La linea europea sull’Ucraina passa da Londra e torna a rivolgersi, con un messaggio diretto, sia a Vladimir Putin sia a Donald Trump. Nella riunione con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno fissato una cornice politica per un eventuale negoziato: cessate il fuoco immediato, fronte attuale come base dei colloqui, garanzie di sicurezza per Kiev, beni russi immobilizzati e tutela degli interessi strategici europei. La dichiarazione comune conferma il sostegno europeo alla proposta ucraina di colloqui diretti per fermare i combattimenti.
La formula del fronte congelato
Il punto più rilevante resta il possibile congelamento della linea di contatto. Per Zelensky, fermare il fronte nelle posizioni attuali sarebbe il modo più rapido per spostare la guerra dal terreno militare a quello diplomatico. Non si tratterebbe, nella lettura ucraina, di riconoscere le conquiste russe, ma di creare una tregua verificabile da cui avviare negoziati più ampi. La proposta arriva mentre Mosca continua a respingere l’ipotesi di un incontro diretto con il presidente ucraino, ma resta sotto pressione per l’andamento del conflitto e per l’isolamento politico crescente in Europa.
Garanzie europee e ruolo della Nato
Il documento di Londra insiste sulla necessità di garanzie robuste e giuridicamente vincolanti per l’Ucraina una volta entrato in vigore il cessate il fuoco. Nel testo resta aperta anche l’ipotesi di una forza multinazionale a sostegno della sicurezza ucraina, tema già evocato da Macron nella cornice della Coalizione dei volenterosi. Gli E3 ribadiscono però che ogni elemento riguardante la sicurezza dell’Unione europea e della Nato dovrà essere valutato e approvato dagli Stati membri e dagli alleati. In questo modo, Starmer, Macron e Merz provano a definire un ruolo europeo autonomo ma coordinato con Washington.
Chernobyl riapre l’allarme nucleare
Mentre la diplomazia cerca uno spazio, la guerra continua a colpire infrastrutture sensibili. Secondo le autorità ucraine, un drone russo ha raggiunto un sito di stoccaggio di combustibile nucleare esaurito nell’area di Chernobyl. Energoatom ha riferito che i livelli di radiazione sono rimasti nella norma, ma l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha segnalato danni strutturali e ha definito preoccupante l’attacco per la vicinanza a materiale nucleare. L’episodio riporta al centro il rischio di incidenti in una guerra che, dall’inizio dell’invasione, ha più volte coinvolto aree legate alla sicurezza atomica.
Raid e vittime sul territorio ucraino
Nella notte tra sabato e domenica, secondo l’aeronautica ucraina, la Russia ha lanciato 236 droni contro l’Ucraina, con 215 velivoli intercettati o neutralizzati. Le autorità locali hanno segnalato vittime e feriti nelle regioni di Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk, mentre resta alta la tensione attorno agli impianti energetici e nucleari. In questo quadro, la proposta europea prova a imporre una soglia politica: fermare subito i combattimenti, fissare il fronte e trasformare la tregua in un negoziato sorvegliato da garanzie internazionali.
