di Luciano Trapanese
Alcuni casi di violenza sessuale vengono seguiti dall'immancabile «aumentiamo le pene agli stupratori». Alcuni, non tutti: vi spiegheremo dopo perché. Questa volta è stato il deputato salernitano, Edmondo Cirielli di Fratelli d'Italia, a proporre condanne più severe contro chi commette reati sessuali. L'episodio che ha provocato la presa di posizione del parlamentare è quello accaduto a Firenze, vittima una studentessa di 21 anni. «A oggi – ha dichiarato Cirielli – è ancora troppo debole la risposta dello Stato per combattere questi crimini. Nelle prossime ore depositerò la mia proposta di legge per introdurre l'aumento delle pene contro chi commette simili reati. Serve tolleranza zero, da estendere anche a chi commette atti osceni in luogo pubblico».
Una presa di posizione giusta, motivata? Vedremo. Di certo non c'è stata analoga levata di scudi quando a subire abusi da un branco di minorenni era stata una ragazzina residente in un comune vicino a quello del deputato (che è di Nocera Inferiore). In quel caso, la ragazza, 14enne, venne anche filmata, ricattata e abusata più volte, una parte del paese si è schierata con i carnefici. Con le solite motivazioni: «E' stata una ragazzata», «lei ci stava», «li ha provocati», e via elencando.
Insomma, ci sono violenze sessuali che innescano reazioni politiche, e altre che invece si consumano nel silenzio, anche se hanno una inevitabile potenza mediatica. Ma tant'è.
Ma il punto è anche e soprattutto un altro. Quanti di voi sono a conoscenza delle pene previste per chi commette abusi sessuali? Molti, crediamo. Per chi le ignorasse (non tutti sono avvocati), ve le ricordiamo: l'articolo 609 bis punisce con la reclusione da 5 a 10 anni chi costringe le vittime a compiere o subire atti sessuali. Sono poi previste delle circostanze aggravanti, che prevedono pene fino a 12 anni: la violenza commessa su un minore di 14 anni, se vengono usate armi o sostanze alcoliche o stupefacenti, per chi finga di essere un pubblico ufficiale, per chi abusa dei figli o di minori a lui affidati, per chi violenta una donna incinta. Le condanne arrivano a 14 anni se la vittima ha meno di dieci anni.
Il codice penale prevede già condanne non lievi (poi si può discutere sulla certezza della pena, ma quello è un altro discorso). Il reato è gravissimo. Si possono aumentare ancora gli anni di carcere, certo. Anche fino a venti. Ma siamo certi che sia l'unica soluzione possibile? Siamo sicuri che la causa delle violenze sessuali sulle donne (e i bambini), risieda solo nelle pene eventualmente troppo lievi? E che aumentare gli anni di carcere sia un efficace deterrente? O c'è di fondo anche altro, una cultura profondamente radicata che non rispetta il corpo delle donne? Beh, vi riproponiamo le dichiarazioni rilasciate proprio un anno fa da un altro parlamentare salernitano, il senatore di Ala, Vincenzo D'Anna. Sono difficili da dimenticare: «Sono abbastanza vecchio per ricordarmi donne più accorte. Una donna aggredita da un cingalese alle tre di mattina un tempo non ci sarebbe mai stata. La donna porta con sé l'idea del corpo, l'idea della preda. Se si trova in una zona di periferia, sola in mezzo alla strada, può anche essere oggetto di un'aggressione». Quindi la donna come preda, come oggetto sessuale. E che quindi, se si espone se la cerca. Ma non è tutto, D'Anna continuava così: «Non giustifico gli stupratori, gli darei 30 anni di carcere, ma serve attenzione e cautela da parte delle donne. Se cammina un uomo solo alle tre di notte non gli succede niente, se cammina una bella ragazza, magari vestita in modo provocante, e si trova in determinati ambienti, si espone. Qui tutti vogliono fare tutto. Io non sono un maschilista, ma il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell'uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete. Molte volte servirebbe un minimo di cautela».
In pratica: possedere una donna, anche contro la sua volontà, è un istinto primordiale, perché il corpo di una donna innesca inevitabilmente il desiderio del maschio.
Ci chiediamo: il problema sono le pene troppo basse o questa mentalità che evidentemente è ancora diffusa nel nostro Paese (viene esposta da un parlamentare...)? E ancora: chi vive con la convinzione che il corpo di una donna sia oggetto di piacere, se non teme dodici anni di carcere si farà un problema a rischiarne diciotto?
In qualsiasi caso ci sembrano inopportuni e inutilmente mediatici, gli interventi che si susseguono dopo alcune (non tutte, come abbiamo visto), aggressioni sessuali. Interventi che terminano immancabilmente con la soluzione più semplice: aumentiamo le pene. Ignorando del tutto però le ragioni che provocano le violenze contro le donne. E mettendo da parte casi, come quello della ragazzina del salernitano, violentata dal branco e messa alla gogna nel paese, che sono figli diretti di quella stessa cultura che spinge il senatore D'Anna a dare un consiglio spassionato alle donne: la sera non uscite da sole che è meglio...
