Vladimir Putin sarebbe pronto ad alzare ancora il livello dello scontro in Ucraina, dopo essere arrivato alla conclusione che i tentativi di raggiungere un accordo di pace non stanno producendo risultati. È lo scenario ricostruito da Bloomberg, che cita tre persone vicine al Cremlino informate sulle valutazioni in corso a Mosca. Non una decisione ufficialmente annunciata, dunque, ma un'indicazione che arriva nel momento in cui i bombardamenti russi sulle città ucraine stanno nuovamente aumentando d'intensità.
Secondo le fonti dell'agenzia americana, la Russia starebbe prendendo in considerazione un aumento degli attacchi con potenti missili balistici convenzionali contro Kiev, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture strategiche in altre città del Paese. La convinzione maturata ai vertici russi sarebbe che i diversi canali negoziali aperti negli ultimi mesi siano arrivati a un punto morto e che le parti siano tornate, nella sostanza, alle posizioni di partenza.
I missili tornano a colpire Kiev
Il quadro descritto da Bloomberg coincide con una nuova fase di forte pressione militare. Nella notte tra il 26 e il 27 agosto la Russia ha lanciato un vasto attacco contro l'Ucraina impiegando droni e missili, compresi vettori balistici. Secondo l'aeronautica ucraina, Mosca ha utilizzato 258 droni, due missili Oniks e diversi missili balistici. Sono stati segnalati danni a infrastrutture energetiche, industriali e portuali, mentre esplosioni sono state udite a Kiev, Odesa, Kryvyi Rih e Zaporizhzhia.
Non è possibile stabilire se questo attacco rappresenti già l'attuazione della strategia descritta dalle fonti vicine al Cremlino. Il dato politico, però, è che Mosca ha già fatto capire pubblicamente di voler rispondere con maggiore durezza agli attacchi ucraini contro il territorio russo. Il 22 agosto Putin aveva accusato Kiev di aver aperto un «vaso di Pandora» colpendo raffinerie, depositi e altre infrastrutture economiche russe, promettendo una risposta contro quelli che ha definito i settori economici più sensibili dell'Ucraina.
Secondo le fonti citate da Bloomberg, il presidente russo non sarebbe disposto a interrompere la guerra sotto la pressione delle sanzioni occidentali o della campagna ucraina contro raffinerie e reti logistiche russe. A Mosca starebbe inoltre crescendo la convinzione che gli attacchi condotti dall'Ucraina con armi e informazioni fornite dall'Occidente vadano considerati, di fatto, anche come azioni dei Paesi della Nato. È una lettura che aumenta ulteriormente il rischio di un allargamento politico della crisi.
Lo spettro delle armi nucleari tattiche
Il passaggio più delicato della ricostruzione riguarda il nucleare. Bloomberg riferisce che un numero crescente di funzionari russi sarebbe arrivato a considerare possibile, come estrema risorsa, l'impiego di un'arma nucleare tattica in Ucraina qualora Mosca ritenesse di non avere altre possibilità per raggiungere i propri obiettivi militari.
È però essenziale distinguere questa valutazione da un piano operativo. La stessa ricostruzione sottolinea che non esistono al momento segnali che la Russia stia preparando concretamente l'impiego di armi nucleari in Ucraina. Si tratta quindi del clima che sarebbe presente in una parte dell'apparato russo, non dell'indicazione che Putin abbia preso una decisione in questo senso.
La questione resta comunque estremamente sensibile. L'uso di un'arma nucleare, anche tattica e di potenza inferiore rispetto agli ordigni strategici, romperebbe un tabù che resiste dal 1945 e aprirebbe uno scenario imprevedibile nei rapporti tra Russia, Stati Uniti ed Europa. Proprio per questo ogni indiscrezione sul tema viene osservata con particolare attenzione dalle cancellerie occidentali.
La missione del capo della Cia a Mosca
In questo clima è arrivata anche la visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, un viaggio raro e circondato inizialmente da grande riservatezza. Il Cremlino ha confermato che Ratcliffe ha avuto colloqui con funzionari dell'intelligence russa, precisando che non ha incontrato direttamente Putin. Il presidente russo è stato comunque informato sui risultati dei contatti.
Donald Trump ha cercato di ridimensionare il carattere eccezionale della missione, definendola «semi-routine», ma ha contemporaneamente lasciato aperto uno spiraglio. «Potrebbe venirne fuori qualcosa», ha detto, spiegando che la sua amministrazione continua a lavorare per arrivare alla fine della guerra. Trump sostiene che sia Mosca sia Kiev vogliano ormai trovare una via d'uscita dal conflitto.
La lettura della Casa Bianca appare dunque molto più ottimista rispetto a quella che emerge dalle fonti vicine al Cremlino citate da Bloomberg. Da una parte Washington mantiene aperti contatti riservati e continua a confidare nella possibilità di riattivare un negoziato. Dall'altra, a Mosca, secondo il retroscena, prevale la convinzione che la diplomazia non stia portando a risultati e che sia necessario aumentare la pressione militare sull'Ucraina.
La guerra entra in una fase ancora più incerta
I prossimi giorni diranno se i contatti tra le intelligence riusciranno a produrre un nuovo spazio negoziale o se prevarrà la logica dell'escalation. Per ora, sul terreno, il segnale più evidente resta quello dei missili e dei droni che continuano a colpire le città ucraine.
Il rischio è che diplomazia e guerra procedano ormai su due binari sempre più distanti. Mentre Trump continua a parlare della possibilità di un'intesa, le indiscrezioni provenienti da Mosca indicano che il Cremlino starebbe preparando una pressione ancora maggiore. E il semplice ritorno del tema nucleare nel dibattito interno russo, pur in assenza di preparativi concreti, mostra quanto pericolosa sia diventata la fase attuale del conflitto.
