Iran, il regime si rafforza tra repressione e povertà

Le piazze della “resistenza” non cancellano crisi e paura

iran il regime si rafforza tra repressione e poverta

Raduni pro-regime, repressione del dissenso e un’economia al collasso. In Iran la guerra consolida la teocrazia mentre milioni di persone affrontano inflazione, paura e impoverimento crescente.

Le piazze piene servono a mostrare un Paese compatto. Ma dietro le bandiere della Repubblica islamica, l’Iran appare sempre più fragile.

Ogni sera a Teheran, così come nelle città religiose di Qom e Mashhad, il regime mobilita sostenitori, miliziani e apparati della propaganda per alimentare il racconto della “resistenza nazionale” contro Stati Uniti e Israele. I raduni diventano una dimostrazione di forza politica e militare: missili esposti al pubblico, reclutamento dei basij, slogan patriottici e celebrazioni della guerra.

La leadership iraniana vuole trasmettere un messaggio preciso: il sistema non è crollato, nonostante le sanzioni, il conflitto e le tensioni interne. Anzi, il potere sembra oggi più saldo proprio grazie al clima di emergenza permanente.

Un Paese impoverito e senza spazio per il dissenso

Fuori dalla propaganda ufficiale, però, cresce un’altra Iran. Quella della paura, dell’impoverimento e della repressione.

Chi prova a criticare il governo racconta di controlli più pesanti, arresti e spazi di dissenso ormai ridotti al minimo. Professionisti, studenti e lavoratori parlano di una società stremata psicologicamente oltre che economicamente.

L’inflazione ha travolto i consumi quotidiani, mentre il crollo dell’export petrolifero e le difficoltà nelle importazioni stanno mettendo in ginocchio interi settori produttivi. Anche beni essenziali e farmaci sono diventati difficili da reperire.