"Io abusato dal prete. Mi taglio le vene in piazza San Pietro"

E' la minaccia di Arturo Borrelli che ha denunciato di aver subito abusi da parte di un prete

Non mi arrenderò fino a che Papa Francesco non manderà via il cardinale Crescenzio Sepe perché non ha dato seguito alle mie denunce presentate dal 2010 al 2014

Napoli.  

 

di Simonetta Ieppariello

Chiede giustizia, si dice pronto ad uccidersi, per ottenerla. Arturo Borreli ha denunciato di aver subito  abusi da un prete nel napoletano quando era un ragazzino. Oggi un sit in per richiamare attenzione e chiarezza sul caso.

Dopo le accuse il sacerdote è stato trasferito nel Nord Italia, ma continua a esercitare le sue funzioni a contatto con i bambini.

"Non sono pazzo e non voglio provocare ulteriore dolore alla mia famiglia ma, pur di ottenere giustizia, sono pronto a tagliarmi le vene in Piazza San Pietro perché i bambini non vanno toccati da nessuno e tanto meno dai preti". Così Borrelli che ha denunciato di aver subito abusi da parte di un prete della Diocesi napoletana nel 1989 quando aveva 13 anni e che da tempo chiede giustizia. Un desiderio di giustizia che si è tatuato finanche sulla pelle. Sul braccio destro, Arturo si è impresso una bilancia simbolo di giustizia con una spada simbolo di lotta. Ha detto oggi, mostrando il volto a differenza di altre volte, durante l'ennesimo sit in organizzato oggi in via Duomo nei pressi della cattedrale di Napoli: «Non mi arrenderò fino a che Papa Francesco non manderà via il cardinale Crescenzio Sepe colpevole di grave negligenza perché non ha dato seguito alle mie denunce presentate dal 2010 al 2014, mi ha fatto perdere il lavoro e ha tentato di insabbiare la vicenda; quel prete ha continuato, in un'altra parrocchia del Nord Italia, ad esercitare l'ufficio pastorale a contatto con altri bambini».

Qualche mese fa Arturo aveva intrapreso uno sciopero della fame, che era terminato quando dal Vaticano era arrivata una telefonata in cui gli si annunciava che il suo caso sarebbe stato esaminato. Già nel 2016 era stata avviata una prima indagine interna alla Curia, chiusa però per insufficienza di prove . Poi il caso era stato riaperto dal Vaticano. Arturo Borrelli si dice esasperato dall'attesa e vuole giustizia immediata.