La Lituania vuole togliere dalla propria Costituzione il divieto che oggi impedisce il dispiegamento di armi nucleari e l’apertura di basi militari straniere sul suo territorio. È una scelta politicamente pesante, destinata a cambiare il lessico della sicurezza baltica, anche se il presidente Gitanas Nauseda ha precisato che non esiste al momento un piano per ospitare testate nucleari nel Paese. L’obiettivo dichiarato è un altro: rendere Vilnius parte piena degli strumenti di deterrenza dell’Alleanza Atlantica e del possibile ombrello nucleare europeo.
La mossa di Vilnius
L’iniziativa riguarda l’articolo 137 della Costituzione lituana, nato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e prima dell’ingresso del Paese nella Nato. Quel testo vieta la presenza di armi di distruzione di massa e basi militari straniere. Per modificarlo serviranno due votazioni parlamentari separate, con una maggioranza qualificata dei due terzi. Secondo le indicazioni arrivate da Vilnius, l’approvazione potrebbe arrivare entro la fine dell’anno, favorita da un consenso politico molto ampio.
La formula scelta da Nauseda è prudente ma chiara. La Lituania non annuncia l’arrivo di testate nucleari, però vuole eliminare un limite considerato ormai inadatto alla nuova fase strategica. Il Paese confina con l’exclave russa di Kaliningrad e con la Bielorussia, alleata di Mosca, e da anni vive la sicurezza nazionale come un tema esistenziale.
Il fianco orientale e la Germania
La svolta lituana si inserisce nel rafforzamento del fianco orientale della Nato. La Germania ha avviato il dispiegamento permanente di una brigata in Lituania, con un contingente destinato ad arrivare a circa 5 mila militari. Il progetto era stato concordato da Berlino e Vilnius nel 2023, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ed è diventato uno dei segnali più visibili del nuovo impegno tedesco nell’Europa baltica.
La presenza tedesca ha un valore militare, ma anche politico. Per i Paesi baltici significa avere sul proprio territorio un alleato europeo di primo piano. Per Berlino significa assumere una responsabilità diretta nella difesa della frontiera più esposta dell’Alleanza. Non a caso il tema della deterrenza torna mentre il cancelliere Friedrich Merz spinge per una Nato più europea, pur dentro il quadro transatlantico.
Il precedente finlandese
La Lituania non è sola in questo ripensamento. A giugno il Parlamento della Finlandia ha approvato la rimozione del divieto totale sulle armi nucleari, consentendo in circostanze eccezionali il trasporto, il rifornimento o la detenzione di armamenti nucleari sul territorio nazionale nell’ambito della difesa del Paese e della Nato. Anche Helsinki, entrata nell’Alleanza nel 2023, ha spiegato la scelta con la necessità di allinearsi alla deterrenza nucleare atlantica.
Il passaggio finlandese ha già provocato reazioni dure da parte della Russia, che considera l’eventuale presenza di armi nucleari vicino ai propri confini un fattore di escalation. Ma per molti governi dell’Europa nord-orientale il punto è opposto: proprio la pressione russa, insieme alla guerra in Ucraina, rende necessario rimuovere vincoli nazionali che potrebbero ostacolare la pianificazione comune dell’Alleanza.
L’ombrello europeo
Il dossier lituano entra anche nel dibattito sull’eventuale estensione della deterrenza nucleare francese a un quadro europeo più ampio. Parigi è l’unica capitale dell’Unione europea dotata di un arsenale nucleare autonomo dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue. La discussione, rilanciata nei mesi scorsi, riguarda il modo in cui gli europei possano rafforzare la propria capacità di deterrenza senza indebolire il legame con gli Stati Uniti e con la Nato.
La scelta della Lituania non apre automaticamente la strada a testate nucleari sul suo territorio. Apre però una porta politica e costituzionale. Il messaggio a Mosca è che i Paesi baltici non vogliono trovarsi con le mani legate se il quadro di sicurezza dovesse peggiorare. Il messaggio agli alleati è altrettanto netto: Vilnius chiede di essere dentro tutte le forme di deterrenza disponibili, non ai margini.
