Trump sarà «Mister Veto»: la nuova sfida al Congresso democratico

Dopo la sconfitta alle elezioni di metà mandato, la Casa Bianca prepara una nuova strategia

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I democratici conquistano Camera e Senato, cambiando gli equilibri a Washington. Il presidente punta sul potere di veto per fermare le leggi dell'opposizione. Si apre una fase di difficile convivenza istituzionale

I democratici conquistano Camera e Senato, cambiando gli equilibri a Washington. Il presidente punta sul potere di veto per fermare le leggi dell'opposizione. Si apre una fase di difficile convivenza istituzionale.

La sconfitta è arrivata, ma la resa politica non è nei programmi della Casa Bianca. Donald Trump si prepara a diventare «Mister Veto», come aveva annunciato alla vigilia delle elezioni di metà mandato. Con il Congresso passato nelle mani dei democratici, il presidente americano cambia strategia e punta su uno degli strumenti più importanti previsti dalla Costituzione: il potere di respingere le leggi approvate dal Parlamento.

Il voto del 3 novembre ha ridisegnato gli equilibri politici degli Stati Uniti. La conquista della Camera dei rappresentanti e del Senato da parte dell'opposizione apre una fase di governo diviso, destinata a condizionare profondamente gli ultimi due anni del mandato presidenziale. Una svolta maturata sull'onda del malcontento per il costo della vita, le politiche economiche e la guerra con l'Iran, che ha trasformato le elezioni in un giudizio nazionale sull'amministrazione repubblicana.

Dalla sconfitta alla strategia del veto

Il capo dell'esecutivo aveva anticipato le proprie intenzioni prima del voto. In un'intervista aveva spiegato che, in caso di vittoria democratica, sarebbe diventato «Mister Veto», pronto a bloccare i provvedimenti incompatibili con il programma della sua amministrazione. Non avrebbe permesso agli avversari di fare tutto ciò che volevano, pur lasciando aperta la possibilità di raggiungere successivamente degli accordi.

Dopo il risultato elettorale, quella previsione è diventata una prospettiva concreta. Il presidente ha accettato l'esito delle urne, sostenendo però che una sua presenza sulla scheda elettorale avrebbe prodotto un risultato diverso. La linea politica resta quella di contrastare le iniziative legislative considerate inaccettabili, senza escludere la strada del compromesso.

La strategia contiene due elementi apparentemente contraddittori: fermezza nei confronti della nuova maggioranza e disponibilità a negoziare. Il veto potrebbe diventare non soltanto uno strumento per fermare le leggi, ma anche una leva per costringere gli avversari a cercare un'intesa.

Il potere di bloccare le leggi

Il sistema istituzionale americano offre alla presidenza strumenti importanti anche quando viene meno il sostegno parlamentare. La Costituzione consente infatti di respingere un provvedimento approvato dalle due camere, rimandandolo al Congresso con le proprie obiezioni.

Per superare un veto occorre una maggioranza qualificata dei due terzi sia alla Camera sia al Senato. Una soglia elevata che, in un sistema politico profondamente polarizzato, rende particolarmente difficile approvare una legge contro la volontà della presidenza.

Ma il potere di blocco non equivale alla possibilità di governare senza il Parlamento. Le nuove maggioranze potranno fermare le iniziative legislative dell'esecutivo, controllare le commissioni parlamentari e avviare indagini sull'attività dell'amministrazione. Il Senato democratico avrà inoltre un ruolo decisivo nella valutazione delle nomine governative e giudiziarie.

Dal gennaio 2027, quando entrerà in carica il nuovo Congresso, Washington vivrà dunque una stagione nella quale nessuna delle due parti potrà imporre facilmente la propria agenda politica.

Economia e bilancio, i terreni dello scontro

Le prime difficoltà potrebbero emergere sui provvedimenti economici. Il finanziamento delle attività federali, le politiche fiscali, la spesa pubblica e gli interventi a sostegno delle famiglie richiederanno accordi tra istituzioni guidate da forze politiche contrapposte.

Le tensioni potrebbero tradursi in negoziati prolungati e, nei casi più difficili, nel rischio di blocchi amministrativi qualora non venissero approvate le risorse necessarie al funzionamento degli uffici federali.

Per i democratici, tuttavia, la conquista del Parlamento non rappresenta soltanto un'occasione per ostacolare il governo. Il risultato elettorale consegna al partito una responsabilità politica precisa: dimostrare di saper rispondere alle difficoltà economiche che hanno alimentato la protesta degli elettori.

Anche il Partito repubblicano dovrà interrogarsi sulle ragioni della sconfitta. Il voto ha mostrato un cambiamento di orientamento in territori conservatori e tra settori dell'elettorato che avevano contribuito al ritorno dei repubblicani alla presidenza nel 2024.

La Casa Bianca guarda già al 2028

La nuova fase istituzionale si intreccia inevitabilmente con la prossima corsa presidenziale. Ogni veto, ogni compromesso e ogni scontro parlamentare diventeranno parte del confronto politico che accompagnerà il Paese fino al 2028.

Il Partito democratico dovrà trasformare il successo elettorale in una proposta di governo credibile, mentre i repubblicani saranno chiamati a ricostruire una strategia capace di recuperare i consensi perduti.

Per il presidente comincia una prova diversa da quella affrontata nei primi due anni del mandato. Non si tratterà più soltanto di realizzare il proprio programma, ma di difenderne i risultati e negoziare con un'opposizione rafforzata dalle urne.

La vittoria democratica non cancella l'autorità costituzionale della presidenza, ma ne limita sensibilmente la libertà di iniziativa legislativa. Il potere di dire no potrebbe così diventare importante quanto quello di proporre. E «Mister Veto», più che uno slogan, rischia di diventare il simbolo di una stagione politica dominata dalla necessità di trovare compromessi tra istituzioni contrapposte.