La crisi in Medio Oriente entra in una fase ancora più pericolosa. L’Iran ha minacciato apertamente di posare mine navali “in tutto il Golfo Persico” e colpire infrastrutture energetiche regionali nel caso di un attacco degli Stati Uniti, mentre si avvicina la scadenza dell’ultimatum lanciato da Donald Trump.
La minaccia di Teheran
Secondo il Consiglio di Difesa iraniano, qualsiasi tentativo di invasione o attacco alle coste del Paese porterebbe alla chiusura delle rotte marittime attraverso il minamento degli accessi nel Golfo. Una mossa che metterebbe a rischio lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico mondiale di petrolio e gas. Parallelamente, media vicini ai Pasdaran hanno pubblicato una lista di possibili obiettivi nella regione, tra cui centrali elettriche e impianti idrici nei Paesi del Golfo, oltre alla centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti.
Trump e l’ultimatum
La tensione è alimentata dalla minaccia del presidente americano Donald Trump di colpire le infrastrutture energetiche iraniane entro 48 ore, una scadenza che scade nelle prossime ore. Washington valuta in particolare attacchi contro centrali a gas nei pressi di Teheran, che producono la maggior parte dell’energia del Paese. Il comando centrale degli Stati Uniti, guidato dall’ammiraglio Brad Cooper, sostiene che l’Iran stia agendo “in segno di disperazione”, dopo settimane di conflitto e con una riduzione dell’intensità degli attacchi missilistici.
Israele intensifica i raid
Nel frattempo, Israele ha avviato una nuova “ondata su larga scala” di attacchi contro obiettivi legati all’Iran. In Libano sono stati colpiti ponti strategici sul fiume Litani, mentre il presidente libanese Joseph Aoun ha parlato di possibili preparativi per un’invasione terrestre. L’esercito israeliano ha inoltre ammesso un grave errore operativo: un agricoltore israeliano è stato ucciso da fuoco amico al confine nord, dopo colpi di artiglieria diretti “con angolazione errata”.
Un conflitto che si allarga
Il bilancio della guerra, iniziata a fine febbraio, è pesantissimo: oltre 1.500 morti in Iran, più di 1.000 in Libano, oltre a vittime in Israele e tra i militari statunitensi. Milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Le conseguenze si estendono ben oltre la regione. Secondo le Nazioni Unite, il conflitto sta provocando un forte aumento dei prezzi di petrolio e gas, con effetti diretti su milioni di persone soprattutto in Africa e Asia.
Rischio escalation globale
Il rischio di un’escalation resta altissimo. Un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz o attacchi alle infrastrutture energetiche potrebbero avere effetti immediati sull’economia mondiale, aggravando una situazione già instabile. La diplomazia, al momento, resta sullo sfondo. Ma, come sottolineano le Nazioni Unite, “non esiste una soluzione militare” a un conflitto che continua ad allargarsi.
