Per 491 giorni ha vissuto in una delle zone più pericolose del fronte ucraino, circondato dai droni russi, senza poter essere raggiunto dai soccorritori. Ha visto morire il compagno con cui condivideva la postazione, ha perso entrambi i piedi e, nel tentativo disperato di sopravvivere, è arrivato ad amputarsene uno da solo. Quando ormai pensava che nessuno sarebbe riuscito a riportarlo a casa, un enorme drone militare lo ha sollevato da terra e trasportato per 15 chilometri, sospeso a un'imbracatura, fino a una zona sicura.
È la storia di Kostiantyn Vlasenko, 49 anni, soldato della 30ª brigata meccanizzata ucraina, conosciuto tra i commilitoni con il nome di battaglia Magura. Il suo salvataggio, avvenuto il 4 ottobre 2026 nella regione di Kharkiv, rappresenta, secondo i comandanti ucraini, il primo caso documentato di evacuazione di un militare ferito attraverso un grande drone aereo.
L'operazione è stata ricostruita dall'agenzia Reuters, che ha raccolto la testimonianza del protagonista, ascoltato i responsabili militari e analizzato le immagini riprese durante il salvataggio. Non tutti i dettagli del lungo periodo trascorso al fronte hanno potuto essere verificati in maniera indipendente.
Una missione diventata una prigionia
La vicenda comincia nel maggio 2025, quando Vlasenko viene inviato in una postazione avanzata nella regione nordorientale di Kharkiv, lungo uno dei settori più contesi della guerra contro la Russia.
Ad attenderlo c'è un altro militare ucraino, conosciuto con il nome di battaglia Basky. I due condividono uno spazio ristretto, scavato nel terreno per sfuggire all'osservazione dei velivoli nemici.
La posizione, inizialmente destinata a una permanenza temporanea, si trasforma progressivamente in una trappola. I droni russi controllano il territorio e colpiscono i movimenti lungo le vie di accesso. Ogni tentativo di avvicinarsi alla postazione comporta il rischio di essere individuati e attaccati.
Nell'autunno del 2025 vengono inviati due soldati per sostituirli, ma entrambi muoiono prima di raggiungere il rifugio. Altri due militari, mandati a recuperare i corpi, subiscono la stessa sorte.
Per Vlasenko diventa evidente che il normale avvicendamento dei reparti non è più possibile. La sopravvivenza dipende dai rifornimenti consegnati attraverso piccoli droni ucraini, che trasportano acqua, alimenti, medicinali e batterie per mantenere attive le comunicazioni radio.
L'attacco russo e la morte del compagno
La situazione precipita nel febbraio 2026. Dopo mesi trascorsi nella postazione, un allagamento costringe i due militari a cercare riparo in un edificio scolastico danneggiato dai bombardamenti.
Mentre recuperano un pacco di rifornimenti, vengono individuati da un drone da ricognizione russo. Poco dopo arriva l'attacco.
Basky viene ucciso nel giorno del suo cinquantesimo compleanno. Vlasenko sopravvive, ma riporta ferite devastanti: il piede sinistro è gravemente lesionato dall'esplosione, mentre la gamba destra subisce una frattura che gli impedisce quasi completamente di muoversi.
Solo, ferito e impossibilitato a raggiungere una posizione più sicura, riesce a trascinarsi all'interno di una cavità situata sotto la caldaia dell'edificio.
Il nascondiglio misura appena 80 centimetri per 60. È uno spazio angusto, ma offre una certa protezione dall'osservazione aerea e dai bombardamenti. Diventerà il suo rifugio per quasi otto mesi.
La decisione estrema di amputarsi un piede
Con il passare delle settimane, le condizioni fisiche del soldato peggiorano. Il piede sinistro, devastato dall'esplosione, va progressivamente incontro a necrosi. Anche la gamba destra presenta lesioni gravissime.
L'osso fratturato sporge dalla ferita e l'arto danneggiato rende sempre più difficile persino strisciare all'interno del rifugio.
Dopo circa tre mesi, Vlasenko prende una decisione estrema. Utilizzando un coltello, si amputa il piede destro, cercando poi di arrestare l'emorragia con un laccio emostatico.
Un gesto compiuto senza assistenza medica, in un ambiente precario e con risorse limitatissime. Contro ogni aspettativa, sopravvive.
Continua a ricevere viveri attraverso i droni e a mantenere i contatti con il comando, ma il suo stato di salute e l'impossibilità di raggiungerlo rendono l'evacuazione sempre più urgente.
La lunga permanenza in isolamento lascia anche conseguenze psicologiche. Intervistato successivamente in ospedale, il militare racconta di aver perso quasi completamente la speranza di poter tornare a casa.
Due tentativi di soccorso falliti sotto gli attacchi russi
Il comando ucraino non ha mai interrotto i tentativi di recuperare il proprio soldato. Il problema principale, tuttavia, era raggiungere la posizione senza sacrificare altri uomini.
L'impiego di un'automobile o di un mezzo blindato avrebbe richiesto di attraversare un territorio costantemente sorvegliato dai droni russi. I militari decidono allora di utilizzare piccoli veicoli terrestri senza equipaggio, controllati a distanza.
Due mezzi vengono inviati verso il rifugio di Vlasenko, ma entrambi sono individuati e distrutti dai droni nemici prima di completare la missione.
