Lotito: tra progetto triennale ed errori da non ripetere

Ad ora zero trattative, il recente passato sia da insegnamento

Salerno.  

La notizia del “buco” di 1,5 milioni di euro nel bilancio granata non sorprende né deve destare eccessive preoccupazioni. Ogni società di calcio, al giorno d’oggi, spende più di quanto incassa e Lotito e Mezzaroma sanno benissimo che per rientrare degli investimenti fatti bisognerà soltanto fare il grande salto verso la massima categoria. Lo scetticismo dei tifosi- eccessivo quanto prematuro- è evidente, in tanti reputano troppo basso il budget messo a disposizione di Fabiani dalla proprietà per il prossimo calciomercato estivo dimenticando, tuttavia, che si parte già da un’ottima base e che per rendere competitiva questa Salernitana serviranno “soltanto” 4-5 acquisti di grandissimo spessore, affiancati da quei giovani di valore e prospettiva sui quali vale la pena fare un investimento corposo anche in ottica futura. Sia chiaro: se, ad oggi, la società deve coprire le perdite è perché nelle ultime due stagioni sono stati commessi diversi errori di valutazione. Far sottoscrivere contratti triennali a gente non più giovanissima, ridursi agli ultimi giorni e virare sull’ “usato sicuro” e non su talenti di età minore ha rappresentato una strategia vincente in Lega Pro, ma molto rischiosa in cadetteria, laddove ci sono altrettanti presidenti facoltosi e pronti ad acquistare a suon di euro i cartellini dei calciatori più forti senza “accontentarsi” soltanto di prestiti. Il Benevento, tanto per fare un esempio, all’inizio del ritiro si era già assicurato le prestazioni di gente come Cragno, Ciciretti, Ceravolo e Falco, quattro calciatori che poi hanno trascinato i giallorossi fino alla finale play off. Stesso discorso per la Spal di Semplici, capace, da neopromossa, di fare il doppio salto senza passare per progetti triennali o esperimenti: dentro gente di categoria (Schiattarella, Mora e Del Grosso), due bomber di livello assoluto (Antenucci prima, Floccari poi) e qualche ragazzo di straordinario talento (Meret, Lazzari, Bonifazi), tutto senza spendere chissà quanti soldi, ma affidandosi soltanto ad una programmazione più oculata. Qui a Salerno, invece, qualche situazione che ha fatto storcere il naso: la vicenda Inzaghi, a giugno scorso, non è stata certo un esempio di coerenza strategica e del resto, dopo 6 anni, per la prima volta si potrebbe ripartire dall'allenatore che ha chiuso la stagione precedente e preso in fretta e furia anche per evitare un Menichini-ter.

Lotito, che vuol sempre avere l’ultima parola, dovrebbe dare maggiore libertà d’azione al direttore sportivo; dipendesse da Fabiani qualche chiacchierata informale sarebbe già stata trasformata in trattativa vera e propria, ma il patron deve ancora confrontarsi con Bollini e ogni operazione è al momento congelata. Del resto non è facile per nessuno operare sapendo che tutto passa per il placet di un presidente bravo, facoltoso, dal punto di vista imprenditoriale impeccabile, perfetto nella gestione del bilancio, ma preso da mille impegni. La speranza dell’allenatore e dei tifosi è sempre la stessa: partire per il ritiro con almeno l’80% della rosa che affronterà il prossimo campionato di B che, almeno nelle previsioni, sarà di livello tecnico molto più elevato rispetto al recente passato. Per ben figurare non basterà prendere il Rosina di turno, ma comporre il giusto mix tra giovani ed esperti anche a costo di fare ulteriori sacrifici economici. Fondamentale sarà capire quali sono gli obiettivi: se si vuole vivere una stagione tranquilla basterà qualche ritocco, se si vuole essere protagonisti ci si dovrà muovere in largo anticipo. Bollini pare abbia chiesto sei giocatori di spessore, in primis un portiere che dia garanzie dopo le peripezie con Strakosha e Terracciano. Gomis, per quanto bravo, non potrà essere atteso in eterno ed è un ruolo troppo delicato per sbagliare la scelta. Di nomi ce ne sono tanti, la sensazione è che questa casella sarà riempita entro la fine del mese di giugno. Per il resto occorrono un terzino destro, due centrocampisti di qualità, una mezz’ala, due esterni offensivi e una valida alternativa a Massimo Coda. Già, Coda. Quale sarà il futuro dell’attaccante? La società vorrebbe tenerlo, ma di questi tempi rifiutare 2,5 milioni di euro per un giocatore di quasi 30 anni è un grosso rischio. La storia Donnarumma, del resto, insegna che in un anno il costo del cartellino si è dimezzato e le pretendenti sono molte molte meno. Lasciamo, comunque, lavorare chi ha ampiamente dimostrato di saperlo fare: Fabiani è dirigente esperto, competente e che va messo nelle condizioni per operare al meglio, Bollini conosce tantissimi giovani e ne segnalerà parecchi (si spera non solo dalla Lazio, che ad ora ha mandato a Salerno quasi sempre le seconde scelte), Lotito e Mezzaroma hanno sempre mantenuto le promesse, ma dal prossimo calciomercato potrebbe capirsi per davvero cosa vogliono fare da grandi. Si era parlato di progetto triennale, siamo giunti al terzo anno: confermare lo stesso budget può anche andar bene, a patto che si spenda meglio.

Gaetano Ferraiuolo