Vestito con abiti femminili, una parrucca e un bambino di circa due anni in braccio. È così che Jorlan Lopes da Silva, 33 anni, ha cercato di sottrarsi agli agenti che lo stavano cercando nello Stato brasiliano di Paraíba. Il tentativo di fuga si è concluso domenica 13 settembre a Mulungu, dopo oltre trenta ore di ricerche. L'uomo, ricercato con cinque mandati di arresto, è ora al centro di un'indagine che potrebbe estendersi ben oltre i sedici omicidi per i quali è già sospettato.
Il dato più impressionante, per il momento, resta però una sua affermazione e non un fatto accertato. Durante gli interrogatori Lopes da Silva ha sostenuto di aver ucciso circa ottanta persone nel corso della propria vita. Gli investigatori hanno invece raccolto elementi che lo collegano a sedici omicidi commessi negli ultimi mesi nel Vale do Mamanguape. Di undici di questi, secondo le autorità brasiliane, avrebbe ammesso formalmente la responsabilità.
La fuga con la parrucca e il bambino
La caccia all'uomo era iniziata dopo che gli investigatori avevano individuato gli spostamenti del ricercato dalla zona rurale di Rio Tinto verso Mulungu. Fermato un veicolo sospetto, gli agenti avevano arrestato altri due uomini, mentre Lopes da Silva era riuscito a dileguarsi nella vegetazione, sfruttando la conoscenza del territorio.
Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, durante la fuga avrebbe ottenuto abiti femminili e una parrucca, quindi avrebbe preso in braccio un bambino nel tentativo di confondersi con gli abitanti della zona. Le circostanze nelle quali avrebbe avuto con sé il piccolo sono ancora oggetto di accertamenti. La polizia ha riferito che il bambino non è un suo parente. Il minore non ha riportato conseguenze fisiche.
Il travestimento non è bastato. Gli investigatori sono riusciti a individuarlo e a bloccarlo. Al momento dell'arresto, secondo quanto riferito dalle autorità, l'uomo aveva con sé anche un revolver.
Il racconto degli ottanta omicidi
È durante gli interrogatori che il caso ha assunto una dimensione ancora più inquietante. Lopes da Silva ha raccontato agli agenti che avrebbe iniziato a uccidere quando aveva appena tredici anni, sostenendo che il primo delitto sarebbe stato una vendetta per la morte del padre.
Da allora, sempre secondo la sua versione, le vittime sarebbero diventate circa ottanta. Una cifra che la Polícia Civil da Paraíba non considera al momento verificata. Il sospettato ha inoltre sostenuto di aver preso di mira persone legate alla criminalità, presentando i delitti come una forma personale di giustizia. Si tratta di dichiarazioni che gli investigatori stanno verificando attraverso fascicoli, prove tecniche e vecchie indagini.
Sedici omicidi sotto esame
Il quadro investigativo già consolidato è più circoscritto. La polizia collega il 33enne a sedici omicidi avvenuti in circa tre mesi, dopo la sua uscita dal carcere nel maggio scorso. Undici sarebbero stati ammessi durante gli interrogatori.
Fra gli episodi esaminati figura il duplice omicidio di due commercianti avvenuto il primo agosto a Rio Tinto, sulla costa settentrionale di Paraíba. Gli investigatori stanno inoltre approfondendo la morte di una giovane donna e altri delitti commessi nella stessa area.
Secondo la polizia, Lopes da Silva avrebbe agito anche nell'ambito degli scontri tra gruppi criminali per il controllo del territorio. Gli investigatori lo indicano come un uomo vicino al Comando Vermelho, organizzazione nata a Rio de Janeiro e presente anche in Paraíba. Il sospettato, tuttavia, avrebbe negato la propria appartenenza alla fazione.
La polizia riapre i fascicoli senza colpevole
L'affermazione sugli ottanta omicidi ha ora aperto una nuova fase dell'inchiesta. La Polícia Civil da Paraíba ha deciso di riesaminare fascicoli relativi a delitti rimasti senza un responsabile identificato, alla ricerca di eventuali collegamenti con il 33enne.
Gli investigatori confronteranno il suo racconto con date, luoghi, modalità degli omicidi e prove raccolte negli anni. Soltanto questo lavoro potrà stabilire se la cifra fornita dall'uomo abbia un riscontro o se sia stata ingigantita.
Dopo l'arresto Jorlan Lopes da Silva è stato trasferito nel penitenziario Desembargador Sílvio Porto, a João Pessoa. L'indagine resta aperta e il numero effettivo delle vittime attribuibili al sospettato dovrà essere accertato caso per caso.
