Occhiello
Sono sbarcati a Ierapetra, sull’isola di Creta, i circa 175 attivisti della Global Sumud Flotilla fermati da Israele nella notte tra mercoledì e giovedì mentre tentavano di raggiungere Gaza via mare. Il trasferimento è avvenuto sotto la supervisione della guardia costiera greca, dopo ore di trattative diplomatiche. La maggior parte del gruppo potrà ora decidere se rientrare nei propri Paesi o restare temporaneamente in Grecia.
Due attivisti verso Tel Aviv
Non sono però scesi a terra due dei membri più noti della missione: Saif Abu Keshek, palestinese-spagnolo, e il brasiliano Thiago Ávila. Entrambi saranno trasferiti in Tel Aviv per essere interrogati dalle autorità israeliane. Secondo il ministero degli Esteri israeliano, Abu Keshek è sospettato di affiliazione a un’organizzazione terroristica, mentre Ávila sarebbe coinvolto in attività illegali. Le accuse hanno provocato tensioni tra gli altri attivisti, che hanno protestato per il loro mancato rilascio insieme al resto del gruppo.
Pressioni diplomatiche e cambio di piano
In un primo momento, il piano prevedeva il trasferimento di tutti gli attivisti nel porto israeliano di Ashdod. Successivamente, anche grazie alle pressioni di Italia e Germania, è stata trovata una soluzione alternativa con il coinvolgimento della Grecia. Il trasferimento verso la città di Heraklion, poco distante dal punto di sbarco, è stato rallentato proprio dalle tensioni legate alla separazione dei due attivisti.
Accuse di violenze durante il fermo
La Global Sumud Flotilla ha denunciato condizioni dure durante il fermo in mare, parlando di oltre 40 ore di “crudeltà deliberata” a bordo di una nave militare israeliana. Secondo il comunicato diffuso dal gruppo, agli attivisti sarebbero stati negati cibo e acqua sufficienti e sarebbero stati costretti a dormire sul pavimento. Vengono inoltre segnalati episodi di violenza durante il tentativo di isolare Abu Keshek e Ávila, con l’uso di forza fisica da parte dei militari. Alcuni membri avrebbero riportato ferite, tra cui contusioni e fratture. Una parte del gruppo, circa 60 persone, ha annunciato uno sciopero della fame come forma di protesta.
Flotilla ancora in mare e rischio nuovi stop
Resta aperta la questione delle altre imbarcazioni della Flotilla, ancora in navigazione nel Mediterraneo orientale. Le condizioni meteo potrebbero costringerle a fermarsi nelle prossime ore nei pressi di Creta. Il governo israeliano, guidato dal premier Benjamin Netanyahu, ha già chiarito che non sarà consentito a nessuna nave di avvicinarsi alla Striscia di Gaza. Si profila quindi la possibilità di nuovi interventi militari qualora le imbarcazioni tentassero di proseguire verso le acque considerate sensibili da Israele.
