Raid sui data center russi, crollano i bot: anomalie anche in Italia

Dopo gli attacchi ucraini a Yandex, l'intelligence italiana verifica possibili effetti

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Anche in Italia si analizzano le anomalie nei social e i finanziamenti delle reti di influenza. Ma non ci sono ancora prove di uno stop alla disinformazione russa

Gli attacchi ucraini contro i principali centri informatici della Russia hanno aperto un nuovo fronte nella guerra che si combatte anche attraverso Internet. Dopo i raid effettuati tra l'8 e l'11 ottobre contro tre data center di Yandex, il colosso tecnologico considerato l'equivalente russo di Google, i sistemi di monitoraggio hanno registrato un crollo del traffico automatizzato proveniente da alcune infrastrutture della società. Un fenomeno che ha immediatamente alimentato interrogativi sulle possibili conseguenze per le campagne di propaganda e disinformazione filorusse diffuse in Europa e negli Stati Uniti.

Anche in Italia la questione è finita all'attenzione degli apparati di intelligence, interessati a verificare se le anomalie osservate possano essere collegate a un'interruzione delle attività coordinate sui social network. La prudenza, tuttavia, resta necessaria. I dati disponibili dimostrano una significativa riduzione di determinate attività informatiche, ma non consentono ancora di stabilire che la macchina della propaganda legata a Mosca abbia subito un arresto.

I droni ucraini colpiscono tre centri strategici di Yandex

La sequenza degli attacchi è cominciata l'8 ottobre, quando droni ucraini hanno raggiunto il data center di Sasovo, nella regione russa di Ryazan. L'impatto ha provocato un incendio e costretto Yandex a sospendere parte delle operazioni. La struttura ospita decine di migliaia di server e due dei tre principali supercomputer utilizzati dall'azienda per sviluppare i propri sistemi di intelligenza artificiale.

Il giorno successivo un altro attacco ha interessato un'infrastruttura nella regione di Kaluga, a sud-ovest di Mosca. L'11 ottobre, infine, la società ha comunicato la chiusura di un terzo centro nella regione di Vladimir, dopo un ulteriore bombardamento condotto con droni.

Le conseguenze hanno coinvolto numerosi servizi digitali russi. Sono stati segnalati problemi a piattaforme commerciali, applicazioni e infrastrutture informatiche utilizzate anche da aziende esterne. Le interruzioni hanno mostrato quanto il funzionamento di una parte significativa dell'economia digitale russa dipenda da un numero relativamente limitato di grandi strutture tecnologiche.

Gli attacchi rappresentano anche un ampliamento degli obiettivi della guerra. Accanto alle infrastrutture energetiche, ai depositi di carburante e agli impianti industriali, entrano direttamente nel mirino i centri che custodiscono ed elaborano dati.

Il crollo del traffico automatizzato e il dubbio sulla propaganda

A rendere particolarmente rilevante la vicenda sono state le rilevazioni di Cloudflare, società internazionale specializzata nella gestione e nella sicurezza delle reti Internet.

Secondo le analisi dei dati pubblicati da Cloudflare Radar, il traffico automatizzato riconducibile alla rete di Yandex ha registrato una diminuzione superiore al 90 per cento, arrivando in alcune rilevazioni a valori prossimi allo zero rispetto ai livelli osservati nei giorni precedenti.

La coincidenza temporale con gli attacchi ha alimentato l'ipotesi che i bombardamenti possano avere compromesso anche infrastrutture utilizzate per diffondere contenuti politici e notizie manipolate.

Il passaggio, però, non è automatico. Una parte rilevante del traffico scomparso riguarda infatti i crawler, programmi utilizzati dai motori di ricerca per esplorare e indicizzare le pagine Internet. Sono sistemi automatizzati, ma la loro funzione non coincide con quella degli account che pubblicano messaggi propagandistici sui social.

La distinzione è essenziale. Una diminuzione delle richieste provenienti dai server di Yandex dimostra un'interruzione tecnica di alcuni servizi, non necessariamente la scomparsa delle reti impegnate nella disinformazione. Per accertare un collegamento servirebbero analisi specifiche sugli account, sulle piattaforme utilizzate e sulle infrastrutture che li controllano.

Le anomalie italiane sotto osservazione dell'intelligence

In Italia gli effetti indiretti degli attacchi vengono esaminati con attenzione dagli organismi impegnati nel contrasto alle interferenze straniere.

Il problema non riguarda soltanto i contenuti esplicitamente favorevoli alla Russia. Le campagne di influenza possono inserirsi in discussioni già presenti nella società, amplificando opinioni e polemiche attraverso una grande quantità di interazioni coordinate.

I temi maggiormente esposti comprendono la guerra in Ucraina, le sanzioni economiche contro Mosca, il costo dell'energia, l'immigrazione e la fiducia nelle istituzioni europee e nella Nato.

L'obiettivo di queste operazioni non è necessariamente convincere un cittadino a cambiare posizione politica. Spesso consiste nel rendere una determinata opinione più visibile, creando l'impressione che sia sostenuta da un numero di persone superiore a quello reale.

Questo meccanismo può alterare la percezione del dibattito pubblico senza modificare direttamente il contenuto delle notizie.

Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni giornalistiche del 13 ottobre, gli apparati italiani stanno valutando anche le eventuali variazioni delle interazioni social successive agli attacchi. Mancano però serie di dati sufficientemente estese per attribuire con certezza eventuali cali ai danni subiti dai centri di Yandex.

Il caso Vannacci e i numeri degli account sospetti

L'attenzione degli analisti si concentra anche sulle anomalie già rilevate in passato attorno ad alcuni profili politici italiani.

Tra i casi esaminati compare quello di Roberto Vannacci, al centro di studi sulle caratteristiche degli account che interagiscono con i suoi contenuti online.

Un'analisi condotta da Cyabra e Arcadia su 7.961 profili ha classificato come non autentico il 16,6 per cento del campione. Un'altra ricerca, realizzata da Reputation Manager, ha individuato oltre 32mila retweet generati da 6.885 account in relazione a 245 pubblicazioni originali sulla piattaforma X.

Si tratta di dati che descrivono comportamenti digitali anomali, ma che non dimostrano, da soli, l'esistenza di una regia russa o il coinvolgimento diretto del politico.

L'interrogativo riguarda piuttosto la possibilità che reti automatizzate possano sfruttare temi divisivi per aumentare la diffusione di messaggi già presenti nella discussione pubblica.

Per stabilire se gli attacchi ai data center russi abbiano modificato queste dinamiche sarà necessario confrontare le attività degli stessi account prima e dopo i bombardamenti, verificando eventuali variazioni significative e la loro durata.

Influencer, pubblicità e criptovalute: l'indagine sui finanziamenti

Un altro filone particolarmente delicato riguarda i finanziamenti delle campagne di influenza.

Secondo le informazioni riportate dalla stampa italiana, sono al vaglio degli investigatori le attività di almeno quattro influencer che avrebbero prodotto contenuti per soggetti riconducibili alla Russia.

I messaggi avrebbero riguardato soprattutto la contrarietà alle vaccinazioni, le posizioni ostili all'Ucraina e alcune campagne sull'immigrazione.

Gli accertamenti puntano a ricostruire l'eventuale esistenza di compensi e le modalità attraverso cui sarebbero stati trasferiti.

Tra i meccanismi oggetto di attenzione figurano i circuiti pubblicitari online e i pagamenti attraverso criptovalute, strumenti che possono rendere più complessa l'identificazione dei soggetti coinvolti.

L'esistenza di un finanziamento straniero, tuttavia, deve essere dimostrata attraverso elementi verificabili. La semplice diffusione di contenuti favorevoli alle posizioni di Mosca non costituisce una prova di rapporti economici o organizzativi con strutture russe.

Dalla Germania agli Stati Uniti, il dibattito sui bot politici

Le conseguenze degli attacchi hanno suscitato discussioni anche in altri Paesi occidentali.

Sui social network sono circolate ricostruzioni secondo cui la riduzione del traffico proveniente da Yandex avrebbe determinato un calo improvviso delle interazioni a sostegno di movimenti e personalità politiche, dall'AfD tedesca agli ambienti del movimento americano MAGA.

Alcuni grafici diffusi online sono stati però contestati dagli esperti. In particolare, una rappresentazione relativa all'AfD presenta incongruenze temporali e non dispone di una provenienza verificabile.

Il rischio è che dati tecnici autentici vengano utilizzati per sostenere conclusioni più ampie di quanto consentano le rilevazioni.

L'eventuale riduzione dell'attività di specifici account potrebbe dipendere da molteplici fattori, comprese modifiche agli algoritmi delle piattaforme, sospensioni dei profili o cambiamenti nelle strategie di pubblicazione.

Il dossier verso il Copasir e la nuova frontiera della guerra digitale

La questione delle possibili interferenze e delle infrastrutture utilizzate per diffondere disinformazione dovrebbe arrivare anche all'attenzione del Copasir, il comitato parlamentare che esercita il controllo sull'attività dei servizi di informazione e sicurezza.

L'obiettivo sarà comprendere se gli attacchi abbiano prodotto conseguenze misurabili sulle operazioni di influenza e quali strumenti possano essere utilizzati per individuare i soggetti che organizzano e finanziano queste attività.

La vicenda solleva inoltre una questione strategica più ampia. I grandi centri informatici rappresentano infrastrutture essenziali non soltanto per l'economia, ma anche per le comunicazioni, l'intelligenza artificiale e la gestione dei servizi pubblici.

Colpirli significa poter interrompere simultaneamente attività molto diverse, alcune direttamente collegate agli interessi militari, altre destinate a cittadini e imprese.

Per Kiev, gli attacchi costituiscono anche una risposta ai bombardamenti russi che hanno danneggiato infrastrutture digitali ucraine. Per Mosca, rappresentano una vulnerabilità tecnologica difficile da eliminare completamente.

La domanda sulle conseguenze per la propaganda rimane invece aperta. Le anomalie registrate sono concrete, così come i danni subiti da Yandex, ma il collegamento con un'interruzione delle campagne di disinformazione non è stato ancora dimostrato.

La verifica richiederà osservazioni più lunghe, confronti tra piattaforme e l'identificazione delle reti effettivamente coinvolte. Soltanto allora sarà possibile capire se i bombardamenti abbiano colpito anche gli strumenti digitali dell'influenza russa all'estero oppure se il crollo osservato riguardi principalmente il normale funzionamento dei servizi informatici.