Orrore ad Haiti, strage a Kenscoff: almeno 47 morti nell’assalto delle gang

Raid notturno contro la comunità alle porte di Port-au-Prince: 22 feriti e case incendiate

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Uomini armati hanno colpito Kenscoff, uccidendo almeno 47 persone. Nel mirino anche una chiesa. Il governo promette rinforzi mentre cresce la rabbia degli abitanti contro le autorità

Una notte di spari, incendi e morte sulle colline che dominano Port-au-Prince. Almeno 47 persone sono state uccise e altre 22 sono rimaste ferite nell'attacco sferrato da uomini armati contro Kenscoff, comunità agricola alla periferia della capitale di Haiti. Il bilancio, comunicato dall'Ufficio integrato delle Nazioni Unite ad Haiti, resta provvisorio e potrebbe aggravarsi mentre proseguono le verifiche nelle zone colpite.

L'assalto è cominciato nella tarda serata tra domenica e lunedì e si è protratto durante la notte. Gli uomini delle gang hanno fatto irruzione nei quartieri della zona, sparando contro gli abitanti e incendiando abitazioni. Tra gli obiettivi è stata colpita anche una chiesa. Il sindaco Jean Massillon ha spiegato che le difficoltà di accesso e di comunicazione hanno reso complicato stabilire fin dalle prime ore il numero effettivo delle vittime.

Il massacro nella notte

Quando il giorno è tornato su Kenscoff, gli abitanti hanno trovato corpi nelle strade e famiglie intere alla ricerca dei propri cari. Il sindaco ha attribuito l'attacco a uomini legati a Viv Ansanm, la potente coalizione che riunisce alcune delle principali bande criminali haitiane e che da tempo tenta di estendere il proprio controllo oltre Port-au-Prince.

Secondo le testimonianze raccolte sul posto, alcune persone sarebbero state uccise all'interno dell'area di una chiesa, mentre altre risultano ancora disperse. L'agricoltore Mathurin Pierre, 41 anni, ha raccontato di aver perso 14 familiari e conoscenti nell'assalto. Un altro residente ha riferito di aver sentito gli spari prima dell'alba e di aver cercato di svegliare i vicini, scoprendo successivamente che suo fratello era stato ucciso.

Gli assalitori hanno inoltre dato alle fiamme diverse case. Tra gli edifici colpiti figura una proprietà del medico Jean “Bill” Pape, figura di primo piano della sanità haitiana e responsabile di un'organizzazione impegnata nell'assistenza a pazienti affetti, tra le altre patologie, da Hiv e tubercolosi.

La rabbia contro polizia e governo

Durante la notte le forze di sicurezza hanno tentato di contrastare l'avanzata degli uomini armati. Alcuni residenti hanno riferito della presenza di agenti impegnati negli scontri e di poliziotti rimasti feriti. Tra le vittime recuperate nelle ore successive, secondo le testimonianze raccolte da Reuters, non sarebbero stati individuati componenti delle gang.

La strage ha alimentato la protesta contro le autorità. Gli abitanti accusano il governo e la polizia di non aver garantito una protezione sufficiente a una comunità già ripetutamente presa di mira. Alcune delle uccisioni sono avvenute a poca distanza da una stazione di polizia e nelle ore successive al massacro sono arrivate anche richieste di dimissioni per i vertici locali delle forze dell'ordine.

Il direttore della Polizia nazionale haitiana, Vladimir Paraison, arrivato a Kenscoff dopo l'attacco, ha respinto le accuse sostenendo che gli agenti abbiano continuato a combattere. Il governo del premier Alix Didier Fils-Aimé ha condannato quello che ha definito un attacco criminale e ha annunciato l'invio di rinforzi. L'esecutivo ha assicurato che Kenscoff non verrà abbandonata e che sarà ristabilita l'autorità dello Stato.

Kenscoff nel mirino delle bande

La posizione della città è strategica. Kenscoff domina alcune delle vie di collegamento verso Pétion-Ville, dove si trovano ambasciate, alberghi e sedi istituzionali temporanee, oltre a una delle principali strade che dalla capitale conduce verso il sud del Paese. Per questo la zona è diventata negli ultimi mesi uno dei fronti dell'espansione delle gang.

Nei soli primi mesi del 2025, secondo dati delle Nazioni Unite, gli attacchi nella zona avevano provocato più di 260 morti, la distruzione o l'incendio di circa 200 abitazioni e la fuga di circa 3 mila persone. Da allora Kenscoff è stata colpita da quasi una dozzina di nuovi assalti, accompagnati da sequestri, violenze, incendi e saccheggi.

Un Paese con un milione e mezzo di sfollati

La strage si inserisce in una crisi di sicurezza ormai fuori controllo in ampie zone di Haiti. Le bande armate controllano, secondo le stime riportate da Associated Press, circa il 70 per cento di Port-au-Prince, mentre la violenza ha costretto un numero record di circa 1,5 milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Tra gennaio e giugno 2026, le statistiche delle Nazioni Unite hanno registrato oltre 3.100 persone uccise e 1.189 ferite nel Paese.

Viv Ansanm è stata designata dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera nel maggio 2025. La coalizione, nata dall'alleanza tra importanti gruppi criminali della capitale, è accusata di aver organizzato attacchi coordinati contro carceri, edifici pubblici e infrastrutture strategiche nel tentativo di indebolire ulteriormente le istituzioni haitiane.

L’incognita delle elezioni

Il nuovo massacro rende ancora più incerto il percorso verso le elezioni generali fissate per il 13 dicembre 2026, le prime nel Paese da un decennio. Haiti non ha più un presidente dall'assassinio di Jovenel Moïse, avvenuto nel luglio 2021, e i precedenti tentativi di riportare il Paese alle urne sono stati rinviati anche a causa dell'insicurezza.

Le autorità elettorali hanno avviato le operazioni di registrazione degli elettori, ma la possibilità di organizzare una consultazione credibile dipenderà soprattutto dalla capacità di ristabilire condizioni minime di sicurezza. L'ennesimo massacro di Kenscoff mostra quanto questo obiettivo resti lontano e quanto il controllo delle gang continui a condizionare la vita politica, economica e sociale del Paese.