Budget, monte ingaggi, alibi: e il progetto triennale?

Poco affetto a Salerno? E a Roma?

Salerno.  

 

Le parole del presidente Claudio Lotito fanno suonare un piccolo campanello d’allarme che non può restare inascoltato. Se la volontà di puntare sui giovani non può essere vista come un ridimensionamento (anzi andava fatto molto prima, magari senza affidarsi esclusivamente ai prestiti dalla Lazio), fa preoccupare quanto dichiarato relativamente al budget, alle perdite e ai soldi da investire per la prossima stagione sportiva, di livello tecnico completamente diverso da quelle appena concluse e nelle quali la Salernitana ha deciso di recitare un ruolo da comparsa pur mantenendo dignitosamente la categoria. Sia chiaro: l’equazione “più spendi-più vinci” nel calcio non conta assolutamente nulla: la Spal era tra le ultime per monte ingaggi, eppure ha primeggiato per mesi e 5 milioni di euro possono essere tantissimi se investiti con oculatezza. Quando, però, si afferma pubblicamente che “non ci possiamo rimettere ogni anno 3-4 milioni di euro” si dovrebbe ricordare che nessuno ha puntato la pistola alla tempia dei presidenti quando hanno sottoposto contratti triennali e onerosi a calciatori non più giovanissimi e che oggi, pur non avendo reso affatto ,rivendicano il sacrosanto diritto di restare a Salerno senza accettare destinazioni meno appaganti economicamente.

Ridimensionare le ambizioni perché si è sbagliato in passato sarebbe un errore, una sorta di alibi ricco di contraddizioni che rischia soltanto di allontanare ulteriormente la gente dallo stadio. Da una settimana a questa parte il ritornello è sempre lo stesso: se Spal e Benevento hanno centrato la A al primo colpo da neopromosse, perché a Salerno si tende ad accontentarsi? Venuta meno anche la cantilena del “vi ho preso dalla serie D”, ora Lotito deve decidere che cosa vuol fare da grande. Si è speso tanto in passato commettendo degli errori? Solo chi non opera non sbaglia e nessuno poteva aspettarsi che Rosina era il fratello scarso del fuoriclasse ammirato ovunque negli anni precedenti. Questo, però, non autorizza a ridimensionare le ambizioni; Vigorito, tanto per fare un esempio, a Benevento ha perso innumerevoli finali play off, eppure ogni anno ha investito con passione e intelligenza con l’unico obiettivo di riportare i giallorossi nell’elite del calcio nazionale. Chiariamo: nessuno può pretendere nulla, dire “Lotito vattene” significa disconoscere l’eccellente lavoro fatto dalla proprietà in questo percorso e si rischierebbe concretamente di ritrovarsi nel baratro anche per assenza di imprenditori di almeno pari spessore. Su questo riteniamo che neanche i più critici possano obiettare nulla. Però una società che mantiene le promesse non può tirarsi indietro ora che il decantato “Progetto triennale” deve materializzarsi.

Si darà un taglio al monte ingaggi perché troppo elevato? Ricordiamo ai tifosi e a Lotito che la Salernitana era undicesima, per una spesa complessiva di 4,5 milioni di euro: tra botteghino, Sky, sponsor e altre entrate è facile prevedere ci sia stata una sorta di “parità”. Le uniche due certezze, ad ora, sono le riconferme di Fabiani e Bollini. Il direttore sportivo sa bene che dovrà operare in una situazione complessa “perché non partiamo da 0, ma da -1,5 milioni di euro e non possiamo rimetterci sempre 3-4 milioni di euro. A un’entrata corrisponderà un’uscita”. Fabiani, che spesso fungeva da parafulmine assumendosi anche responsabilità che non aveva, ha dimostrato soprattutto in Lega Pro di poter essere un vincente qualora venga messo nelle condizioni di operare senza ostacoli. Se la società ha deciso di trattenerlo ancora a Salerno, lo faccia lavorare: viceversa non avrebbe senso proseguire questo percorso. I tifosi, soprattutto sul web, indicano Fabiani come primo responsabile del bilancio in rosso, dimenticando tuttavia che la società ha un parco giocatori stimato 8 milioni di euro grazie a operazioni fatte a parametro zero e tra lo scetticismo generale. Che poi anche il ds abbia sbagliato la valutazione su qualche giocatore o su altre operazioni è un altro discorso e la perfezione non esiste.

Su Bollini lo abbiamo detto e ribadito: buon allenatore, ottimo gestore, ma nessuna esperienza vincente in categoria e un integralismo tattico che alla lunga rischia di essere pagato a caro prezzo. La speranza è che non sia soltanto una scelta “al risparmio”, ma che alla base ci sia la reale intenzione di sposare le idee di un allenatore molto stimato dal gruppo e che ha sempre saputo lavorare con i giovani. Il mister, però, è stato chiaro: vuole 6-7 giocatori di categoria, di esperienza, di qualità. Quello che è mancato in passato per il grande salto. L’auspicio è che dietro questa mancata ufficialità ci siano effettivamente soltanto problemi personali: da tante estati a questa parte assistiamo a situazioni paradossali e anche Inzaghi, Perrone e Menichini, nel recente passato, erano “confermati al 101%” prima di clamorosi colpi di scena che hanno ritardato la programmazione. Chiudiamo con un’altra riflessione. Lotito ha parlato di “poco affetto”, della volontà di “non restare in paradiso a dispetto dei santi” invitando tutti a “tenersi stretta una proprietà che investe”. Su questo concetto siamo d’accordissimo: lui, e Marco Mezzaroma, hanno speso senza ricavare un euro dall’esperienza di Salerno e il loro obiettivo, ne siamo certi, è quello di riportare la Salernitana in serie A. Se, però, gli investimenti si fanno in base al rapporto con la piazza, verrebbe da chiedersi cosa ha ricevuto Lotito dal pubblico laziale che, tra cori razzisti, stadio squalificato, minacce, insulti, contestazioni e diserzioni di massa, tutto ha fatto fuorché sostenere la squadra del cuore. Anche in questo caso atteggiamento da “due pesi e due misure”.

Gaetano Ferraiuolo