Omicidio Emanuele Tufano: 12 anni al leader del gruppo di Piazza Mercato

Sangue e baby gang a Napoli: 12 anni a De Martino per lo scontro in cui morì il 15enne

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Napoli.  

 

La giustizia presenta il primo conto per la tragica notte del 24 ottobre 2024, quando la vita del 15enne Emanuele Tufano si spezzò tra i vicoli di Napoli. Il GUP del Tribunale di Napoli ha condannato a 12 anni di reclusione Gennaro De Martino, 20 anni, ritenuto dagli inquirenti della DDA il leader del gruppo criminale di Piazza Mercato. Nonostante la Procura Antimafia avesse chiesto 16 anni per tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose, la sentenza emessa con rito abbreviato ha visto cadere alcune delle aggravanti contestate, riducendo la pena finale.

Dal carcere alla "stesa": il profilo di Gennaro De Martino

La figura di De Martino emerge dalle carte dell'inchiesta come quella di un giovane già pienamente inserito nelle dinamiche della malavita organizzata. Figlio di un noto pregiudicato assassinato nel 2021 durante la faida di Ponticelli, De Martino ha partecipato al conflitto a fuoco contro il gruppo del Rione Sanità subito dopo essere evaso dal carcere di Airola. Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Celeste Carrano, De Martino guidava la paranza di Piazza Mercato contrapposta a quella guidata da Cristian Scarallo proveniente dal rione Sanità.

La verità sull'omicidio Tufano: il dramma del "fuoco amico"

L'inchiesta giudiziaria ha fatto luce su un dettaglio agghiacciante: Emanuele Tufano non sarebbe stato ucciso dai rivali di Piazza Mercato, ma dai suoi stessi compagni. Il 15enne è rimasto vittima del cosiddetto "fuoco amico". Durante una "stesa" (un raid intimidatorio a colpi d'arma da fuoco) effettuata dal gruppo della Sanità contro quello del Mercato, un proiettile vagante esploso dalla sua stessa paranza ha colpito a morte il giovane Emanuele. Uno scontro di potere per il controllo del territorio tra gruppi di giovanissimi disposti a tutto pur di affermare la propria egemonia criminale. "L'ennesima vita spezzata in un conflitto assurdo, dove il confine tra carnefici e vittime diventa tragicamente labile", commentano fonti vicine all'inchiesta.

La scia di sangue: l'omicidio Durante e l'errore del clan

La morte di Tufano non ha fermato la violenza, ma ha innescato una spirale di vendette interne. Nel marzo 2025, l'assassinio di Emanuele Durante è stato indicato dagli investigatori come una conseguenza diretta della morte del 15enne Tufano. Durante, legato ai vertici dell'organizzazione malavitosa del Rione Sanità (clan Sequino), sarebbe stato ucciso perché ingiustamente accusato di essere un traditore. In realtà, la sua "colpa" sarebbe stata quella di aver pagato per l'errore commesso da altri durante la tragica notte di ottobre.

Il risarcimento e il dolore della famiglia

Nel processo si è costituita parte civile la famiglia di Emanuele Tufano, alla quale il giudice ha riconosciuto il pagamento di una provvisionale. Resta, tuttavia, l'amarezza per una condanna che, seppur significativa, non restituisce un adolescente a una vita sottratta troppo presto dalle logiche della camorra. L'inchiesta continua ora per identificare gli altri partecipanti al conflitto a fuoco, mentre Napoli interroga se stessa sulla ferocia di queste "paranze" che continuano a macchiare di sangue le strade del centro storico.