di Andrea Fantucchio
(Clicca sulla foto di copertina e guarda il video-reportage di Ottopagine) Un patrimonio che ha più di mille anni ridotto in malora. La triste condizione della Chiesa di San Nicola dei Greci, ad Avellino. Proprietà di un privato, certo. Ma il Comune non si è mai impegnato, almeno negli ultimi anni, per recuperarla. Dopo aver realizzato magari un esproprio. E pensare che proprio questa Chiesa è anche finita al centro di un'interrogazione parlamentare. Del leader dei Cinquestelle Luigi di Maio.
Dedichiamo il viaggio di oggi alla Chiesa di San Nicola. E poi a Casina del Principe. Guidati dallo storico, Andrea Massaro. Memoria storica della città, profondo conoscitore dei suoi tesori perduti e segreti.
Professore Massaro che ci spiega: «La Chiesa di San Nicola risale al periodo bizantino. Come dimostrano anche alcune strade che poi la collegano alla zona antistante il Victor Hugo. Si pensi a Vico Lungo dei Greci. Dopo un tempo alloggiava “Il capitano del popolo”. Negli anni passati la Chiesa di San Nicola è stata confusa con quella di San Benedetto. Che invece si trova nel Palazzo Cucciniello. Sotto la torre dell’Orologio».
Oggi la Chiesa di San Nicola è un rudere. Intorno il degrado. Che avvolge tutta Rampa Tofara. Graffiti, mura scartavetrate, rampicanti che si avvolgono sulle pareti dell'antico edificio. Un degrado comune, purtroppo, anche a Corso Umberto I al quale si accede scendendo le scale di Rampa Tofara.
Abbiamo continuato il nostro viaggio verso Casina del Principe. Altro tesoro da troppo tempo negato alla città.
Spiega Massaro: «Il Casino dei Principe Ha rappresentato fino all’800 una costruzione che serviva in campagna per attività agricole: ammasso dei prodotti, vendemmie. E come luogo di vacanza della buona borghesia. Le sorgenti d’acqua, ancora visibili ai piani inferiori, un tempo erano navigabili. Permettevano lo spostamento da una zona all’altra in questo territorio lacustre».
Zona inferiore che conserva anche antiche statue e fregi. Che rischiano però di rovinarsi. Visto lo stato nel quale sono tenuti. Fino a pochi mesi fa, infatti, bastava una pioggia più abbondante per fare allagare il vano. Insomma, commentiamo l'ennesimo disastro nostrano. Dimostrando l'incapacità di saper valorizzare un patrimonio davvero unico.
