Fauci, chi è e perché il Senato lo accusa di oltraggio

Il medico simbolo della lotta al Covid è al centro dello scontro con Rand Paul

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I repubblicani gli contestano il silenzio davanti alla commissione e, sullo sfondo, la gestione dei fondi per Wuhan, l’origine del virus e le restrizioni. Ma non esiste ancora una condanna penale

Anthony Fauci non è stato il responsabile unico del “piano americano” contro il Covid, come talvolta viene definito. È un medico immunologo che ha diretto dal 1984 al 2022 il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, una delle strutture dei National Institutes of Health. In oltre mezzo secolo di servizio pubblico ha lavorato su Hiv e Aids, Ebola, Zika e altre emergenze sanitarie, diventando durante la pandemia il volto più conosciuto della risposta scientifica federale.

Durante la presidenza di Donald Trump fece parte della task force della Casa Bianca sul coronavirus. Con Joe Biden divenne consigliere medico capo del presidente. Il suo compito era formulare valutazioni e raccomandazioni sanitarie. Non aveva però il potere personale di chiudere scuole, imporre lockdown o introdurre obblighi negli Stati americani: quelle decisioni spettavano al presidente, ai governatori, ai sindaci e alle diverse autorità competenti.

Che cosa è accaduto al Senato

Il punto più importante è distinguere la contestazione politica da una condanna giudiziaria. Una commissione del Senato, la Homeland Security and Governmental Affairs Committee, ha approvato una risoluzione per dichiarare Fauci in oltraggio al Congresso e deferire la vicenda alla giustizia. Fauci non è stato riconosciuto colpevole da un tribunale e non è stato condannato penalmente.

La contestazione immediata non riguarda direttamente le mascherine, i vaccini o l’origine del virus. Riguarda il comportamento tenuto da Fauci nell’audizione del 29 luglio 2026, alla quale era stato convocato con un mandato formale. L’ex direttore del Niaid si è appellato al Quinto emendamento, che tutela dal rischio di autoincriminazione, e ha rifiutato di rispondere a oltre cento domande.

A promuovere il deferimento è stato soprattutto il repubblicano Rand Paul, senatore del Kentucky e presidente della commissione. Secondo Paul, Fauci non avrebbe potuto invocare il Quinto emendamento perché nel gennaio 2025 aveva ricevuto da Biden una grazia preventiva, piena e incondizionata, relativa agli eventuali reati federali commessi dal primo gennaio 2014 al 19 gennaio 2025 nell’esercizio dei suoi incarichi pubblici. Venuto meno il rischio di essere perseguito per quei fatti, sostiene Paul, Fauci avrebbe dovuto rispondere.

Perché Fauci ha scelto il silenzio

La difesa dell’immunologo sostiene che la grazia non eliminasse ogni possibile pericolo giudiziario. Il provvedimento di Biden riguarda i reati federali compiuti entro la data della firma, ma non copre eventuali procedimenti statali né possibili contestazioni relative a dichiarazioni rese successivamente. Alcuni Stati guidati dai repubblicani, tra i quali Louisiana, Florida e Alabama, hanno inoltre avviato verifiche sulla gestione della pandemia.

Fauci ha accusato Paul di voler costruire un caso penale contro di lui attraverso l’interrogatorio. Il medico ha ricordato che il senatore aveva più volte evocato pubblicamente un suo arresto e la possibilità di vederlo finire in carcere. Per questo, su consiglio dei suoi avvocati, ha preferito non rispondere neppure alle domande apparentemente meno compromettenti.

Le accuse sulla gestione del Covid

Dietro lo scontro procedurale sull’oltraggio esiste una battaglia politica iniziata anni prima. Rand Paul e altri esponenti repubblicani accusano Fauci di avere fornito al Congresso informazioni fuorvianti sui finanziamenti americani destinati agli studi sui coronavirus condotti in Cina.