La svolta arriva quando gli ufficiali della 92ª brigata d'assalto ucraina vengono a conoscenza di un nuovo drone da trasporto sviluppato dall'azienda Gurzuf Defence.
Si tratta dell'Ayudag-6, un grande esacottero con sei rotori, progettato per trasportare carichi pesanti. Il velivolo può sollevare fino a 90 chilogrammi e percorrere distanze di circa 25 chilometri.
Secondo i calcoli degli organizzatori, Vlasenko, fortemente dimagrito durante i lunghi mesi al fronte, pesa ormai circa 70 chilogrammi. La distanza da percorrere per raggiungere un'area sicura è di 15 chilometri.
Per la prima volta, il salvataggio appare tecnicamente possibile.
Il 4 ottobre il volo verso la salvezza
L'operazione viene preparata nei dettagli. Prima del recupero, un drone porta al militare un'imbracatura speciale e un telefono contenente filmati con le istruzioni necessarie per indossarla e collegarla al sistema di sollevamento.
Il 4 ottobre arriva il momento decisivo. L'Ayudag-6 raggiunge il luogo in cui il soldato è rimasto nascosto per mesi. Vlasenko riesce a uscire dal rifugio e ad assicurarsi al moschettone collegato al verricello del velivolo.
Il drone comincia a sollevarlo, raggiungendo un'altezza di circa 70 metri. Sotto di lui ci sono campi, edifici distrutti, zone bombardate e posizioni militari esposte al fuoco nemico.
L'operazione richiede una protezione articolata. Tre droni ucraini Vampire accompagnano il velivolo da trasporto per distrarre eventuali mezzi russi. Contemporaneamente, squadre di operatori FPV, artiglieria e altri velivoli senza pilota colpiscono le postazioni nemiche individuate lungo il percorso.
La parte aerea del salvataggio dura circa quindici minuti. Il drone percorre i 15 chilometri previsti e raggiunge una zona controllata dalle forze ucraine, dove il ferito può finalmente ricevere assistenza.
Il successo della missione mette fine a 491 giorni trascorsi da Vlasenko in prima linea.
La paura di precipitare nel fiume
Durante il volo, il soldato rimane sospeso sotto il grande velivolo, senza alcuna protezione fisica contro un eventuale attacco o guasto meccanico.
Eppure, nel racconto successivo, Vlasenko spiega che la sua preoccupazione principale non era precipitare tra gli alberi o nei campi.
A spaventarlo era soprattutto la possibilità di cadere nel fiume sottostante, perché non sa nuotare. Un timore particolarmente concreto per un uomo che ha perso entrambi i piedi e non avrebbe avuto la possibilità di mettersi in salvo autonomamente.
Le immagini realizzate durante il recupero mostrano il militare mentre, ancora sospeso, riesce a rivolgere alcuni gesti verso la telecamera del drone, segnalando di essere cosciente.
Per i responsabili dell'operazione, quei minuti rappresentano il risultato di una complessa collaborazione tra reparti militari, operatori di droni e personale tecnico.
Per Vlasenko, invece, significano la fine di un isolamento che sembrava destinato a concludersi con la morte.
La guerra dei droni cambia anche il soccorso ai feriti
Il salvataggio del militare ucraino documenta una trasformazione del campo di battaglia che riguarda non soltanto le operazioni offensive, ma anche la possibilità di assistere e recuperare i feriti.
L'impiego massiccio dei droni da ricognizione e attacco ha creato ampie zone nelle quali qualsiasi movimento può essere individuato e colpito in pochi minuti.
Queste aree vengono spesso definite kill zone, territori in cui la sorveglianza continua rende estremamente pericolosi gli spostamenti di soldati, mezzi logistici e ambulanze.
Il problema interessa entrambi gli eserciti. Evacuare un ferito può richiedere più risorse rispetto al passato e comportare rischi elevati anche per le squadre di soccorso.
Per questa ragione, le forze ucraine stanno sperimentando sempre più frequentemente veicoli terrestri robotizzati e velivoli senza equipaggio in grado di trasportare materiali, medicinali e, in casi particolari, persone.
L'operazione che ha salvato Vlasenko viene presentata dai comandanti di Kiev come il primo recupero aereo conosciuto di un soldato mediante un drone. Non significa però che questa tecnologia possa sostituire immediatamente i mezzi tradizionali: la capacità di carico, le condizioni meteorologiche, l'autonomia delle batterie e il rischio di intercettazione rappresentano ancora ostacoli significativi.
Il ritorno alla vita e il desiderio di abbracciare la figlia
Dopo l'evacuazione, Kostiantyn Vlasenko è stato trasferito in un ospedale militare di Kharkiv, dove ha ricevuto le prime cure specialistiche e ha affrontato ulteriori interventi chirurgici.
La perdita di entrambi i piedi comporterà un lungo percorso di recupero, con la necessità di protesi e riabilitazione. La sopravvivenza dopo tanti mesi trascorsi in condizioni estreme rappresenta comunque un risultato straordinario per i sanitari che lo hanno preso in carico. Ma nei pensieri del militare, prima ancora delle terapie e del futuro, c'è la famiglia.
Durante la sua lunghissima permanenza al fronte, Vlasenko si è perso il matrimonio della figlia. Non ha potuto accompagnarla in uno dei momenti più importanti della sua vita e non ha ancora conosciuto personalmente il genero.
