Il dato sulle nuove installazioni di fonti rinnovabili per il 2025 lancia un segnale che non può e non deve essere ignorato. Secondo i dati di TERNA nel corso dell’anno passato le nuove installazioni si sono fermate a circa 7,2 GW di nuova capacità, in calo rispetto ai 7,5 GW del 2024 e ben lontani dai 9 GW previsti.
Un rallentamento che, sebbene possa apparire limitato in termini assoluti, rappresenta in realtà un campanello d’allarme molto serio per il futuro della transizione energetica italiana. Infatti dopo anni in cui la crescita delle rinnovabili, seppur lentamente, aveva finalmente imboccato una traiettoria positiva, il 2025 segna un rallentamento che rischia di segnare l’inizio di una fase discendente della curva di sviluppo. Tale rallentamento, il cui rischio l’ANEV aveva visto già a metà dello scorso anno nonostante il tentativo di minimizzarlo da parte di alcuni, non sembra una semplice oscillazione congiunturale, ma assomiglia più all’avvio di un trend negativo che potrebbe compromettere in modo strutturale la capacità del Paese di rispettare gli impegni assunti a livello europeo e internazionale in materia di clima, energia e sicurezza degli approvvigionamenti.
La denuncia di Togni (ANEV) su Otto Channel tv
Di questo argomento ne ha parlato Simone Togni, presidente ANEV, ospite della rubrica Punto di vista su Otto Channel canale 16.
"Questo rallentamento sullo sviluppo delle rinnovabili - ha detto Togni - è figlio di una burocrazia che comunque persiste nel nostro Paese e comporta una corsa a ostacoli veramente complessa. Si parte da un processo di valutazione di impatto ambientale all'interno del quale sono oltre cinquanta i soggetti che devono esprimersi giustamente rispetto ai vari elementi di compatibilità ambientale. Ma il problema è che proprio il processo che viene eseguito spesso non ha un percorso lineare come gli operatori si aspetterebbero e quindi questo aspetto burocratico frena moltissimo".
Per avere un'autorizzazione passano 5 anni...
Per il presidente Togni: "Oggi un processo di autorizzazione arriva a durare anche cinque anni prima di consentire il raggiungimento del titolo autorizzativo che poi consente la costruzione. Evidentemente queste tempistiche non sono compatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione che al duemilatrenta duemilaquaranta dovranno essere raggiunti anche dal nostro Paese".