Il Niaid finanziò attraverso l’organizzazione EcoHealth Alliance alcune ricerche che coinvolgevano il Wuhan Institute of Virology. I repubblicani sostengono che quegli esperimenti possano essere considerati ricerche di “guadagno di funzione”, cioè studi capaci di aumentare determinate caratteristiche di un agente patogeno. Fauci ha sempre respinto l’accusa di avere mentito, richiamandosi alla definizione regolamentare utilizzata dalle autorità sanitarie federali. La disputa riguarda quindi sia la natura scientifica degli esperimenti sia il significato attribuito all’espressione “gain of function”.

Paul rimprovera inoltre a Fauci di avere presentato pubblicamente come più probabile l’origine naturale del virus pur conoscendo, fin dai primi mesi del 2020, i dubbi di alcuni scienziati sulla possibilità di un incidente di laboratorio. Al centro delle contestazioni è finito anche l’articolo scientifico noto come Proximal Origin, utilizzato all’epoca per sostenere che il coronavirus non apparisse costruito artificialmente. Secondo i repubblicani, Fauci avrebbe avuto un ruolo nelle discussioni che precedettero la pubblicazione senza rendere pienamente trasparenti i dubbi iniziali degli autori. Sono accuse che Fauci contesta e che non equivalgono a un accertamento penale sull’origine del Covid.

Un altro filone riguarda la conservazione delle comunicazioni ufficiali. Paul cita messaggi nei quali Fauci avrebbe chiesto ad alcuni interlocutori di cancellare email e sostiene che debba essere chiarito se siano state violate le norme sui documenti federali. Anche in questo caso si tratta di una contestazione formulata dalla maggioranza repubblicana della commissione, non di un reato già provato davanti a un giudice.

Lockdown, scuole e vaccini

Sul piano politico, Fauci viene accusato dai conservatori di avere esercitato un’influenza eccessiva durante la pandemia. I suoi critici gli attribuiscono parte della responsabilità per le chiusure delle scuole, le limitazioni alle attività economiche, le indicazioni sulle mascherine e la promozione delle vaccinazioni.

Fauci ha sempre sostenuto di avere fornito indicazioni sulla base delle conoscenze disponibili nelle diverse fasi dell’emergenza. Le decisioni vincolanti furono adottate dalle autorità politiche federali, statali e locali. La commissione guidata da Paul interpreta invece la sua autorevolezza pubblica come un elemento determinante per l’adozione delle restrizioni.

Chi lo difende

La minoranza democratica della commissione, guidata dal senatore del Michigan Gary Peters, considera l’iniziativa una campagna personale e partigiana. Peters sostiene che punire un testimone per avere invocato il Quinto emendamento potrebbe creare un precedente pericoloso e scoraggiare altre persone dal comparire davanti al Congresso.

I democratici contestano anche il metodo dell’inchiesta, accusando Paul di avere selezionato documenti e testimonianze per confermare una conclusione già stabilita. Riconoscono la necessità di indagare sui laboratori, sui finanziamenti e sulla preparazione alle pandemie, ma ritengono che concentrare l’intera vicenda sulla figura di Fauci indebolisca il lavoro di controllo parlamentare.

Che cosa rischia realmente

La commissione può raccomandare un procedimento, ma non può infliggere da sola una pena. La documentazione dovrebbe essere trasmessa all’ufficio del procuratore federale di Washington, che deciderà se aprire un’indagine e chiedere eventualmente l’incriminazione. La possibilità di evitare un voto dell’intero Senato, dove sarebbero probabilmente necessari 60 voti, è però oggetto di una controversia procedurale e giuridica.

In sintesi, a Fauci viene rimproverato nell’immediato di avere rifiutato di rispondere al Congresso. Sullo sfondo, i repubblicani gli contestano i finanziamenti alle ricerche di Wuhan, la comunicazione sull’origine del virus, la gestione dei documenti e l’influenza esercitata sulle politiche sanitarie. Le accuse provengono principalmente da Rand Paul e dalla maggioranza repubblicana della commissione. Nessuna di queste contestazioni costituisce, allo stato, una condanna penale definitiva.