Colera, il bimbo sta bene. Borrelli:non accusate gli immigrati

Migliorano intanto le condizioni del bimbo di due anni e di sua mamma che resta stazionaria

 

di Simonetta Ieppariello

Migliorano le condizioni del bimbo di due anni bengalese affetto da colera e ricoverato al Cotugno di Napoli. Il piccino oggi compie due anni, nel reparto malattie infettive, guidato dal dottore Tascini. Resta in isolamento, come la mamma le cui condizioni sono stazionarie.

Il piccolo era arrivato in condizioni critiche - spiega il commissario straordinario dell’azienda Colli Aminei, Antonio Giordano -. E’ stato stabilizzato, reidratato e adeguatamente sottoposto alla terapia necessaria. Migliora ora dopo ora. La fase della diagnosi resta sempre la più delicata. Diagnosticato in tempo il colera viene sconfitto senza particolari rischi.». 

La profilassi

Intanto l’Asl in via preventiva ha fatto scattare profilassi e accertamenti anche con chi è entrato in contatto con la famiglia rientrata dal Bangladesh dopo una vacanza. Il primario Mario Tascini intanto precisa come non si debbano creare allarmismi. Il batterio del colera viene trasmesso infatti solo per via orofecale. Dunque in Italia e in normalissime condizioni igienico sanitarie la trasmissione è pressocchè impossibile. Sullo sfondo le polemiche per alcuni titoli di giornale, come quello di Libero “Torna il colera a Napoli. Lo hanno portato gli immigrati”.Secondo alcuni, come il consigliere Regionale dei Verdi Borrelli l’accusa agli immigrati sarebbe  davvero inaccettabile. Il componente della Commissione sanità, che sta seguendo personalmente la situazione in costante contatto con i direttori degli ospedali coinvolti e stamattina è stato anche al Cotugno dove è ancora ricoverato anche il bambino che oggi compie 2 anni e, fortunatamente, così come la mamma, è in via di guarigione.

“Al di là delle speculazioni giornalistiche, come quella del vergognoso titolo di Libero, c’è una situazione sotto controllo che non crea alcun pericolo perché tutte le persone che in qualche modo sono entrate in contatto con la donna e il bambino sono state controllate e sottoposte alle cure del caso per scongiurare ogni possibilità di contagio” ha aggiunto Borrelli per il quale “questa vicenda ha dimostrato l’efficienza della rete ospedaliera campana che, in questo caso, ha funzionato alla perfezione”.

Il caso, le malattie di importazione

Si tratta di due casi di colera, per la prima volta in Italia a 45 anni dall’ultima epidemia. Ad essere colpiti una madre e il figlio di soli 2 anni. Il vibrione è stato isolato, presso l’Ospedale Cotugno di Napoli, nelle feci del piccolo, trasferito dal Santobono, e sulla mamma, rientrati recentemente da un viaggio in Bangladesh e residenti a Sant’Arpino, in provincia di Caserta. 

Il caso 45 anni fa

Un’infezione importata dunque: il Bangladesh è infatti una zona in cui il colera circola cronicamente tra la popolazione.  Una malattia di importazione che riporta alla mente l’epidemia del 1973 che contò 24 morti a Napoli e 9 a Bari. Ma il direttore del reparto malattie infettive del Cotugno d Napoli Carlo Tascini che ha in cura i due pazienti rassicura “non c’è alcun rischio epidemia”.

Restano in isolamento gli altri due fratellini del piccolo. Le prossime ore saranno decisive per accertare se siano stati contagiati  da batteri della specie Vibrio Cholerae, provoca diarrea profusa causata dall’infezione dell’intestino e, spesso, è asintomatica o paucisintomatica. La trasmissione può avvenire per ingestione di acqua o alimenti contaminati dal batterio, mentre il contagio diretto avviene per trasmissione oro-fecale ed è molto raro in condizioni igienico-sanitarie normali. 

Allargando i controlli al nucleo familiare è risultata positiva al colera anche la mamma dei due bambini in cui è stato riscontrato il vibrione all’esame con tecnica di biologia molecolare. Sono in corso altre indagini biologiche effettuate presso i laboratori del Monaldi-Cotugno, gli unici in Campania attrezzati con varie batterie di tecniche molecolari e altamente scientifiche.

«La situazione sanitaria è sotto controllo sia dal punto di vista clinico che epidemiologico trattandosi di casi ad origine extranazionale». Così il manager dell’Asl Napoli 1 Mario Forlenza.

«Essendo una malattia batterica si cura con gli antibiotici - spiega il dottore Tascini - Ma prima che questa abbia efficacia può essere preoccupante la disidratazione e prostrazione conseguenti alla massiva perdita di liquidi e di sali minerali. Più a rischio sono bambini e anziani».

Dunque esperti e referenti sanitari assicurano: non c’è alcun rischio epidemia. «È molto basso. Quella del 1973 fu individuata come causata da mitili consumati crudi o non ben cotti, provenienti dall'estero e contaminati da un ceppo locale. L’infezione si propagò a partire dalla fine di agosto del 1973 per l’abitudine a consumare tali frutti di mare nelle popolazioni campane e della Puglia. In questo caso i contagi sono di importazione, contratti all’estero. Bastano basilari condizioni di igiene personale per evitare il contagio».