Il Venezuela entra in una settimana di lutto nazionale mentre, sotto le macerie di La Guaira, i soccorritori continuano a cercare superstiti. La decisione è stata annunciata dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, che ha parlato di un Paese «con l’anima lacerata» dopo la doppia scossa del 24 giugno, indicata dalle prime ricostruzioni internazionali con magnitudo 7.2 e 7.5. Il bilancio comunicato dalle autorità è salito a 2.295 morti, con oltre 11mila feriti e un numero ancora incerto di dispersi.
La corsa contro il tempo
A una settimana dal terremoto, la speranza si è assottigliata ma non è scomparsa. Le squadre locali e i soccorritori arrivati dall’estero lavorano tra Macuto, Playa de los Cocos, Playa Grande e Catia La Mar, in un territorio ferito da crolli, blackout, ospedali sovraccarichi e centinaia di edifici lesionati. Secondo le ricostruzioni diffuse negli ultimi giorni, migliaia di operatori internazionali sono stati dispiegati nelle zone più colpite, mentre le autorità continuano ad aggiornare il bilancio delle vittime.
Il caso che tiene il Paese sospeso è quello di Hernán Alberto Gil Flores, rimasto intrappolato sotto le rovine del centro commerciale Galerías Playa Grande. I soccorritori del Salvador hanno riferito di essere riusciti a parlargli e a far arrivare acqua attraverso una sonda, ma la struttura è instabile e il percorso verso il punto in cui si trova è ostruito da metri di cemento e ferri contorti. Gli aggiornamenti sono arrivati anche attraverso comunicazioni rilanciate dal presidente salvadoregno Nayib Bukele.
La pioggia e il silenzio sotto le rovine
Le piogge hanno reso ancora più difficile il lavoro delle squadre di emergenza. L’acqua ha appesantito le macerie, aumentato il rischio di nuovi cedimenti e complicato l’ascolto dei segnali provenienti dagli anfratti ancora raggiungibili. È in questo scenario che si è chiusa la ricerca di Valentina, 14 anni, rimasta per ore in contatto vocale con i vigili del fuoco. Quando la pioggia ha coperto ogni rumore e poi è cessata, dalle macerie non è più arrivata risposta.
La tragedia personale si intreccia con quella collettiva. Padri, madri e figli attendono davanti agli edifici crollati, spesso senza sapere se sperare in un soccorso o prepararsi al riconoscimento di un corpo. Nelle immagini diffuse dalle agenzie e dalle televisioni internazionali, i volontari scavano accanto ai professionisti, mentre la popolazione denuncia ritardi nei soccorsi e una macchina pubblica fragile davanti a una catastrofe di queste dimensioni.
Il rischio sanitario
Con il passare delle ore cresce anche l’allarme sanitario. Il caldo, le piogge, la presenza di corpi ancora sotto le macerie e la difficoltà nella gestione dei rifiuti possono trasformare l’emergenza sismica in una crisi epidemica. Le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite hanno avvertito che la gestione dei detriti e delle condizioni igieniche è ormai una priorità, insieme alla cura dei feriti e alla sistemazione degli sfollati.
Il sistema ospedaliero di Caracas e La Guaira è sotto pressione. Ai traumi fisici si aggiungono disidratazione, infezioni, shock, crisi respiratorie e il peso psicologico di chi ha perso casa, familiari e mezzi di sostentamento. La richiesta di aiuti internazionali riguarda ora tende, medicinali, generatori, acqua potabile, squadre mediche e strumenti per accelerare la rimozione sicura delle macerie.
Rabbia e fase due dell’emergenza
Accanto al dolore cresce la rabbia. Quattro funzionari della polizia scientifica sarebbero stati arrestati dopo essere stati sorpresi da cittadini mentre portavano via denaro dalle macerie. È il segnale più duro della fase che si apre ora: quella degli sfollati da ricollocare, dei quartieri da bonificare, dei feriti da seguire nel tempo e di un territorio da ricostruire.
Per il Venezuela, già segnato da anni di crisi economica, instabilità politica e fragilità infrastrutturale, il terremoto apre una prova destinata a durare ben oltre i sette giorni di lutto. La priorità resta salvare chi può ancora essere raggiunto. Subito dopo verrà il conto più lungo: dare un tetto agli sfollati, evitare epidemie, ricostruire scuole, ospedali, strade e fiducia.
