La Francia si avvicina alle elezioni presidenziali del 2027 in un clima di profonda incertezza. Il Paese che per decenni ha rappresentato uno dei principali motori dell'integrazione europea si trova alle prese con una crisi di fiducia nelle istituzioni, un sistema politico frammentato e un Rassemblement national che occupa una posizione centrale nei sondaggi.
A meno di sei mesi dal voto, Marine Le Pen è accreditata di oltre un terzo delle intenzioni di voto al primo turno. Un risultato che testimonia il radicamento del suo partito e la difficoltà degli altri schieramenti a costruire un'alternativa condivisa.
Il problema non riguarda soltanto la competizione elettorale. La fine della presidenza di Emmanuel Macron, che non può candidarsi per un terzo mandato consecutivo, apre una fase di transizione destinata a incidere sugli equilibri della Francia e dell'Unione europea.
La prospettiva di un cambiamento politico a Parigi viene osservata con particolare attenzione dalle istituzioni europee, soprattutto per le possibili conseguenze sulle politiche economiche, sulla sicurezza e sui rapporti internazionali.
Un Paese attraversato dalla sfiducia
La fotografia più significativa dello stato d'animo francese arriva dall'indagine elettorale realizzata da Ipsos BVA per il Cevipof di Sciences Po, la Fondazione Jean-Jaurès, l'Institut Montaigne e Le Monde.
Nella rilevazione pubblicata a settembre, il 59 per cento degli intervistati indica la preoccupazione tra i sentimenti prevalenti, mentre il 51 per cento parla di incertezza. Il 34 per cento esprime stanchezza e il 30 per cento rabbia.
Ancora più significativo è il giudizio sul futuro. Il 74 per cento degli intervistati ritiene che la situazione della Francia peggiorerà nei mesi successivi, mentre soltanto il 4 per cento prevede un miglioramento.
Nonostante questo pessimismo, l'interesse per la politica non è scomparso. Il 75 per cento degli intervistati dichiara di seguire con attenzione la prossima elezione presidenziale.
È una contraddizione soltanto apparente: la sfiducia verso il sistema politico convive con l'aspettativa che il voto possa produrre un cambiamento.
Il 71 per cento dei partecipanti all'indagine auspica infatti una trasformazione politica e sociale significativa, mentre il 29 per cento preferirebbe soprattutto una fase di maggiore stabilità.
Marine Le Pen e il consolidamento del Rassemblement national
In questo scenario, Marine Le Pen mantiene un consenso elettorale consistente.
L'indagine di settembre attribuisce alla leader del Rassemblement national almeno un terzo delle intenzioni di voto al primo turno, indipendentemente dalle principali combinazioni di candidati considerate.
Le rilevazioni effettuate nella seconda metà di ottobre confermano valori compresi, a seconda degli istituti e degli scenari, tra il 33 e il 36 per cento.
Si tratta di intenzioni di voto, non di risultati acquisiti. La campagna elettorale deve ancora entrare nella sua fase decisiva e la composizione delle candidature potrebbe modificare gli equilibri.
Il dato politico più importante è però la continuità del consenso registrato dal Rassemblement national, che ha progressivamente ampliato la propria presenza elettorale oltre le aree nelle quali era storicamente più forte.
Il partito ha costruito la propria proposta soprattutto attorno ai temi dell'immigrazione, della sicurezza, del potere d'acquisto e della sovranità nazionale.
Il suo posizionamento sull'integrazione europea è cambiato rispetto al passato. La formazione non propone più l'uscita della Francia dall'euro, ma continua a sostenere una revisione dei rapporti tra le istituzioni europee e gli Stati membri.
Il centro politico perde terreno dopo Macron
La principale difficoltà degli avversari di Le Pen è la frammentazione.
Il campo politico che ha sostenuto Emmanuel Macron negli ultimi anni non dispone di una figura capace di raccogliere automaticamente l'eredità del presidente uscente.
L'ex primo ministro Édouard Philippe, leader di Horizons, resta uno dei protagonisti della competizione, ma negli ultimi sondaggi ha registrato una flessione.
Nelle rilevazioni di ottobre, Philippe si colloca intorno al 14-15 per cento, con differenze legate alle candidature ipotizzate.
Anche Gabriel Attal, già presidente del Consiglio e figura centrale di Renaissance, cerca uno spazio politico autonomo.
Tra i due emergono divergenze sulla strategia da seguire e sull'eventualità di organizzare primarie per individuare una candidatura comune dell'area centrista.
La competizione coinvolge inoltre esponenti della destra repubblicana, tra cui Bruno Retailleau, e altri rappresentanti dell'area conservatrice.
La moltiplicazione delle candidature rende più difficile concentrare il consenso su un singolo progetto politico.
Mélenchon e Glucksmann, la sinistra cerca una direzione
La divisione non riguarda soltanto il centro.
A sinistra, Jean-Luc Mélenchon, leader de La France insoumise, mantiene una base elettorale rilevante. Alcune rilevazioni di ottobre gli attribuiscono circa il 17 per cento delle intenzioni di voto.
Il suo programma punta su una maggiore redistribuzione della ricchezza, sull'intervento pubblico nell'economia e su una revisione delle politiche sociali e istituzionali.
Un'altra parte dell'elettorato progressista guarda invece a Raphaël Glucksmann, esponente di Place publique, che propone una linea socialdemocratica ed europeista.
