di Siep
Il colera a Napoli e la collera di Vittorio Feltri, infastidito dalle domande dei cronisti, al suo arrivo nel capoluogo partenopeo, per il titolo di apertura del quotidiano da lui diretto, “Libero”, sui due casi di colera, attualmente in cura e sotto stretta osservazione all'ospedale Cotugno. Il direttore si dice sorpreso dalle domande sul caso e rifiuta ogni accusa di antimeridionalismo o di xenofobia, in occasione del suo arrivo presso l'università di Corso Vittorio Emanuele, 292, "Suor Orsola Benincasa" per presentare il suo nuovo libro.
Ad essere stati colpiti dal colera una madre e il suo bimbo tornati dal Bangladesh, regolarmente residenti in Italia a Sant’Arpino, dopo una visita a dei parenti e rientrati in Italia.
Il titolo delle polemiche
Il quotidiano “Libero” titolava oggi “Torna il colera a Napoli”, con sistemato ad occhiello “Lo hanno portato gli immigrati”. Una scelta che ha scatenato una bufera di polemiche e proteste. Secondo il direttore e come spiegato in giornata dalla testata online liberoquotidiano.it si tratta di una comunicazione fattuale: “sono stati registrati due casi”. "Lo hanno portato gli immigrati", recitava l'occhiello di apertura dell’edizione cartacea: altrettanto fattuale la frase, secondo quanto riportato nell’articolo pubblicato on line, pubblicato poche ore fa sul portale: “il virus è stato contratto da madre e figlio neonato appena tornati dal Bangladesh”.
Le reazioni
Un titolo che non è piaciuto all’Ordine dei giornalisti della Campania. “È l’esempio di come non si fa giornalismo”, ha scritto su Facebook il presidente Ottavio Lucarelli. L’indignazione è scattata anche via Twitter.
Vittorio Feltri, prima di sedersi al tavolo dei relatori della Suor Orsola Benincasa, dove è arrivato per presentare il suo libro “Il Borghese”, ha risposto alle domande dei cronisti sul caso. Nessun dubbio per Feltri: “il titolo dice la verità, nessun attacco a Napoli. Difendo il lavoro dei colleghi”.
"Ero a Roma, ma difendo il lavoro dei colleghi"
“Ho già spiegato che ieri ero a Roma, per presentare il mio libro - spiega ai cronisti Feltri -. Ma se il titolo viene contestato, si spieghi perché. I due casi ci sono. Il colera evoca momenti drammatici proprio per Napoli. La notizia c’e e i giornalisti, lo dovrebbero sapere, danno le notizie”.
Questa la risposta secca di Feltri alle prime domande. Tra social e siti, comunicati stampa e interventi qualcuno parla "squallida campagna razzista”. Ma Feltri precisa: “non vengono insultati né i napoletani né gli immigrati”. Intanto, Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, parla di “titolo vergognoso e inutili speculazioni”.
L'apertura, la reazione
«Questa è l’apertura scelta e non mi aspettavo che mi scocciaste con il colera, che non ho portato io ma due stranieri. Prendentevela con loro, anche se sarebbe ingiusto. Si tratta di un povero bambino e della sua incolpevole madre. E cosa c’entrano i napoletani? Chi lo ha portato? Non inglesi, austriaci, svizzeri o altri?. La realtà non può essere disconosciuta, noi abbiamo raccontato realtà. Quando a Vicenza c’è stato tanto allarme per la Febbre del Nilo lo abbiamo raccontato. Sto vittimismo napoletano non lo capisco. Sembra che non si possa parlare di Napoli. Che discorsi sono? Per Napoli abbiamo massimo rispetto, è una città come città altre. Napoli è una città meravigliosa che fino a metà ottocento è stata capitale europea cultura».
«Io non ero in redazione, ma difendo pienamente il lavoro dei miei colleghi. Tutto mi aspettavo venendo qui tranne che mi rompeste le scatole con il colera».
Il fondatore e attuale direttore di Libero rigetta aspramente le accuse di xenofobia e antimeridionalismo: " La malattia l'hanno portata un povero bimbo e l'incolpevole madre, la verità è questa e non dovete prendervela con me".
Stizzito dalle domande dei cronisti, Feltri si è diretto al tavolo dei relatori, rispondendo ad una domanda sull’arrivo del ministro dell’interno di martedì a Napoli: "Salvini a Napoli ottiene un trionfo e io sono molto contento che lo accogliate bene".
