Israele, 12 Paesi contro le colonie. Attacchi Houthi in Arabia Saudita

Londra vieta le merci dagli insediamenti. Ben-Gvir attacca. Colpiti impianti sauditi

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Regno Unito, Francia e Canada annunciano il bando dei prodotti delle colonie, mentre altri nove Paesi sostengono nuove restrizioni. Israele protesta. Nel sud saudita gli Houthi colpiscono siti energetici e feriscono 73 persone

Il fronte internazionale contro l'espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania si allarga e, nello stesso giorno, una nuova escalation militare investe il sud dell'Arabia Saudita, con attacchi degli Houthi contro infrastrutture energetiche e decine di feriti. Due crisi distinte che aumentano la pressione su un Medio Oriente già attraversato da tensioni militari e diplomatiche.

Il governo britannico ha annunciato il divieto di importazione delle merci prodotte negli insediamenti israeliani considerati illegali secondo il diritto internazionale. La misura è stata presentata dal ministro degli Esteri Ed Miliband alla Camera dei Comuni e sarà accompagnata da un nuovo regime di sanzioni contro società e individui che contribuiscono alla costruzione, al finanziamento o alla commercializzazione degli insediamenti.

Il fronte dei dodici Paesi

La decisione britannica si inserisce in una dichiarazione congiunta sottoscritta dai ministri degli Esteri di Regno Unito, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. Il documento non prevede però un identico bando immediato da parte di tutti i dodici governi.

Regno Unito, Francia e Canada hanno annunciato l'intenzione di introdurre misure nazionali per vietare il commercio dei prodotti provenienti dagli insediamenti. Altri Paesi hanno già adottato provvedimenti analoghi o sono in fase di attuazione, mentre Danimarca, Finlandia, Islanda, Polonia, Portogallo e Svezia si sono impegnate a sostenere ulteriori restrizioni nazionali o europee.

Il messaggio politico è comunque unitario. I dodici governi accusano le politiche israeliane in Cisgiordania di compromettere la prospettiva dei due Stati e indicano come uno dei punti più critici il progetto E1, nell'area a est di Gerusalemme, considerato capace di spezzare la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese.

Londra ha inoltre formalizzato una posizione più dura sull'occupazione della Cisgiordania. Miliband ha dichiarato che il governo britannico considera illegale l'occupazione e ha annunciato che la futura legislazione, attesa entro sei-nove mesi, colpirà anche alcuni servizi legati all'espansione degli insediamenti, dalla costruzione ai finanziamenti fino alle operazioni immobiliari. Il governo britannico ha precisato che le misure riguardano le colonie e non il commercio con Israele entro la Linea Verde.

La reazione di Ben-Gvir e Smotrich

La risposta israeliana è stata immediata. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha chiesto al premier Benjamin Netanyahu di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme Est, che mantiene i rapporti con l'Autorità nazionale palestinese, e di revocare i visti ai diplomatici coinvolti nelle sue attività.

Secondo Ben-Gvir, la risposta alle misure britanniche dovrebbe essere «chiara e inequivocabile». Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha adottato una linea ancora più dura, chiedendo l'espulsione dell'ambasciatore britannico. Anche il presidente israeliano Isaac Herzog ha criticato le sanzioni, sostenendo che rappresentino un'interferenza nella campagna elettorale israeliana.

Il nuovo scontro aggrava rapporti già deteriorati tra Londra e il governo Netanyahu. Il Regno Unito aveva già imposto sanzioni contro gruppi e individui accusati di violenze contro palestinesi e aveva irrigidito la propria politica sulle esportazioni di armi utilizzabili nei territori occupati.

Gli Houthi colpiscono l'Arabia Saudita

Mentre la tensione diplomatica cresce attorno a Israele, nel sud dell'Arabia Saudita si è aperto un nuovo fronte di allarme. Gli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato una vasta operazione con missili balistici e droni contro obiettivi nelle città di Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran.

Il ministero saudita dell'Energia ha confermato che diverse strutture e installazioni del settore sono state colpite. Gli attacchi hanno provocato incendi e costretto le autorità a sospendere temporaneamente le operazioni in alcuni impianti, mentre squadre specializzate sono intervenute per mettere in sicurezza i siti e valutare l'entità dei danni.

Secondo la coalizione guidata da Riad nello Yemen, almeno 73 persone sono rimaste ferite, tra loro anche donne e bambini. Il portavoce militare degli Houthi Yahya Saree ha sostenuto che tra gli obiettivi figuravano installazioni della compagnia petrolifera Saudi Aramco ad Abha, Najran e Jazan e una base aerea a Khamis Mushait.

Restano da accertare nel dettaglio i danni alle infrastrutture petrolifere. Le notizie secondo cui sarebbe stato colpito anche il grande complesso di raffinazione di Jazan, capace di lavorare fino a 400 mila barili al giorno, non sono state confermate direttamente da Aramco.