegno dell'ambasciatore alle comunità israeliane in Cisgiordania.

Anche la Francia ha condannato con fermezza le azioni dei coloni, chiedendo alle autorità israeliane di proteggere la popolazione civile palestinese e di perseguire i responsabili delle violenze.

Una crisi che supera i confini di Qusra

Quanto sta accadendo nel villaggio rappresenta una delle manifestazioni più evidenti dell'escalation che attraversa la Cisgiordania occupata. Gli attacchi dei coloni contro palestinesi, abitazioni e proprietà sono aumentati sensibilmente, mentre prosegue l'espansione degli insediamenti israeliani.

Il caso delle famiglie assediate e l'allontanamento degli attivisti internazionali pongono ora un'ulteriore questione: la possibilità di mantenere osservatori e volontari nelle aree più esposte alle violenze. La dichiarazione di zona militare rischia infatti di ridurre ulteriormente la presenza esterna intorno alle abitazioni coinvolte.

Per i cinque italiani l'esperienza a Qusra non si è conclusa con l'allontanamento. Sono rimasti nella zona, ospitati poco lontano, mentre cercano di capire se e quando sarà nuovamente possibile raggiungere le famiglie palestinesi.