La paura si è diffusa rapidamente tra le comunità straniere di Belfast dopo le violenze xenofobe scoppiate nelle ultime ore nella capitale dell’Irlanda del Nord. Immigrati e rifugiati raccontano di avere vissuto momenti di terrore mentre gruppi di manifestanti attraversavano alcuni quartieri della città prendendo di mira attività commerciali e abitazioni di stranieri.
Secondo diverse testimonianze raccolte dai media britannici, molti residenti hanno deciso di barricarsi in casa, mentre negozi e piccoli esercizi gestiti da immigrati hanno abbassato le saracinesche nel timore di aggressioni.
Una donna irlandese, rimasta anonima, ha raccontato di avere aiutato una famiglia a fuggire dalla zona di Shankill Road, uno dei quartieri dove la tensione è esplosa con maggiore violenza. “Li avrebbero ridotti in poltiglia”, ha detto, descrivendo scene che ha definito “orribili”.
Il tam tam nei quartieri
La tensione sarebbe aumentata dopo l’accoltellamento che ha fatto esplodere rabbia e proteste in città. A Sandy Row, area lealista nel centro di Belfast, gli immigrati hanno iniziato a diffondersi messaggi di allarme invitando tutti a rientrare immediatamente nelle proprie abitazioni.
“Abbiamo ripetuto per tutto il giorno: tornate a casa e non uscite”, ha raccontato al Guardian Mohammed Mahmoud, cittadino sudanese che lavora in un negozio alimentare della zona.
Anche il Centro islamico cittadino ha deciso di annullare le preghiere pubbliche, invitando i fedeli alla prudenza e alla calma.
Tra le persone più colpite dalla paura ci sono famiglie straniere residenti nei quartieri interessati dagli scontri. Anselme Shima, originario della Repubblica Democratica del Congo, ha raccontato all’Irish Examiner di vivere nel timore che nuove violenze possano colpire la sua famiglia.
La paura di lasciare il Paese
Il clima di tensione sta spingendo alcuni immigrati a valutare l’ipotesi di lasciare l’Irlanda del Nord. Tra questi anche infermieri e operatori sanitari stranieri che lavorano negli ospedali di Belfast.
Alla BBC, Biji Jose, rappresentante del Northern Ireland Indian Nurses Forum, ha spiegato che molti professionisti indiani si sentono ingiustamente accusati di “rubare il lavoro”, nonostante il loro contributo sia fondamentale per sostenere il sistema sanitario locale e ridurre le liste d’attesa.
Le immagini delle strade in fiamme e degli scontri hanno riacceso il dibattito sul clima sociale e politico nel Paese, mentre le autorità continuano a monitorare la situazione.
I gesti di solidarietà
Accanto alla paura, emergono anche storie di solidarietà. Il pastore Jack McKee ha raccontato alla BBC di avere aiutato diversi stranieri presi di mira lungo Crumlin Road, offrendo protezione e assistenza.
“Sono brave persone”, ha detto il religioso, denunciando il clima di odio che si è diffuso nei quartieri coinvolti dagli scontri.
Mentre Belfast cerca di tornare alla normalità, resta forte la preoccupazione per possibili nuove tensioni e per le conseguenze che questi episodi potrebbero avere sulla convivenza tra comunità diverse nella capitale nordirlandese.
