SPACCANAPOLI | Gli sgomberi e i miopi degli anni '70

Le case spuntavano di notte e chi doveva si girava dall'altra parte

Napoli.  

 

Con questa rubrica, vedremo in futuro quale cadenza riuscirà ad avere, inizia la nostra collaborazione con lo scrittore e giornalista napoletano Sergio Califano, che abbiamo avuto come collega nei tempi della battagliera redazione de Il Giornale di Napoli guidata dal recentemente scomparso Emiddio Novi, di cui lunedì prossimo, alle 11,30 nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino sarà ricordata la figura. Con affetto e riconoscenza, all'amico Sergio auguro (e mi auguro) un lunghissimo cammino insieme.
Federico Festa

di Sergio Califano

Le due costruzioni sono andate giù, alla fine.

Ai Camaldolilli, nella zona alta della città tra il Vomero e l'eremo dei Camaldoli, cambia in maniera impercettibile lo scenaio di uno dei pochi polmoni verdi di Napoli, perchè Camaldoli è sinonimo di abusivismo scellerato e diffuso, esploso e sviluppatosi negli anni '70  grazie alla complice miopia di chi doveva controllare e grazie soprattutto alla benedizione di quella malanapoli che da sempre comanda nel maranese.

La Corte d'Appello di Napoli vince quindi la sua battaglia e la Giustizia segna un punto a proprio favore in un braccio di ferro trentennale. Olio sull'asfalto, benzina sugli agenti e chiodi disseminati in strada non sono stati sufficienti a fermare la polizia e quattro abitanti delle case cancellate sono stati fermati e denunciati.

Difficile prevedere gli scenari futuri, e non soltanto per le resistenze che opporranno i prossimi destinatari di misure come questa stabilita dai giudici della Corte d'Appello napoletana. Difficile prevederlo perchè le ruspe rappresentano soltanto l'atto finale e definitivo, ancorchè forse il più spettacolare, di battaglie giudiziarie fatte di sequestri, impugnazioni degli atti da parte di avvocati, ricorsi e sospensive (come è accaduto un mese fa proprio ai Camaldolilli)

E l'intera zona dell'eremo, dove sono spuntati come funghi di notte manufatti abusivi, non è ormai più da molti decenni la zona deserta e isolata dalla metropoli, scelta dai monaci mille anni fa per il loro silenzio e le loro meditazioni.