Si accende un nuovo scontro politico e giudiziario sulla gestione dei soccorsi nel Mediterraneo. Le autorità italiane hanno disposto un fermo amministrativo di 45 giorni e una sanzione pecuniaria di 7.500 euro nei confronti della Sea-Watch 5, la nave battezzata sotto bandiera tedesca appartenente all'omonima ONG, attualmente ormeggiata nel porto di Napoli.
Alla base del provvedimento c'è la contestazione di presunte violazioni delle normative che regolano i soccorsi in mare durante le operazioni dello scorso 13 agosto, quando la nave ha tratto in salvo 6 naufraghi in acque internazionali. Non si è fatta attendere la reazione del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che ha ribadito con fermezza la linea del Governo: "La nave ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni. Le attività di salvataggio devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle ONG".
Immediata e durissima la contro-replica dell'organizzazione umanitaria tedesca, che ha difeso la scelta di non cooperare con la centrale di coordinamento libica (JRCC): "Non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il Governo italiano può dire lo stesso?". L'ONG ha inoltre denunciato un grave episodio avvenuto subito dopo il salvataggio dei migranti, quando alcune milizie libiche si sarebbero avvicinate alla nave puntando le armi da fuoco contro l'equipaggio e intimando di allontanarsi.
Nel frattempo, a Napoli si sono concluse regolarmente le operazioni di sbarco giunte la sera del 17 agosto. Sotto il coordinamento del Prefetto Michele di Bari e con l'assistenza delle strutture sanitarie e comunali, la macchina dell'accoglienza ha lavorato senza sosta fino alle prime ore del mattino per assistere i sei sopravvissuti. Al termine dei controlli sanitari e dell'identificazione, i tre minori non accompagnati sono stati inseriti nel circuito di tutela del progetto FAMI, mentre gli adulti sono stati trasferiti nei Centri di Accoglienza Straordinaria dell'area metropolitana partenopea.
