Guerra Usa-Iran, Trump valuta nuovi attacchi. Contatti con gli Houthi

Il presidente americano mantiene aperta l'opzione militare contro Teheran

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Washington valuta le prossime mosse contro l'Iran, mentre Trump riferisce che gli Houthi avrebbero accettato di non combattere contro gli Stati Uniti.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a prospettare nuovi attacchi contro l'Iran, lasciando aperta la possibilità di ulteriori iniziative militari. Il capo della Casa Bianca ha rivendicato la libertà di decidere tempi e modalità di un eventuale intervento, accompagnando le sue dichiarazioni con un avvertimento alle autorità di Teheran. Sul fronte yemenita, il presidente americano ha inoltre riferito che gli Houthi avrebbero accettato di non combattere contro gli Stati Uniti. Le dichiarazioni arrivano in una fase di forte tensione regionale, con ripercussioni sulla sicurezza della navigazione nel Mar Rosso e sulle principali rotte commerciali del Medio Oriente.

Le possibili mosse di Washington contro Teheran

Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre l'amministrazione americana valuta come proseguire il confronto con l'Iran. Tra le opzioni esaminate figurano un nuovo intervento militare, il mantenimento della pressione economica e la possibilità di riprendere il negoziato. Il presidente statunitense ha ribadito che una decisione potrebbe arrivare a breve, senza indicare una data né precisare gli obiettivi di un eventuale attacco. La posizione della Casa Bianca mantiene quindi aperti sia il percorso militare sia quello diplomatico. Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, ha attraversato diverse fasi. A giugno era stata raggiunta un'intesa provvisoria che prevedeva una tregua, ma le ostilità sono riprese a luglio a causa delle divergenze sull'applicazione dell'accordo.

Tra le questioni ancora irrisolte figura il blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una parte importante delle esportazioni energetiche dei Paesi del Golfo.

La risposta dell'Iran e l'allerta americana

Alle dichiarazioni di Trump ha fatto seguito un nuovo avvertimento delle autorità iraniane. Il comando militare centrale di Teheran ha sostenuto di essere in possesso di informazioni relative alla preparazione di un possibile attacco da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.  Secondo i vertici militari iraniani, un'eventuale nuova offensiva provocherebbe una risposta prolungata contro le basi e gli interessi americani nella regione. Anche i Paesi che partecipassero alle operazioni militari potrebbero essere considerati parte del conflitto. Le autorità iraniane non hanno fornito elementi sufficienti per verificare le informazioni sulle quali si fonda l'allarme. Il Dipartimento di Stato americano ha intanto diffuso un avviso di sicurezza per il Medio Oriente, richiamando il rischio di un improvviso aggravamento della situazione. Ai cittadini statunitensi presenti nella regione è stato raccomandato di mantenere un elevato livello di vigilanza, anche in considerazione della possibilità di cancellazioni dei voli e chiusure degli spazi aerei.

I contatti con gli Houthi e l'intesa sulle navi americane

Sul fronte yemenita, Trump ha riferito che gli Houthi avrebbero accettato di evitare uno scontro diretto con gli Stati Uniti. La dichiarazione segue i contatti avvenuti nei giorni scorsi tra rappresentanti americani ed esponenti del movimento yemenita, sostenuto dall'Iran.

Secondo le informazioni raccolte da Reuters, un incontro riservato si sarebbe svolto presso l'ambasciata americana a Mascate, in Oman, con il contributo delle autorità omanite.

Durante i colloqui, gli esponenti degli Houthi avrebbero assicurato di non voler attaccare le navi americane e di voler rispettare il cessate il fuoco raggiunto con Washington nel maggio 2025. Gli interlocutori yemeniti avrebbero inoltre manifestato la disponibilità a non colpire le imbarcazioni israeliane e gli altri mercantili, mantenendo però una posizione diversa nei confronti delle navi appartenenti all'Arabia Saudita. L'intesa riferita dal presidente americano riguarda dunque i rapporti tra Washington e il movimento yemenita. Non rappresenta una cessazione generale delle ostilità nella regione e non risolve il confronto militare tra gli Houthi e le autorità saudite.

Gli attacchi in Arabia Saudita e la crisi nel Mar Rosso

La situazione resta particolarmente delicata in Arabia Saudita, dove gli Houthi hanno rivendicato nuovi attacchi con missili e droni contro obiettivi nella capitale Riad e nella città portuale di Yanbu, sul Mar Rosso.

Nelle ultime ore sono state segnalate esplosioni e una colonna di fumo nero nei pressi dell'aeroporto internazionale di Riad. La coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita ha riferito di aver sventato altri attacchi contro il Paese, mentre le autorità saudite non hanno confermato tutti gli episodi rivendicati dal movimento yemenita. Il deterioramento della situazione interessa anche lo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali collegamenti marittimi tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Le recenti avanzate degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen hanno rafforzato la presenza del movimento nelle vicinanze dello stretto, aumentando i rischi per le navi commerciali in transito.

Il ruolo dell'Italia e la missione europea Aspides

Il peggioramento delle condizioni di sicurezza nel Mar Rosso coinvolge anche l'Italia, presente nella regione con unità militari impegnate nella protezione della navigazione commerciale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che il Paese non partecipa alla guerra contro l'Iran e che la missione europea Eunavfor Aspides mantiene una natura esclusivamente difensiva.

La tutela della navigazione resta un obiettivo centrale anche per l'Unione europea, chiamata a valutare le capacità operative della missione Aspides alla luce dell'evoluzione del quadro regionale.