Smog, il 2018 anno nero in Campania e sotto la cappa delle polveri sottili ci sono un milione e 400mila cittadini. Tredici le città dove sono avvenuti gli sforamenti dei livelli consentiti di Pm 10 nell’aria e Avellino è stato il comune capoluogo più inquinato, seguito solo da Napoli. Meglio Salerno, Caserta e Benevento che sono riusciti a contenere gli sforamenti nei parametri consentiti.
E così il capoluogo irpino nonostante targhe alterne, blocchi del traffico in extremis e altre misure non è riuscito a contenere l’inquinamento in città nei limiti consentiti e impartiti dall’Europa. Una bella grana per il sindaco Ciampi prima e per il commissario Priolo poi, che hanno dovuto negli ultimi tre mesi dell’anno correre ai ripari, con quattro ordinanze in “extremis” nel disperato tentativo di contenere i livelli di Pm 10. Tutto inutile, visti i numeri.
Il 2018 della Mal'aria
E quello appena trascorso, dunque, è stato un 2018 all'insegna della "Mal'aria" per la Campania. Scorrendo i dati lo scorso anno nella Regione le città sono infatti rimaste intrappolate sotto la cappa grigia dello smog coinvolgendo quasi un milione e mezzo di cittadini della regione. Ovvi i rischi per la salute, i costi per il sistema sanitario mentre Legambiente punta il dito contro bus vecchi, assenza di mobilità alternativa e politiche di riqualificazione energetica serie degli edifici, chiedendo al contempo più coraggio a gli amministratori nell’applicare regole e normative sui territori più severe. In particolare, sono stati 13 i centri urbani fuorilegge dove si è sforata la soglia limite per le polveri sottili Pm10. La denuncia arriva da Legambiente che ha messo sotto la lente la qualità dell'aria del territorio campano.
Incubo Pm 10
L'associazione ambientalista ha valutato che, nell'anno appena finito, sono stati 35 i giorni di sforamenti con una concentrazione superiore ai 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili Pm10, in lieve miglioramento rispetto al 2017 quando furono 14 le città campane malate di smog. Piccola consolazione se si pensa che l’inquinamento c’è e resta. I centri urbani non riescono non solo a decongestionare il traffico delle auto, ma a disciplinare, concretamente, abbruciamenti, utilizzi incontrollati id caldaie e impianti, senza contare gli impianti industriali e produttivi sempre troppo vicini, come nel caso di Avellino, alla città. E l'anno nero della 'mal'arià ad essere colpita maggiormente è stata la provincia di Napoli per numero di città e comuni inseriti nella lunga lista nera.
I dati Arpac
Secondo i dati dell'Arpac elaborati da Legambiente, la maglia nera con il record di superamenti delle soglie è per San Vitaliano con 122 sforamenti, uno ogni tre giorni: anche peggio del 2017 quando gli sforamenti di Pm10 furono 104. Segue Pomigliano D'Arco dove i giorni di superamento sono stati ben 101 contro i 115 del 2017, infine chiude il podio Acerra con 73 sforamenti.
La classifica
Le altre citta' campane fuorilegge sono Nocera Inferiore (Sa) con 65 giorni; Casoria (Na) con 50 giorni, Sparanise (Ce) con 43 giorni, Aversa (Ce) con 57 giorni; Teverola (Ce) con 60 giorni; Cava dei Tirreni (Sa) con 39; Marcianise (Ce) con 37 giorni; Volla (Na) con 38 sforamenti.
Respirare polveri nocive
Per quanto riguarda le città in Campania capoluogo di provincia, a superare nel 2018 la soglia di polveri sottili consentita per legge sono state Avellino con 46 sforamenti e Napoli con 37 sforamenti.
Numeri che si traducono in problemi di salute serissimi. Senza contare che la mal’aria impone costi per il sistema sanitario e impatti rilevanti sugli ecosistemi: le morti premature attribuibili all'inquinamento atmosferico nel nostro Paese sono oltre 60mila l'anno, come riportato annualmente nei report dell'Agenzia Ambientale europea (EEA). Senza contare che in Italia i costi collegati alla salute derivanti dall'inquinamento dell'aria si stimano fra i 47 e i 142 miliardi di euro (stima al 2010). Dati che descrivono ancor di piu' l'urgenza di politiche concrete di miglioramento della qualita' dell'aria.
I numeri
"La popolazione residente in questi capoluoghi ammonta a circa un milione e 400mila abitanti che, in pratica, hanno respirato polveri nocive circa un giorno su tre nel peggiore dei casi, come a S. Vitaliano e Pomigliano d'Arco, ed uno su quattro nel caso di Acerra" segnala Legambiente. Numeri che, avverte l'associazione ambientalista, si traducono in problemi di salute, costi per il sistema sanitario e impatti rilevanti sugli ecosistemi.
Le morti
Le morti premature attribuibili all'inquinamento atmosferico nel nostro Paese sono infatti oltre 60mila l'anno, come riportato annualmente nei report dell'Agenzia Ambientale europea (EEA). Senza contare, aggiungono gli ecologisti di Legambiente, che in Italia i costi collegati alla salute derivanti dall'inquinamento dell'aria si stimano fra i 47 e i 142 miliardi di euro, secondo una stima al 2010.
Dati che, argomentano da Legambiente, "descrivono ancor di più l'urgenza di politiche concrete di miglioramento della qualità dell'aria".
Il leader campano di Legambiente
"Come ribadiamo da anni non servono misure sporadiche, ma e' urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale per liberare le citta' dalla cappa dello smog - commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania -. In questo e' fondamentale il ruolo della Regione nel predisporre piani e misure oltre a nuovi fondi da destinare a progetti innovativi, a partire dal settore della mobilita'. Accanto alla politica regionale, le amministrazioni comunali devono avere piu' coraggio, essere meno timorosi nell' applicare nuove concrete ed efficaci politiche di mobilita' sostenibile. Prioritario - conclude il presidente di Legambiente Campania - e' investire su uno svecchiamento del parco autobus, puntando su un trasporto pubblico locale moderno, treni per pendolari e mobilita' alternativa, senza dimenticare la riqualificazione energetica degli edifici, garantendo cosi' una riduzione nelle emissioni dagli impianti di riscaldamento domestici"
Il caso Avellino
Nemmeno la neve ha fermato lo smog ad Avellino. Il primo sforamento del 2019, infatti, è datato 5 gennaio. In piena allerta meteo, con la città imbiancata e le strade meno trafficate sebbene prontamente sgomberate dai mezzi spargisale la città conferma di trovarsi letteralmente nella morsa delle polveri sottili. Avellino è in piena emergenza. Dopo aver chiuso il 2018 con 46 superamenti, rispetto ad un massimo annuale di 36, maglia nera tra i capoluoghi campani per «Legambiente», la città risponde male alla fine dell'ordinanza antismog emanata dal commissario Giuseppe Priolo, scaduta il 31 dicembre scorso.
