di Luciano Trapanese
Cipriano lancia il guanto di sfida a Ciampi: «Un confronto pubblico in Tv per spiegare agli avellinesi cosa sta accadendo al comune. Scelga ora e data». Ma il duello non ci sarà, il sindaco infatti ribatte: «A chi mi chiede confronti televisivi oggi ricordo che non siamo più in campagna elettorale».
Un botta e risposta che lascia perplessi. Per due motivi. Il primo: non crediamo che gli avellinesi sentano il bisogno di questo faccia a faccia. Quello che sta accadendo in comune da tre mesi è chiaro. Sia per chi continua a sostenere il Movimento, sia per chi ritiene che i pentastellati abbiano profondamente deluso. Il confronto non serve quindi, perché è inutile. Sappiamo cosa contesta Cipriano al sindaco. E anche come Ciampi si difende (almeno sui social).
La seconda perplessità nasce dalla risposta del primo cittadino: «Non siamo più in campagna elettorale». Francamente non ce ne siamo accorti.
Vincenzo Ciampi ha anche aggiunto: «Se vogliono sfiduciarmi s’impegnassero a trovare più voti possibili per la mozione. Il confronto lo chiedano al Pd. Il sottoscritto, invece, si confronta ogni giorno con la città sulle emergenze e la quotidianità: opere pubbliche, servizi, quartieri, manutenzioni, urgenze dei cittadini in difficoltà. Per i dibattiti c’è il tempo che dedichiamo in aula di consiglio comunale».
Insomma, niente faccia a faccia. Almeno in tv. Se proprio Cipriano lo desidera – sembra questa l'intenzione del sindaco – il confronto si farà nell'aula del consiglio comunale.
Nella seconda affermazione del sindaco a 5Stelle c'è però il punto cruciale di questa sua esperienza amministrativa, il nodo che non è riuscito a sciogliere e che avrà come conseguenza inevitabile la sfiducia nei suoi confronti: «Il sindaco si confronta con la città». Che è anche un bel modo di dire, una affermazione che piace al “popolo”, ma che non ha nessuna possibilità pratica se manca il confronto in aula, dove l'esecutivo Ciampi è in drammatica minoranza.
Insomma, passano i mesi, ma la sostanza non cambia: un discorso tra sordi. Il sindaco non decide di affrontare il problema vero: i numeri. Chiude la porta a ogni accordo (o contratto) per cercare di attrarre i consiglieri necessari a diventare maggioranza (o qualcosa di simile). E il pantano cresce ogni giorno. Siamo ormai alle sabbie mobili.
E, inutile negarlo: la campagna elettorale è già partita. O forse, non è mai finita.
