È finalmente il giorno della festa, dopo 24 anni consecutivi di terza serie. Un evento atteso tanto, troppo, da una tifoseria calorosa e passionale e che ogni estate ascoltava promesse e proclami salvo poi accantonare i sogni di gloria già a dicembre. Dalla paura post sconfitta col Palermo al blitz di Brindisi il passo era stato breve, un successo targato Di Bartolomei che aveva regalato alla città e alla provincia una settimana di fuoco e di emozioni, in simbiosi con una società che era riuscita a riaccendere l'entusiasmo e che riceveva l'ideale abbraccio di un popolo profondamente innamorato di Salerno e della sua squadra di calcio. Il 3 giugno 1990, in un Vestuti stracolmo e ribollente di tifo, la Salernitana tornava in serie B a coronamento di una stagione entusiasmante, uno dei successi più belli della quasi secolare storia granata. Quando l'arbitro fischiò l'inizio del match Salerno viveva due situazioni emotive diametralmente opposte: bolgia sugli spalti, silenzio tombale per le strade, una sorta di quiete prima della tempesta accompagnata dalla voglia di esplodere di gioia soltanto a matematica acquisita.
Il match non regalò emozioni particolari soprattutto nel secondo tempo, anche perchè il Taranto non aveva eassilli di classifica in quanto già promosso in serie B. Ogni qual volta i pugliesi oltrepassavano la propria metà campo, i fischi del pubblico erano assordanti, una sorta di messaggio implicito pienamente recepito dagli ospiti. Lo 0-0 finale premiò la Salernitana che si congedò dall'impianto di Piazza Casalbore nel migliore dei modi, una festa magnifica che durò per diverse settimane e che vide in Agostino Di Bartolomei, mister Ansaloni, Peppino Soglia e Bruno Carmando quattro degli artefici principali. Siamo certi che lassù, oggi, si staranno abbracciando ricordando quel pomeriggio...
Gaetano Ferraiuolo
