Bollini, i motivi della conferma

Ma c'è chi ha delle perplessità. Ecco perchè...

Salerno.  

Manca ancora la firma e le parti non si incontrano ormai da diverse settimane, ma Alberto Bollini dovrebbe essere l’allenatore della Salernitana anche per la prossima stagione. Con Lotito il condizionale è sempre d’obbligo: nel 2013 ricordiamo ancora la “fuga” di Perrone il giorno prima della partenza per il ritiro, l’anno scorso Simone Inzaghi ha lavorato per i granata fino all’ultima settimana di giugno per poi essere dirottato sulla panchina della Lazio in fretta e furia e tra lo stupore generale. L’accordo con Bollini, in realtà, è stato raggiunto da tempo, da limare soltanto gli ultimi dettagli relativi alla durata del contratto: la proprietà spinge per un annuale con opzione, il trainer di Poggio Rusco gradirebbe un biennale, con la possibilità di incidere anche sulle scelte di mercato e di avere voce in capitolo sugli arrivi dalla Lazio.

Sulla riconferma del mister, Salerno si è divisa: da un lato chi propende per la linea della continuità e ha apprezzato l’operato del tecnico e del suo staff, dall’altro chi vorrebbe un mister con esperienze importanti alle spalle, più elastico dal punto di vista tattico e capace di valorizzare al massimo la rosa a disposizione. Ma come sono schierati i favorevoli e i contrari al rinnovo di Bollini? Proviamo a sintetizzarli così:

Favorevoli:

- i numeri sono dalla parte dell’allenatore: 30 punti nel girone di ritorno (36 in totale) rappresentano un bottino di tutto rispetto, con la Salernitana che ha conquistato la salvezza in largo anticipo cullando per un mese e mezzo il sogno promozione

- la continuità: dal 2011 ad oggi, la Salernitana di Lotito e Mezzaroma non ha mai ricominciato con l’allenatore che ha chiuso la stagione precedente. E non sempre gli avvicendamenti hanno sortito gli effetti sperati: Perrone, Galderisi, Sanderra, Gregucci, Somma, Menichini, Torrente e Sannino non hanno mai convinto in pieno e, a prescindere dai risultati, sono stati spesso contestati dal pubblico e dalla stessa società. Il campionato 2016-17 ha lasciato in eredità tante certezze dalle quali ripartire, ricominciare da zero sarebbe un rischio

- ingaggio: Bollini percepisce uno stipendio “medio” per la categoria, un allenatore di esperienza richiederebbe un grosso sforzo economico. Meglio risparmiare e investire sui giocatori

- meritocrazia: il trainer granata non ha mai fatto differenze tra titolari e riserve, anzi ha tenuto tutti sulla corda decidendo la formazione esclusivamente in base a quanto fatto vedere da ognuno durante gli allenamenti settimanali

- rapporto con il gruppo e con lo spogliatoio: sin dal primo giorno, Bollini ha saputo far breccia nel cuore della squadra risollevandole il morale e inculcando valori importanti quali senso di appartenenza e spirito di sacrificio. I giocatori ne hanno sempre parlato benissimo e lo reputano un ottimo tecnico, è un aspetto da non sottovalutare

- conoscenza dei giovani: laziali e non laziali. Bollini ha visionato - e sta visionando - moltissime partite delle varie formazioni Primavera e in merito ha dimostrato più volte di essere un professionista scrupoloso e competente

Contrari:

- inesperienza: sarà pur vero che a volte vince chi non ha mai vinto, ma per una Salernitana teoricamente proiettata ai play off forse servirebbe un allenatore diverso, che già si è imposto in questa categoria.Vale lo stesso discorso fatto sopra: Lotito ha sempre predisposto un budget basso per gli allenatori, un handicap che ha spinto la dirigenza a ripiegare spesso sulle seconde scelte. Puntualmente esonerate in corso d’opera…

- integralismo tattico: i numeri dicono che talvolta Bollini ha provato a cambiare modulo, ma il suo pallino è il 4-3-3 e porta avanti la sua idea anteponendo moduli e schemi alla bravura dei singoli. Bruciato Donnarumma, sacrificato Rosina, il mister vuole un mercato improntato al suo sistema di gioco, un rischio non di poco conto. Non sarebbe meglio adattarsi al materiale umano a disposizione?

- lettura della gara: i punti conquistati sono tanti, ma talvolta la lettura della gara e le sostituzioni hanno lasciato a desiderare. Senza dimenticare la formazione sbagliata ad Avellino e qualche primo tempo regalato 

Articolo a cura di Maurizio Grillo e Gaetano Ferraiuolo