Prosegue senza tregua la repressione delle proteste in Iran. Le Nazioni Unite si dicono «inorridite» dall’uso della violenza contro i manifestanti, mentre i media di opposizione rilanciano un bilancio drammatico: 12mila morti dall’inizio delle mobilitazioni. Numeri che non trovano conferme ufficiali ma che restituiscono la portata di uno scontro sempre più sanguinoso tra piazza e apparato di sicurezza. Da New York, l’ONU chiede con forza la cessazione immediata delle violenze e il rispetto dei diritti fondamentali. Le agenzie delle Nazioni Unite parlano di arresti di massa, uso eccessivo della forza e restrizioni severe alle comunicazioni, in un quadro che rende difficile la verifica indipendente dei fatti sul terreno.
Il messaggio di Trump
Sul fronte internazionale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivolto un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: «L’aiuto è in arrivo». Parole che hanno immediatamente acceso il dibattito diplomatico e politico, soprattutto a Teheran, dove vengono lette come un’ingerenza negli affari interni della Repubblica islamica. Secondo fonti vicine all’amministrazione americana, nelle mani di Trump ci sarebbe un pacchetto che comprende «una vasta gamma di programmi, strumenti militari e operazioni segrete» potenzialmente utilizzabili contro l’Iran. Una strategia che segnerebbe un ulteriore irrigidimento dei rapporti già tesi tra Washington e Teheran.