Glucksmann raccoglie, nelle rilevazioni più recenti, consensi intorno al 13 per cento, mentre le altre componenti della sinistra restano divise tra progetti e leadership differenti.
La distanza politica tra Mélenchon e Glucksmann riguarda anche il rapporto con l'Unione europea, la politica estera e le modalità di costruzione di eventuali alleanze.
Il quadro rende complessa l'individuazione di un candidato unitario, mentre il sistema presidenziale francese prevede un secondo turno tra i due candidati più votati qualora nessuno ottenga la maggioranza assoluta al primo.
Il problema del fronte repubblicano
Per molti anni la politica francese ha conosciuto il cosiddetto fronte repubblicano, una convergenza elettorale tra partiti differenti per impedire l'elezione di candidati del Front national, poi diventato Rassemblement national.
Il meccanismo ha avuto un ruolo importante nelle presidenziali del 2002, del 2017 e del 2022.
Oggi, però, la sua tenuta viene discussa alla luce delle trasformazioni del sistema politico.
Una parte dell'elettorato considera sempre meno automatico il sostegno al candidato avversario dell'estrema destra al ballottaggio. Altri elettori dichiarano di voler valutare soprattutto programmi, credibilità delle proposte e identità dei candidati.
Le interviste raccolte da Le Monde tra gli indecisi mostrano proprio questa difficoltà: molti cittadini non si riconoscono pienamente in nessuna delle opzioni disponibili e non hanno ancora deciso se partecipare al voto.
Il peso degli indecisi e degli astenuti potrebbe quindi risultare significativo, ma non consente oggi di formulare conclusioni sull'esito delle elezioni.
La questione giudiziaria e il ruolo di Bardella
Sul percorso di Marine Le Pen pesa anche la vicenda giudiziaria relativa all'utilizzo dei fondi del Parlamento europeo.
La questione ha aperto interrogativi sulla possibilità della leader del Rassemblement national di presentarsi alle presidenziali, rendendo particolarmente importante il ruolo del presidente del partito, Jordan Bardella.
Bardella rappresenta un'eventuale alternativa alla candidatura di Le Pen ed è già stato considerato in diversi scenari elettorali.
Il partito deve dunque gestire contemporaneamente la preparazione della campagna presidenziale e l'incertezza relativa alla definizione della propria candidatura.
La scelta definitiva dipenderà dagli sviluppi giudiziari e dalle decisioni politiche interne alla formazione.
Perché l'Europa guarda a Parigi con preoccupazione
L'eventuale cambiamento degli equilibri politici francesi avrebbe conseguenze che andrebbero oltre i confini nazionali.
La Francia è una delle principali economie dell'Unione europea, dispone di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed è l'unico Stato membro dell'Unione dotato di un arsenale nucleare nazionale.
Parigi svolge inoltre un ruolo centrale nella cooperazione europea sulla difesa e nei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, la Russia e l'Ucraina.
Le posizioni del Rassemblement national su immigrazione, sovranità, bilancio europeo e rapporti tra diritto nazionale e diritto dell'Unione differiscono in diversi punti da quelle sostenute dall'attuale presidenza.
Un eventuale cambio di maggioranza all'Eliseo potrebbe quindi modificare le priorità negoziali francesi all'interno delle istituzioni europee.
Non significherebbe necessariamente un'immediata rottura con Bruxelles. Molto dipenderebbe dal programma effettivamente adottato, dalla composizione del governo e dai rapporti con il Parlamento francese.
La questione interessa soprattutto il rapporto tra Francia e Germania, tradizionalmente uno dei principali assi politici dell'integrazione europea.
Una Francia indebolita dalla crisi politica
La transizione verso il 2027 avviene inoltre in una fase segnata da difficoltà economiche e istituzionali.
La frammentazione dell'Assemblea nazionale ha reso più complicata la formazione di maggioranze parlamentari stabili, mentre il dibattito sui conti pubblici continua a occupare un posto centrale nella politica francese.
Il debito, la spesa sociale, il costo della vita e la crescita economica rappresentano questioni sulle quali i principali schieramenti propongono soluzioni differenti.
Il malcontento registrato dai sondaggi nasce anche dalla percezione che il sistema politico fatichi a rispondere alle preoccupazioni quotidiane dei cittadini.
In questo contesto, il consenso verso il Rassemblement national si intreccia con la richiesta di un cambiamento politico, mentre le forze che si oppongono a Le Pen devono ancora definire una strategia comune.
Il 2027 come passaggio decisivo per la Francia
Le prossime elezioni presidenziali segneranno la conclusione dei due mandati consecutivi di Emmanuel Macron e l'inizio di una nuova fase della Quinta Repubblica.
I sondaggi descrivono un Rassemblement national con una base di consenso ampia e relativamente stabile, ma lasciano aperte molte questioni: la definizione delle candidature, le alleanze, la partecipazione al voto e le scelte degli elettori al secondo turno.
La Francia non ha ancora deciso il proprio futuro politico. Sta però attraversando una trasformazione che rende meno prevedibili gli equilibri costruiti negli ultimi decenni.
Per l'Europa, seguire questa evoluzione significa osservare una delle scelte politiche più importanti dei prossimi mesi, consapevole che le decisioni prese a Parigi influenzeranno anche il futuro dell'integrazione continentale.
