In carcere il boss Umberto Luongo e la moglie Gaetana Visone

La donna aveva il ruolo di prim’ordine nel sodalizio camorristico di San Giovanni a Teduccio

in carcere il boss umberto luongo e la moglie gaetana visone
Napoli.  

Tra le 34 persone arrestate stamattina nel blitz dei carabinieri di Napoli, coordinati dalla Dda, che ha decimato il clan Luongo-D’Amico, ci sono anche Umberto Luongo e la moglie Gaetana Visone. 

Umberto Luongo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe a capo della cosca camorristica alleata ai Mazzaralla, che da San Giovanni a Teduccio aveva esteso il controllo e i suoi interessi a territori limitrofi di Portici e San Giorgio a Cremano. 

I militari dell'Arma sono riusciti a notificare 34 delle 36 misure cautelari emesse dal gip di Napoli Chiara Bardi. Due destinatari dei provvedimenti sono sfuggiti all'arresto e sono attivamente ricercati dalle forze dell'ordine. 

Tra gli arrestati risultano esserci anche alcuni presunti affiliati del gruppo Troia, legati al clan Rinaldi che è in guerra con i Luongo-D’Amico.

L’indagine è partita da una denuncia che un commerciante vittima di estorsione ha sporto nel 2016.

Da questa denuncia si è ricostruita l’attività criminale diversificata che il clan Luongo metteva in atto nei territori controllati. Il sodalizio infatti oltre al pizzo e all’usura, controllava e gestiva lo spaccio di droga nelle zone di San Giovanni a Teduccio, Portici e San Giorgio a Cremano. 

Le estorsioni si fondavano dallo sfruttamento dello stato di bisogno delle vittime. Ad esempio una delle persone taglieggiate a fronte di un prestito di 5mila euro concesso dai Luongo nel 2015 è stata costretta a promettere la restituzione di 17mila euro. La vittima ha pagato fino a 10mila euro e il tutto accadeva con l’estorsore che era in stato di latitanza. 

Gli arresti in carcere riguardano anche Gennaro Improta e Ciro Rosario Terracciano, già detenuti, che secondo il sostituto procuratore della Dda di Napoli Antonella Fratello, sono responsabili dell'omicidio di Luigi Mignano, cognato del boss Ciro Rinaldi, assassinato in un agguato scattato davanti al figlio e al nipotino di appena tre anni che i due stavano accompagnando a scuola. 

Sul modus operandi del clan Luongo si evidenza nelle indagini il livello sempre crescente di violenza utilizzato. Gli uomini del clan “convincevano“ le vittime "a suon di bombe”. 

Infatti uno degli episodi intimidatori contestati riguarda proprio un attentato con delle bombe carta ad un’officina.

La moglie del boss Umberto, Gaetana Visone, ha svolto un ruolo di primo piano nella gestione del clan. La donna accompagnava il marito ai summit con i capi delle altre organizzazioni camorristiche e faceva da intermediaria tra Luongo, gli affiliati e le famiglie dei detenuti. 

Ma il ruolo di Gaetana Visione non si fermava certo agli aspetti marginali visto che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gestiva gli aspetti economici e finanziari del clan, dalla contabilità delle rate dell’usura alla suddivisione delle “mesate” per gli affiliati e i carcerati.

Un clan che in realtà era gestito dalla coppia e che stava diventando sempre più potente e largo nel mondo del crimine organizzato di Napoli e provincia.