Migranti, due tragedie nell’Egeo: 12 morti, anche un neonato

Scontri e naufragi al largo di Lesbo e Samo. Ventidue persone tratte in salvo

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Due imbarcazioni di migranti coinvolte in incidenti a poche ore di distanza nelle acque greche. A Lesbo uno scontro con una motovedetta, a Samo un ribaltamento. Aperte le indagini sulle dinamiche e sui presunti trafficanti

Dodici persone morte, tra loro un neonato, e ventidue sopravvissuti. È il bilancio dei due incidenti che hanno coinvolto imbarcazioni di migranti nelle acque del mar Egeo tra la notte di domenica 18 e lunedì 19 ottobre. Le tragedie si sono consumate nei pressi delle isole greche di Lesbo e Samo, lungo la rotta che dalle coste della Turchia conduce verso l’Unione europea. Le autorità elleniche hanno avviato accertamenti per ricostruire quanto accaduto.

La collisione al largo di Lesbo

Nel primo episodio, un motoscafo con a bordo migranti è entrato in collisione con il lato sinistro di una motovedetta della Guardia costiera greca. Sei persone hanno perso la vita, tra cui un neonato. Otto passeggeri sono stati soccorsi e, secondo le ricostruzioni diffuse dalle agenzie internazionali, portati in ospedale. La dinamica dello scontro resta oggetto di verifiche: il coinvolgimento della motovedetta è accertato, mentre le responsabilità non possono essere dedotte dalle prime dichiarazioni.

Il ribaltamento vicino a Samo

A poche ore di distanza, un’altra piccola imbarcazione si è capovolta a circa 3,7 miglia nautiche da Samo. I soccorritori hanno recuperato i corpi di sei persone, cinque uomini e una donna, e tratto in salvo quattordici migranti. Secondo le notizie diffuse dalla stampa internazionale, un cittadino iraniano tra i sopravvissuti è sospettato di aver organizzato la traversata. Un altro sospettato è stato fermato dopo il naufragio di Lesbo. Le accuse restano da accertare nelle sedi competenti.

Le indagini e la rotta del Mediterraneo orientale

Le due vicende riportano l’attenzione sui rischi delle traversate brevi ma spesso affrontate su mezzi sovraffollati e inadatti alla navigazione. Il ministro greco degli Affari marittimi Vasilis Kikilias ha ribadito la linea di contrasto al traffico di esseri umani. Parallelamente, rimane centrale la necessità di chiarire in modo trasparente la sequenza dei fatti, in particolare nel caso della collisione con l’unità della polizia portuale. La Grecia è uno dei principali punti d’ingresso verso l’Europa lungo il Mediterraneo orientale: anche quando diminuiscono gli arrivi, il rischio di morti in mare non scompare.