Un anno di crisi industriali, un’ondata di dismissioni

Dalla Whirlpool alle chiusure silenti di stabilimenti, quando il capitalismo cambia pelle

Napoli.  

Il 2019 è stato un anno duro per l’economia cittadina. Napoli ha riassaporato il gusto amaro delle dismissioni industriali. Ma ha anche rivisto scendere in piazza gli operai che con la vicenda Whirlpool hanno dimostrato di essere ancora una realtà capace di lottare per il rispetto della dignità del lavoro

Le piazze partenopee, nel 2019, si sono riempite più volte, con manifestazioni di massa e partecipate, con nuovi soggetti e vecchi linguaggi. Dai ragazzi che hanno manifestato per i “fraidays for future”, ai vincitori del concorso per navigator che hanno scioperato arrivando anche al digiuno per settimane davanti al Palazzo della Regione Campania a Santa Lucia.

Ma il 2019 è anche un anno che ha visto crisi industriali continue che non hanno alcuna soluzione se non la chiusura, la smobilitazione, i disinvestimenti da un Sud sul quale, purtroppo inizia a pesare anche un’emigrazione pesante mentre si discute di immigrazione. 

La ribalta mediatica è stata utile solo alla Whirlpool mentre nel silenzio e nel disinteresse generale, centinaia di lavoratori hanno visto scomparire il proprio presente. 

Centinaia di storie che ripetono quella centrale e ormai dimenticata di Bagnoli, del deserto industriale e dei segni di un capitalismo che si trasforma e che svuota i luoghi simbolo di un secolo ormai passato.