Il confronto a Bruxelles. Nel pieno dell’escalation tra Iran e Stati Uniti, l’Unione Europea si riunisce a Bruxelles per discutere le conseguenze economiche e geopolitiche della crisi in Medio Oriente. Al centro del Consiglio Affari Esteri c’è soprattutto il blocco parziale dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il traffico mondiale di petrolio. Alla riunione partecipa anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a margine del vertice incontra il segretario generale della Nato Mark Rutte e diversi omologhi europei.
Il nodo principale riguarda il ruolo che potrebbe assumere l’Alleanza Atlantica. Negli ultimi giorni il presidente americano Donald Trump ha sollecitato un coinvolgimento diretto della Nato per garantire la sicurezza delle rotte marittime e riaprire il traffico nello stretto, minacciato dalla crisi con Teheran.
Il no di Londra e Berlino
La risposta di alcuni dei principali alleati europei è stata però netta. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha escluso che la riapertura dello Stretto di Hormuz possa essere affidata alla Nato, chiarendo che non è mai stata concepita come una missione dell’Alleanza. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, secondo cui non esiste alcuna decisione della Nato né una responsabilità diretta dell’organizzazione per la sicurezza in quell’area. La posizione riflette una valutazione condivisa da diversi governi europei: lo stretto si trova al di fuori dell’area geografica di competenza dell’Alleanza Atlantica. Un concetto ribadito anche dall’Alto rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas, che ha ricordato come lo Stretto di Hormuz non rientri nel raggio d’azione della Nato.
L’ipotesi europea su Hormuz
Per l’Unione Europea il dossier resta comunque prioritario. Il blocco dello stretto minaccia le forniture energetiche globali, in particolare quelle dirette verso l’Asia, e rischia di avere ripercussioni su fertilizzanti e produzione alimentare. Kaja Kallas ha spiegato di aver discusso con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres la possibilità di una iniziativa internazionale simile all’accordo sul grano del Mar Nero, che durante la guerra in Ucraina aveva garantito la sicurezza delle esportazioni.
Sul piano operativo Bruxelles valuta invece un rafforzamento delle missioni navali già esistenti. In particolare l’operazione Aspides, attualmente impegnata nel Mar Rosso per proteggere il traffico commerciale, potrebbe essere potenziata o coordinata con altre iniziative internazionali. Tuttavia modificare il mandato dell’operazione per estenderlo allo Stretto di Hormuz appare complesso, come ha sottolineato il ministro italiano Antonio Tajani, ricordando che le missioni europee hanno compiti specifici legati alla difesa delle rotte e alla lotta alla pirateria.
Gli altri dossier sul tavolo
Il Consiglio Affari Esteri affronta anche altri temi strategici. È prevista una sessione sull’Ucraina, con la partecipazione in videocollegamento del ministro degli Esteri Andrii Sybiha, per valutare gli effetti della crisi mediorientale sul fronte della guerra con Mosca. In agenda anche le relazioni tra Unione Europea e India, con la presenza del ministro indiano Subrahmanyam Jaishankar, in un momento in cui sicurezza energetica e cooperazione militare diventano centrali. La crisi nello Stretto di Hormuz, intanto, resta uno dei punti più delicati dello scenario globale. Dal passaggio marittimo transita una quota rilevante del petrolio mondiale e qualsiasi interruzione prolungata potrebbe avere effetti immediati sui mercati energetici e sull’economia internazionale.
