Il terremoto ai vertici del World Economic Forum. L’onda lunga degli Epstein Files travolge anche il World Economic Forum. A lasciare è il presidente e Ceo Børge Brende, in carica dal 2017 e volto istituzionale del summit di Davos. Le sue dimissioni arrivano dopo settimane di pressioni e un’indagine interna relativa alla presenza del suo nome in alcune email e scambi con Jeffrey Epstein. Brende ha parlato di una scelta maturata “dopo attenta riflessione”, senza mai citare esplicitamente il finanziere morto in carcere nel 2019. In precedenza aveva sostenuto di non essere a conoscenza del passato criminale di Epstein e di averlo incontrato in contesti pubblici, anche a cena. Il Forum aveva avviato una verifica indipendente per chiarire la natura dei contatti.
Harvard e il passo indietro di Larry Summers
La crisi investe anche il mondo accademico statunitense. L’ex segretario al Tesoro Larry Summers ha annunciato che lascerà l’insegnamento a Harvard University al termine dell’anno accademico. Il suo nome compare in una corrispondenza fitta con Epstein resa pubblica dalla Commissione di vigilanza della Camera. Non sono emerse accuse penali a suo carico, ma la pressione politica e mediatica ha pesato. Summers si era già autosospeso dalla cattedra e aveva lasciato incarichi in consigli di amministrazione, tra cui quello di OpenAI. Ha parlato di “profonda vergogna” e della volontà di dedicarsi a ricucire rapporti personali compromessi dalla vicenda.
Le scuse di Bill Gates
Anche Bill Gates è intervenuto pubblicamente, incontrando i dipendenti della sua fondazione per rispondere alle domande interne. Ha ribadito di non aver commesso reati, ma di aver fatto “errori di valutazione” nel coltivare rapporti con Epstein. Secondo ricostruzioni della stampa americana, Gates avrebbe ammesso relazioni extraconiugali in passato, negando qualsiasi coinvolgimento in attività illecite o contatti con vittime del sistema di sfruttamento costruito dal finanziere. Le sue parole, filtrate da una registrazione riportata dal Wall Street Journal, puntano a contenere l’impatto reputazionale su una delle più grandi fondazioni filantropiche al mondo.
Le audizioni dei Clinton al Congresso
Il clima si fa ancora più teso alla vigilia delle audizioni a porte chiuse di Hillary Clinton e Bill Clinton davanti a una commissione della Camera a maggioranza repubblicana. Le deposizioni sono previste tra il 26 e il 27 febbraio.
Hillary Clinton ha dichiarato di avere informazioni limitate sui rapporti con Epstein e ha accusato il comitato di voler distogliere l’attenzione da altri legami politici. Più attesa la testimonianza dell’ex presidente, il cui nome compare in diverse fotografie e nei registri di volo legati al finanziere. Entrambi in passato avevano respinto le richieste di comparizione pubblica.
Il caso norvegese e le ombre sull’isola
In Norvegia la vicenda assume contorni ancora più delicati. Tra i nomi circolati nei file figura anche quello della principessa Mette-Marit, per una corrispondenza che la stampa locale definisce estesa. Si aggiungono indiscrezioni sull’ex premier Thorbjørn Jagland, già segretario generale del Consiglio d’Europa, in relazione a una vacanza familiare sull’isola caraibica di Epstein nel 2014. Voci su un presunto tentato suicidio non hanno trovato conferme ufficiali.
Il mistero della foto di Stephen Hawking
4
A riaccendere il dibattito è stata infine la pubblicazione, da parte del Telegraph, di una fotografia del 2006 che ritrae Stephen Hawking a bordo piscina durante un congresso scientifico ai Caraibi, evento a cui partecipò anche Epstein.
Nello scatto lo scienziato, affetto da sclerosi laterale amiotrofica e scomparso nel 2018, appare accanto a due giovani donne. L’ipotesi che potessero essere modelle reclutate dal finanziere è stata smentita dalla famiglia Hawking, che ha spiegato come si trattasse di caregiver di lunga data che accompagnavano il fisico nei viaggi internazionali.
Resta però senza risposta la domanda su come e perché quella fotografia sia confluita negli Epstein Files, divenuti ormai un archivio capace di scuotere governi, università e grandi organizzazioni internazionali. Un effetto domino che, a giudicare dalle ultime 24 ore, non sembra ancora esaurito.
