In occasione della Giornata Mondiale della Salute, le associazioni AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (Agenzia Mondiale Senza Confini), Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire pongono al centro dell’attenzione internazionale il tema delle disuguaglianze sanitarie globali, oggi aggravate da conflitti, crisi economiche e carenza strutturale di personale sanitario.
Secondo le analisi della rete associativa, il numero di persone costrette a rinunciare alle cure è destinato ad aumentare fino al +36%, per effetto combinato dell’aumento del costo della vita, delle difficoltà di accesso, dell’impatto diretto e indiretto delle guerre e della progressiva riduzione dell’offerta sanitaria. Le guerre stanno generando un aumento del costo della vita sanitaria, incidendo su farmaci, energia e servizi, con effetti immediati e progressivi sull’accesso alle cure.
Il fenomeno è già evidente: milioni di persone rinunciano oggi a visite, esami e terapie per motivi economici, organizzativi o legati alla distanza dai servizi. In molti contesti avanzati, fino al 20-25% dei cittadini rinvia o rinuncia alle cure per difficoltà economiche o di accesso. Una dinamica destinata ad ampliarsi per effetto dei conflitti in Iran, Ucraina, Sudan, Gaza ,Yemen ,Somalia e in altri scenari di crisi.
Il quadro globale evidenzia una frattura sempre più profonda. Oltre l’84% della popolazione mondiale vive in Paesi che non raggiungono la soglia minima di investimento sanitario pubblico, mentre nei contesti più fragili la spesa resta inferiore al 2-3% del PIL. A questa distanza economica si affianca un divario sanitario strutturale: tra Paesi ad alto e basso reddito la differenza nell’aspettativa di vita può superare i 30 anni.
Anche nei sistemi avanzati emergono criticità crescenti. Nonostante livelli di spesa elevati, aumenta la quota di cittadini che rinuncia alle cure o le posticipa. Si consolida così una frattura netta: oggi esistono due categorie, chi accede alle cure grazie a disponibilità economiche e coperture e chi, sempre più spesso, è costretto a rinunciare.
Le guerre stanno accelerando questo processo. I conflitti producono effetti immediati sulla distruzione delle strutture sanitarie e sulla carenza di personale, ma anche conseguenze indirette e durature sul piano economico e sul caro vita, con ricadute concrete anche nei Paesi europei.
TREGUA IN CORSO E CORRIDOI SANITARI: ACCELERARE IL PIANO DEI SOCCORSI AI CIVILI
Nel quadro delle tensioni internazionali, si apre in queste ore uno spiraglio diplomatico rilevante: Stati Uniti e Iran hanno concordato una tregua temporanea di due settimane, con sospensione delle operazioni militari e riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per energia e forniture globali. Una pausa fragile e condizionata, ma che rappresenta un’opportunità concreta per interventi immediati a favore delle popolazioni civili colpite dal conflitto.
AMSI–UMEM–AISCNEWS–Co-mai–Uniti per Unire sottolineano che questa finestra temporanea deve essere utilizzata per attivare con urgenza corridoi sanitari internazionali, garantire l’accesso ai farmaci essenziali, ripristinare le catene di approvvigionamento e sostenere le strutture sanitarie colpite o distrutte.
“La tregua non può essere solo una pausa militare” – dichiara il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, Direttore Sanitario del Centro Medico Iris Italia, docente dell’Università di Tor Vergata, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale e membro del Registro Esperti FNOMCeO – “ma deve diventare un punto di partenza per un piano sanitario straordinario nei territori di crisi. Senza interventi immediati, il danno sanitario continuerà anche in assenza di bombardamenti”.
Le associazioni propongono l’avvio di un Piano sanitario emergenziale internazionale, coordinato con organismi globali, basato su tre direttrici: corridoi umanitari sanitari, invio di personale medico specializzato e rafforzamento delle infrastrutture sanitarie nei contesti di guerra.
IL RICHIAMO DELLA FNOMCEO E IL VALORE DELLA SCIENZA
Nel giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità rilancia il messaggio “Insieme per la salute: sosteniamo la scienza”, anche la FNOMCeO, attraverso il Presidente Filippo Anelli, richiama il ruolo della medicina come servizio universale.
