di Simonetta Ieppariello
E' stato condannato all'ergastolo in un processo con rito abbreviato. Ciro Guarente resterà per il resto della sua vita in carcere, per aver ucciso e fatto a pezzi Vincenzo Ruggiero, l'attivista gay scomparso a fine luglio del 2017. Il giudice Finamore ha letto da poco la sentenza nell'aula T8 del primo piano del tribunale di Napoli nord ad Aversa, dopo una lunga giornata di attesa. I familiari della vittima hanno commentato straziati dal dolore: «Condanna giusta, ma non riavremo mai il nostro Vincenzo».
Le parole del sostituto procuratore Vittoria Petronella che aveva chiesto l’ergastolo questa mattina sono calate in aula come una pioggia di piombo, al termine della requisitoria del processo a carico di Ciro Guarente, l'ex dipendente della Marina militare che ha ucciso e fatto a pezzi Vincenzo Ruggiero, attivista gay di Parete, nel luglio del 2017. Nell’aula T8 del tribunale di Napoli nord ad Aversa alle 12,20 le parole del pm hanno ricordato il volto e le sevizie subite da Enzo, ripercorrendo un fatto di cronaca che scosse la provincia di Caserta e Napoli un anno fa. Guarente, prima che cominciasse l'udienza nel tribunale di Napoli nord, con rito abbreviato, ha letto un documento chiedendo scusa del dolore provocato alla famiglia di Vincenzo. In aula c'erano la madre, il padre e due fratelli di Vincenzo, provati dalla tragedia senza fine. Vincenzo secondo quanto ricostruito dagli inquirenti venne ucciso per gelosia.
Lui la vittima della follia omicida di Ciro, compagno di Heven, la trans che aveva ospitato l'attivista nel suo appartamento ad Aversa nel 2017. «Non so come sia potuta succedere una cosa simile», ha spiegato in aula, di fronte al giudice Fabrizio Finamore, Ciro Guarente. Il giudice Finamore in queste ore è in camera di consiglio. La difesa dell'assassino ha chiesto per lui la pena minima di 16 anni e mezzo di carcere.
I resti di Vincenzo Ruggiero furono trovati in un garage di Ponticelli, a Napoli, nell’agosto del 2017, dopo varie indagini dei carabinieri del reparto territoriale di Aversa. Alcuni resti del giovane, come parte del cranio, non sono mai stati ritrovati. Guarente fece a pezzi di cadavere e lo immerse in un impasto di cemento, poi condensato e apparso, poi, agli inquirenti come un muretto interno del box auto di Ponticelli.
“Maria, la mamma di Vincenzo Ruggiero, è diventata una nostra amica e frequentatrice del Rainbow Center Napoli del progetto “Questa casa non è un albergo”. - spiega Carlo Cremona di I Ken -
Lei ci ha informato che la pena decisa del Giudicante verso Ciro Guarente è quella attesa, severa e piena: l’ergastolo.
Siamo consapevoli – dichiara Carlo Cremona presidente i Ken – che questa pena non restituirà Vincenzo ai propri cari ed ai propri familiari, siamo fiduciosi che negli altri 2 gradi di giudizio venga convalidato il primo grado ed auspichiamo che tutta la verità possa prima o poi possa emergere.
Abbracciamo tutta la famiglia, la nonna, la mamma ed il papà, la sorella ed i fratelli di Vincenzo sperando che questa sentenza possa rasserenare il loro infinito dolore».
