Lefebvriani, quattro vescovi senza mandato papale

A Écône le consacrazioni contestate nonostante l’appello di Leone XIV

lefebvriani quattro vescovi senza mandato papale

La Fraternità San Pio X procede con le ordinazioni episcopali e respinge le sanzioni di Roma. Per la Chiesa scatta la scomunica automatica

I lefebvriani hanno proceduto questa mattina a Écône, in Svizzera, con la consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio, aprendo uno dei passaggi più delicati nei rapporti con la Santa Sede dai tempi dello scisma del 1988. La celebrazione è iniziata alle 9 nel grande tendone allestito accanto al seminario della Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata da Marcel Lefebvre.

Il gesto arriva nonostante l’ultimo appello di Leone XIV, che alla vigilia aveva chiesto ai responsabili della Fraternità di tornare sui propri passi per evitare una nuova frattura con Roma. La risposta è arrivata dai fatti: le ordinazioni sono andate avanti e, secondo il diritto canonico, fanno scattare la scomunica automatica per chi consacra e per chi viene consacrato senza mandato del Papa.

Lo strappo nel seminario di Écône

A presiedere il rito sono stati Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay, gli ultimi due vescovi ancora vivi tra quelli consacrati da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988, quando il fondatore della Fraternità sfidò apertamente la disciplina della Chiesa e incorse nella scomunica. I nuovi vescovi sono lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.

La celebrazione ha avuto un forte valore simbolico. Prima della messa è stato letto un testo del superiore generale, don Davide Pagliarani, che ha sostituito di fatto il mandato apostolico normalmente necessario per una consacrazione episcopale. Nel documento, la Fraternità ha definito la situazione della Chiesa una circostanza eccezionale e ha rivendicato il dovere di trasmettere l’episcopato a sacerdoti ritenuti fedeli alla tradizione.

L’accusa alla Chiesa del Concilio

Il cuore dello scontro resta il giudizio sul Concilio Vaticano II. Per la Fraternità San Pio X, le autorità della Chiesa avrebbero assunto da allora un orientamento contrario alla tradizione cattolica. Per questo, secondo don Pagliarani, eventuali pene o censure contro le consacrazioni non avrebbero valore.

Nell’omelia, il superiore dei lefebvriani ha respinto l’accusa di ribellione e ha rivendicato l’amore per il Papa, ma ha contrapposto la “lingua della fede” alla lingua dell’inclusione, dell’ascolto e del dialogo attribuita alla Chiesa contemporanea. Il messaggio è stato netto: la Fraternità si dice pronta a pagare qualsiasi prezzo, anche quello di essere trattata da ribelle, pur di difendere ciò che considera la fede integrale.

La scomunica automatica

Per il diritto della Chiesa, le consacrazioni compiute senza mandato pontificio sono illecite ma valide. Sono illecite perché mancano dell’autorizzazione del Papa, ma valide perché amministrate da vescovi già ordinati validamente. È proprio questa validità sacramentale a rendere più grave lo strappo: i nuovi presuli potranno a loro volta ordinare sacerdoti e garantire continuità alla Fraternità.

La sanzione prevista è la scomunica “latae sententiae”, cioè automatica, che scatta per il solo fatto di aver compiuto l’atto proibito. La Santa Sede potrà ora intervenire con un decreto formale per dichiarare e circostanziare la sanzione, chiarendo se riguarderà soltanto i vescovi consacranti e consacrati o se avrà effetti più ampi nel perimetro della Fraternità.

Il precedente del 1988

Il precedente pesa su tutta la vicenda. Nel 1988 Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio, provocando una rottura con Giovanni Paolo II. Quelle scomuniche furono poi revocate nel 2009 da Benedetto XVI, nel tentativo di riaprire un canale di dialogo con il mondo tradizionalista. Il nuovo atto di Écône riporta però la crisi al punto più alto, con il rischio di consolidare una separazione di fatto.

La Fraternità rivendica la propria continuità con la tradizione cattolica e respinge l’idea di uscire dalla Chiesa. Per Roma, invece, consacrare vescovi senza mandato del Papa tocca direttamente il principio di comunione ecclesiale e l’autorità del Pontefice. È su questo confine, tra rivendicazione dottrinale e obbedienza canonica, che si consuma il nuovo scontro.

Una frattura destinata a pesare

La giornata di Écône non chiude la vicenda, ma apre una fase nuova. La Santa Sede dovrà ora decidere tempi e forma della risposta, mentre i lefebvriani rivendicano di aver agito in stato di necessità. Il dialogo, già fragile, appare compromesso.

Lo strappo arriva in un momento sensibile per il pontificato di Leone XIV, chiamato a misurarsi con una crisi che non riguarda soltanto un gruppo tradizionalista, ma il rapporto tra autorità, dottrina e unità della Chiesa. A quasi quarant’anni dal gesto di Lefebvre, Écône torna a essere il luogo simbolo della ribellione alla Roma conciliare.