«Ma ti sembra il caso di mettere quei leggins, boiler di merda?»
«Secca come sei fai impressione, non sarebbe il caso di fare un po’ di pesi?»
«Ma vai in palestra piuttosto che abbuffarti al Mac».
«Avete visto quel culo flaccido?».
Apri la bacheca di Facebook, ed ecco che ti imbatti di primo mattino in perle del genere. Ordinaria amministrazione, no?
Di solito nascono spontaneamente, come edere velenose, nei commenti di qualche foto. Generalmente le vittime sono incauti bigiatori di palestre, che non hanno fatto i conti con le nuove comunità di personal trainers e modelli improvvisati. Ovviamente tutti pronti a strillarti di correre a fare squats e flessioni, e di mangiare proteine.
Vi ricordate le modelle curvy, lanciate per cercare di spodestare dalla passerella quei pallidi scheletrini che chiamano supermodelle?
Un flop pazzesco, interpretato dai più come culto dell’obesità e della pigrizia, e ovviamente il contrattacco non si è lasciato attendere. I media e i social sono tornati alla riscossa, crocerossini con la missione di insegnare agli eretici i segreti della vita sana per eccellenza.
In una mano un finocchio, nell’altra un pedometro, ci siamo intesi, no?
Non fraintendetemi, nulla contro palestra e diete sane, non linciatemi, fatemi parlare.
Dopo tutte le campagne di sensibilizzazione per i disturbi alimentari, dopo tutte le cause contro i siti pro ana e pro mia, dopo che hanno cercato in tutti i modi di promuovere uno stile di vita sano (e normale, senza eccessi), ecco che si torna ad alimentare la grande macchina mediatica con nuovi ideali divinizzati di perfezione.
Ci bombardano continuamente di pubblicità in cui descrivono la palestra come unica speranza di salvezza per l’umanità. Ed ecco che, al posto delle modelle anoressiche, sempre più persone emulano body builders e sportive agonistiche.
Prima ossuta, ora secca e tonica.
Cos’è cambiato rispetto a dieci anni fa, quando la Moss dichiarava “non c’è niente di meglio che essere pelle ed ossa”? Non si tratta sempre di una propaganda intensiva di un dato canone fisico?
Era facile accusare la pubblicizzazione di una malattia, troppo esplicitamente dannosa. Ora, questa nuova propaganda è molto più subdola, perché esalta stili di vita apparentemente sani, ma che sfociano sempre in ossessioni sregolate.
Ovunque ti giri, vedi super-sportivi che fanno della Dea Palestra e del mangiar pulito l’unica ragione di vita.
Uno stile di vita che appartiene un po’ a tutti, nuova pandemia del 2016.
Ma non è questo il terreno fertile per un’orda di nuovi zombie affetti da disturbi alimentari? Basti pensare agli ortoressici, a quei ragazzi che si vedono sempre gracili anche se sono fasci di muscoli guizzanti.
E’ un clima in cui sei costantemente spronato a fare più sollevamenti possibili, ad ammazzarti di corse, a ingurgitare quelle salutarissime schifezze di soia che fanno così tanto bene al tuo corpo.
Si tenta sempre più spesso di emulare la bella Kayla Itsines, al posto dei classici manichini.
Per carità, Kayla è da ammirare, ma sono troppe le persone che si dimenticano di vivere, pensando esclusivamente a perfezionare il proprio corpo.
Non so voi, ma queste ossessioni per il cibo e lo sport mi ricordano troppo i tristi rituali delle anoressiche, anche se alla base di questi ultimi ci sono degli squilibri mentali.
E’ scandaloso accostare la foto di una sportiva a quella di una ragazza denutrita. La prima è il ritratto della salute, ma propinandocela quotidianamente diventa modello a cui aspirare. Siamo inconsciamente portati a vederla come chiave della felicità da ottenere a tutti i costi.
Vedo sempre più gente cadere in questo vortice, che lottano solo per sfoggiare una perfetta forma fisica, che si dimenticano di vivere.
La palestra è un’amica, uno sfogo, un hobby. Non è la nostra schiavista.
Siamo incatenati ad un tapis roulant. Corriamo, corriamo, ma verso dove, verso un nuovo incubo?
Anita Vena
(studentessa del Vivaio di Ottopagine, il corso di giornalismo multimediale organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)
