Siria, al via i processi contro gli uomini del regime Assad

A Damasco primo imputato della cerchia dell’ex presidente deposto

siria al via i processi contro gli uomini del regime assad

Inizia a Damasco il processo contro Atef Najib, cugino di Bashar al Assad. È il primo esponente dell’ex regime a comparire in aula. I siriani chiedono giustizia per i crimini della guerra civile iniziata nel 2011

La Siria prova a fare i conti con il proprio passato. A Damasco è iniziato il primo processo pubblico contro un esponente di spicco del regime di Bashar al Assad, deposto nel dicembre 2024 dopo quasi venticinque anni al potere. Sul banco degli imputati è comparso Atef Najib, cugino dell’ex presidente ed ex capo della sicurezza politica nella città di Daraa, considerata la culla della rivolta del 2011. L’udienza davanti alla Quarta Corte penale è stata aggiornata al 10 maggio, ma il valore simbolico del procedimento è già evidente: per la prima volta un uomo della cerchia ristretta del regime risponde pubblicamente delle accuse.

Le accuse e il peso della storia

Atef Najib è accusato di crimini contro il popolo siriano, tra cui arresti arbitrari, torture e violenze sui civili. Tra gli episodi più gravi contestati figura la detenzione e il maltrattamento di alcuni bambini a Daraa, colpevoli di aver scritto slogan anti-regime sui muri. Un fatto che contribuì ad accendere le prime proteste, poi sfociate nella lunga guerra civile. In aula erano presenti familiari delle vittime, insieme ad avvocati siriani e internazionali. Le immagini trasmesse dall’emittente statale hanno mostrato Najib nella gabbia degli imputati, seguite con forte partecipazione da un Paese che attende giustizia dopo anni di repressione.

Una rete di procedimenti

Il processo a Najib non è un caso isolato. Secondo fonti giudiziarie, procedimenti sono in corso anche contro altri esponenti del vecchio apparato, inclusi latitanti di alto livello. Tra questi figurano lo stesso Bashar al Assad, oggi in esilio in Russia, il fratello Maher al Assad, e l’ex ministro della Difesa Fahd Jassem al-Freij. Le autorità stanno inoltre indagando su figure chiave dei servizi di intelligence, accusate di aver gestito la repressione durante gli anni più duri del conflitto.

Il caso Tadamon e nuove richieste

L’attenzione dell’opinione pubblica si concentra anche su altri crimini simbolo. Tra questi il massacro di Tadamon del 2013 a Damasco, dove furono uccise centinaia di persone. Nei giorni scorsi è stato arrestato Amjad Youssef, ex ufficiale dei servizi segreti ritenuto tra i principali responsabili. Le immagini della strage, diffuse negli anni successivi, hanno avuto un ruolo decisivo nell’identificazione dei sospetti. Ora cresce la pressione affinché anche questo caso venga portato rapidamente davanti ai giudici.

Giustizia e futuro

Il presidente ad interim Ahmad al-Sharaa ha ribadito il sostegno alle istituzioni giudiziarie, definendo la giustizia “uno dei valori più alti” per la nuova Siria. L’obiettivo dichiarato è garantire equità alle vittime e favorire una riconciliazione nazionale duratura. Nelle strade di Daraa, così come in altre città, si moltiplicano sit-in e manifestazioni. I cittadini chiedono verità, responsabilità e la fine dell’impunità per gli anni di violenze. Il percorso sarà lungo e complesso, ma l’apertura dei processi segna un passaggio cruciale nella ricostruzione istituzionale del Paese.