Un discorso per rivendicare i risultati della propria politica estera, rilanciare il ruolo degli Stati Uniti nello scenario internazionale e ribadire che la forza militare americana resta uno degli strumenti centrali della sua strategia diplomatica. Davanti ai leader riuniti per l’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente Donald Trump ha difeso le scelte compiute dalla sua amministrazione, alternando annunci di nuovi accordi a minacce nei confronti dei Paesi considerati ostili a Washington.
Il passaggio più significativo del suo intervento, pronunciato martedì 22 settembre al Palazzo di Vetro di New York, riguarda l’Iran. Il presidente americano ha prospettato un nuovo accordo con Teheran, lasciando intendere che, in assenza di un’intesa, gli Stati Uniti potrebbero ricorrere ancora alla forza militare.
Nel discorso, durato poco meno di quaranta minuti, Trump ha rivendicato un ruolo personale nella gestione dei conflitti internazionali, sostenendo di avere ottenuto risultati che, a suo giudizio, i predecessori non erano riusciti a raggiungere.
«Mentre gli altri parlavano, io ho agito. Mentre gli altri parlavano di pace, io ho fatto la pace», ha dichiarato il presidente, presentando il ricorso alla forza come uno strumento per affrontare le crisi internazionali.
Un messaggio rivolto ai governi stranieri, ma anche all’opinione pubblica americana, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, che rinnoveranno l’intera Camera dei rappresentanti e una parte del Senato.
Iran, la minaccia militare e la possibilità di un’intesa
Il presidente ha detto di ritenere possibile un accordo con l’Iran dopo le elezioni americane di novembre, ma ha accompagnato l’apertura diplomatica con la minaccia di «annientare» il Paese qualora i negoziati non portassero a un risultato. Ha ribadito che Washington non intende consentire a Teheran di dotarsi di armi nucleari e ha chiesto agli altri governi di accrescere la pressione economica sul regime iraniano.
Le sue parole arrivano mentre restano aperte le questioni legate al conflitto e alla navigazione nello stretto di Hormuz, un passaggio decisivo per il commercio energetico. Secondo quanto riferito da Trump a margine dei lavori dell’Onu, gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno partecipato a un colloquio di circa tre ore nell’ambito dei contatti per una possibile intesa. La disponibilità al dialogo non equivale, al momento, a un accordo raggiunto: termini e garanzie restano da definire.
Ucraina, la previsione sulla fine della guerra
Sul conflitto in Ucraina, Trump ha dichiarato di lavorare con le leadership di Mosca e Kyiv e ha espresso la convinzione che una soluzione possa arrivare prima di quanto si immagini. Si tratta di una previsione del presidente americano, non di una scadenza concordata tra le parti.
A New York il presidente ha incontrato Volodymyr Zelensky. Dopo il colloquio, il leader ucraino ha ribadito la disponibilità a un cessate il fuoco che riguardi gli attacchi alle infrastrutture energetiche, purché la Russia interrompa a sua volta le operazioni contro la rete energetica ucraina. Rimangono da chiarire le condizioni di un eventuale negoziato e il coinvolgimento di Vladimir Putin.
Groenlandia, l’accordo con Danimarca e governo locale
Tra gli annunci più concreti c’è quello relativo alla Groenlandia. A margine dell’Assemblea generale, Trump ha firmato con la prima ministra danese Mette Frederiksen e il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen un accordo sulla sicurezza nell’Artico e nell’Atlantico settentrionale.
L’intesa prevede un ampliamento della presenza militare statunitense, con due nuove aree destinate alle basi, oltre al potenziamento delle attività già svolte a Pituffik. La Groenlandia resta sotto sovranità danese e l’accordo riconosce il diritto della popolazione locale all’autodeterminazione. Il presidente ha presentato il rafforzamento militare come parte della difesa del Nord America e degli alleati europei.
Cuba e intelligenza artificiale, le altre sfide lanciate dal podio
Nel passaggio dedicato all’America latina, Trump ha definito Cuba uno «Stato fallito» e ha sostenuto che il governo dell’Avana sia sottoposto a forti pressioni. Ha riferito che il segretario di Stato Marco Rubio è impegnato in contatti diplomatici con l’isola. Le valutazioni sul futuro del governo cubano restano dichiarazioni del presidente americano, non sviluppi già accertati.
Sull’intelligenza artificiale, il presidente ha respinto l’idea di un sistema internazionale di controllo della tecnologia. Ha inoltre annunciato la volontà di utilizzare nei documenti dell’amministrazione americana l’espressione «superintelligenza» al posto di «intelligenza artificiale», presentando la competizione tecnologica con la Cina come una priorità per gli Stati Uniti.
Giornalisti esclusi, l’apertura legata alla decisione del giudice
Dopo il discorso, Trump ha affrontato anche la controversia sui cronisti di CNN, MS NOW e Politico, ai quali era stato negato l’accesso alla Casa Bianca. Le testate hanno contestato il provvedimento in tribunale, mentre i loro giornalisti hanno potuto seguire gli appuntamenti dell’Onu con accrediti rilasciati direttamente dalle Nazioni Unite.
Interpellato sulla possibilità di riammetterli qualora il giudice lo imponesse, il presidente ha risposto che «probabilmente» lo farebbe, continuando però a difendere l’esclusione in nome della sicurezza nazionale. Non si tratta quindi, per ora, dell’annuncio di una revoca del divieto: la questione resta legata al procedimento giudiziario e alle successive decisioni dell’amministrazione.
Le prossime mosse diplomatiche
L’intervento all’Onu lascia aperti dossier diversi: le condizioni per un’intesa con Teheran, le prospettive di un cessate il fuoco in Ucraina e l’attuazione dell’accordo sulla Groenlandia. Su questi temi, le dichiarazioni del presidente indicano gli obiettivi di Washington, ma non sostituiscono negoziati, atti esecutivi e verifiche sul terreno.