I dati del sondaggio Piepoli evidenziano un forte capitale di fiducia: il 90% degli italiani considera la scienza un motore di progresso, l’86% ha fiducia nella medicina, l’81% nel medico di famiglia e l’87% riconosce alla ricerca il merito di aver allungato la vita.
L’ANALISI DI AODI: “FIDUCIA ALTA, ACCESSO SEMPRE PIÙ DISEGUALE”
Foad Aodi afferma: “Le riflessioni della FNOMCeO, a cui rivolgiamo il nostro plauso per la puntualità delle analisi costruite, confermano che la fiducia nella medicina resta alta. Ma oggi il problema non è la fiducia: è l’accesso reale alle cure”.
“La fiducia nella medicina deve tradursi in accesso universale alle cure, altrimenti resta un valore incompleto”.
“Stiamo andando verso due sanità: una per chi può permettersela e una per chi rinuncia. Il rischio concreto è un aumento fino al 36% delle rinunce alle cure per motivi economici, per effetti dei conflitti, per carenza di professionisti e per la distruzione delle strutture sanitarie”.
“È necessario fermare il peggioramento della sanità nei conflitti dimenticati, dove il diritto alla cura sta progressivamente scomparendo”.
“Le guerre non producono solo vittime dirette, ma generano effetti economici e sanitari che incidono sul caro vita e sull’accesso alle cure anche nei Paesi più avanzati”.
“Garantire il diritto alla salute significa garantire accesso reale alle cure per tutti”.
IL CASO SUDAN: UN ESEMPIO ESTREMO
In questo contesto, il Sudan rappresenta uno dei casi più critici: oltre 33 milioni di persone coinvolte e circa l’80% delle strutture sanitarie fuori uso o non operative, a dimostrazione di come i conflitti possano determinare il collasso di interi sistemi sanitari.
LE CAUSE STRUTTURALI: GUERRE, INQUINAMENTO E POVERTÀ SANITARIA ALLA BASE DELL’AUMENTO DELLE MALATTIE
Accanto ai conflitti e alla crisi economica, emergono con forza anche le cause strutturali che stanno alimentando il peggioramento della salute globale. Inquinamento atmosferico, accesso limitato ad acqua potabile sicura, alimentazione non controllata e degrado ambientale rappresentano fattori determinanti nell’aumento delle malattie e nella pressione sui sistemi sanitari.
Secondo le analisi condivise dalla rete AMSI–UMEM–AISCNEWS–Co-mai–Uniti per Unire, la combinazione tra crisi ambientale e instabilità geopolitica sta contribuendo a un incremento significativo delle patologie infettive e croniche. In particolare, si registra un aumento fino al +36% delle malattie infettive a livello globale, favorito dalla diffusione di condizioni igienico-sanitarie precarie, dalla scarsità di infrastrutture e dalla difficoltà di accesso alle cure.
L’inquinamento dell’aria continua a incidere direttamente su patologie respiratorie e cardiovascolari, mentre la carenza di acqua pulita e sicura favorisce la diffusione di infezioni e malattie trasmissibili. A ciò si aggiunge il progressivo impoverimento ambientale, con la riduzione delle aree verdi e degli ecosistemi naturali, che contribuisce ad alterare gli equilibri sanitari e ad aumentare il rischio di nuove emergenze epidemiologiche.
In questo contesto, le pandemie non rappresentano più eventi eccezionali ma rischiano di diventare fenomeni ricorrenti, alimentati da un insieme di fattori interconnessi: guerre, migrazioni forzate, cambiamenti climatici e disuguaglianze nell’accesso alle risorse essenziali.
Per le associazioni, affrontare l’emergenza sanitaria globale significa intervenire non solo sull’assistenza, ma anche sulle cause profonde: ambiente, sicurezza alimentare, accesso all’acqua e stabilità geopolitica.
FERMARE LE GUERRE, RIDONARE DIGNITA’ SANITARIA A TUTTI
“Se non fermiamo le guerre e non riduciamo le disuguaglianze – conclude Aodi – il diritto alla salute rischia di diventare un privilegio. La salute è globale: o la garantiamo a tutti, o la perdiamo per tutti”.
