Una svolta netta, maturata ai vertici dell’amministrazione Usa. Donald Trump ha disposto il ritiro da Minneapolis di Bovino e degli agenti a lui assegnati, segnando un cambio di linea nella gestione della sicurezza e dell’immigrazione nella città simbolo delle tensioni degli ultimi anni.
Il ritorno in California
Bovino, prossimo alla pensione, è stato richiamato al precedente incarico in California. Oltre alla rimozione dal teatro operativo di Minneapolis, gli è stato revocato anche l’accesso ai social network, una misura che viene letta come volontà di ridurre l’esposizione mediatica e il protagonismo individuale nella comunicazione delle operazioni federali.
La nuova regia delle operazioni
Al centro della scelta c’è il rafforzamento del ruolo di Tom Homan, considerato la linea dura dell’amministrazione sul controllo delle frontiere e sull’immigrazione. Trump punta su di lui per coordinare direttamente le operazioni, ridimensionando di fatto il perimetro d’azione della ministra della Sicurezza interna Kristi Noem.
Un segnale politico
La rimozione di Bovino e il cambio di catena di comando rappresentano un messaggio chiaro: la Casa Bianca intende imprimere un’accelerazione sulle politiche di sicurezza, centralizzando le decisioni e affidandole a figure considerate più allineate alla strategia presidenziale. Minneapolis, in questo quadro, diventa il primo banco di prova di una gestione più diretta e meno frammentata.
Le conseguenze sul territorio
L’uscita degli agenti federali legati a Bovino apre ora una fase di transizione, con interrogativi sugli assetti operativi e sul rapporto con le autorità locali. La mossa di Trump viene osservata con attenzione anche da altre città, perché potrebbe anticipare un riassetto più ampio delle strutture federali impegnate sul fronte dell’immigrazione e dell’ordine pubblico.
