Il nuovo affondo di Benjamin Netanyahu contro l’Europa alza ancora la tensione diplomatica attorno alla guerra condotta da Israele. In un’intervista a Cnbc, il premier israeliano ha accusato i leader europei critici verso le operazioni militari israeliane, citando in particolare il presidente francese Emmanuel Macron, di non avere «il fegato» per schierarsi nella battaglia che, secondo lui, oppone l’Occidente ai «barbari».
Lo scontro con le capitali europee
Le parole di Netanyahu arrivano dopo settimane di crescenti critiche da parte di diversi governi europei sulla condotta militare israeliana e sulla situazione umanitaria nei territori palestinesi. Il premier ha respinto le accuse e ha rilanciato, sostenendo che Israele starebbe proteggendo non solo se stesso, ma anche l’Europa. «Sanno che stiamo proteggendo anche loro», ha detto, accusando i leader europei di assecondare «minoranze islamiche radicali» nei rispettivi Paesi.
Il riferimento a Macron si inserisce in un rapporto già segnato da frizioni. Parigi ha più volte chiesto a Israele maggiore cautela nelle operazioni militari e un orizzonte politico per la crisi, mentre Gerusalemme considera molte prese di posizione europee come un indebolimento del proprio diritto alla sicurezza. Le dichiarazioni rilanciate oggi dall’agenzia ANSA confermano il carattere frontale dello scontro verbale.
La linea del premier israeliano
Il linguaggio scelto da Netanyahu conferma una strategia comunicativa ormai ricorrente: presentare la guerra come una battaglia di civiltà e accusare gli alleati occidentali critici di non comprendere la posta in gioco. Nelle ultime settimane il premier aveva già parlato di «fallimento morale» dell’Unione europea, contestando le misure contro i coloni violenti in Cisgiordania e contro esponenti di Hamas.
Sul piano interno, l’offensiva retorica serve anche a rafforzare la sua immagine di leader sotto assedio, mentre in Israele l’opposizione lo accusa di trascinare il Paese da un fronte all’altro senza una chiara strategia politica. Il leader dei Democratici Yair Golan ha sostenuto che il governo continui a muoversi da un conflitto all’altro per ragioni di sopravvivenza politica.
Il nodo politico europeo
Per l’Europa il caso è delicato. Da un lato resta il riconoscimento del diritto di Israele alla sicurezza, dall’altro cresce la pressione per una linea più severa sulle conseguenze umanitarie della guerra e sulle violenze in Cisgiordania. Le Nazioni Unite hanno recentemente rilanciato l’allarme sulla violenza dei coloni, mentre il conflitto regionale continua ad allargare il suo impatto diplomatico e militare.
L’attacco di Netanyahu rischia quindi di irrigidire ulteriormente i rapporti con le cancellerie europee. Il premier israeliano parla a un pubblico internazionale ma anche al proprio elettorato, mentre i governi europei devono misurarsi con opinioni pubbliche sempre più divise sulla guerra, sulla sicurezza e sul riconoscimento di una prospettiva politica per i palestinesi.
